Rimane alle stelle la tensione tra l’Unione Europea e i giganti americani del tech. Un anno fa, la Commissione europea avevano sanzionato Meta ed Apple per violazioni del Digital Markets Act con multe di multimilionarie.
Ieri, per l’azienda di Mark Zuckerberg, si è consumato il secondo atto della lotta tra giganti del tech e regolatori europei. Con un comunicato stampa pubblicato dalla Commissione, infatti, sembra essere cominciato un altro capitolo della lunga saga che vede contrapposti l’Ue e Meta Platforms, l’azienda, proprietaria tra le altre di Instagram, Facebook e Whatsapp.
La Commissione contro Meta
“La Commissione europea ha rilevato in via preliminare che Instagram e Facebook di Meta violano il regolamento sui servizi digitali (DSA) per non aver identificato, valutato e mitigato in modo adeguato i rischi legati all’accesso ai loro servizi da parte di minori di 13 anni”.
Comincia così il breve comunicato con cui la Commissione annuncia le sue conclusioni preliminari in merito all’ottemperanza dell’azienda americana rispetto ai regolamenti contenuti nel Digital Services Act.
Le indagini, avviate formalmente nel maggio 2024, puntano il dito sul processo di registrazione. Un minore può infatti dichiarare una data di nascita falsa e superare la soglia prevista dai termini del servizio senza alcun controllo efficace.
Bruxelles evidenzia come gli strumenti di segnalazione siano carenti, con il processo per denunciare la presenza di un minore risulta complesso e poco intuitivo, richiedendo fino a sette passaggi prima di accedere al modulo, che spesso non produce interventi adeguati.
Secondo i dati raccolti a livello europeo, tra il 10 e il 12% dei bambini con meno di 13 anni accede a Instagram e Facebook, una stima nettamente superiore a quella fornita dall’azienda stessa.
Meta, per parte sua, ha respinto le conclusioni preliminari, annunciando nuovi strumenti di rilevazione in fase di implementazione.
Cosa rischia l’azienda
Qualora l’azienda americana non dovesse adeguarsi, sarebbe colpita da una decisione di non conformità definitiva, con sanzioni che potrebbero arrivare fino al 6% del fatturato annuo globale.
Considerando che Meta ha registrato ricavi per circa 190 miliardi di euro nel 2025, la multa potrebbe teoricamente sfiorare gli 11 miliardi di euro.
Bruxelles ha già fatto sapere ciò che si aspetta da Meta, ovvero una revisione completa della metodologia di valutazione del rischio, strumenti di verifica dell’età più robusti e standard più elevati di privacy e sicurezza per i minori, in linea con le linee guida DSA del 2025.
Il governo americano interverrà
La vicenda Meta non è però un caso isolato, ma si inserisce in un quadro di tensioni crescenti tra Washington e Bruxelles in fatto di regolamentazione digitale.
Lo scorso anno il Presidente americano Donald Trump aveva dichiarato espressamente che si sarebbe opposto “con fermezza ai Paesi che attaccano le nostre straordinarie aziende tecnologiche americane”, definendo il DSA e il DMA normative progettate “per danneggiare la tecnologia statunitense”.
Il caso di X di Elon Musk è emblematico; a dicembre 2025 la Commissione ha inflitto alla piattaforma una multa da 120 milioni di euro per violazione del DSA, prima sanzione della storia applicata al regolamento.
La risposta americana ha visto Washington imporre restrizioni di viaggio a cinque funzionari europei, tra cui l’ex commissario Thierry Breton, accusati di aver favorito una “censura extraterritoriale”.
Aumentano le restrizioni per i minori
Esulando dalle istituzioni comunitarie, ad ogni modo, sono sempre più numerosi i governi nazionali europei che si uniscono alla crociata lanciata contro l’utilizzo dei social network da parte dei più piccoli. Tra essi Francia, Danimarca, Grecia, Austria, Portogallo e Spagna.
Il Parlamento francese ad esempio, ha avviato l’iter per un disegno di legge che vieta l’accesso alle piattaforme ai minori di 15 anni, dopo sei mesi di audizioni e 31.000 testimonianze raccolte da una commissione d’inchiesta sugli effetti psicologici di TikTok sui giovani.
A livello europeo, la risposta tecnologica è già in cantiere: Italia, Francia, Spagna, Grecia e Danimarca prenderanno parte alla fase pilota di una nuova app di verifica dell’età sviluppata dalla Commissione, il cui lancio è previsto entro la fine del 2026.
Il sistema dovrebbe consentire, almeno nelle dichiarazioni pubbliche fatte dai funzionari europei, di attestare il possesso dell’età minima richiesta senza rivelare altri dati personali, grazie a un meccanismo di certificazione anonima. La partita, insomma, è appena cominciata.
