Un confronto lungo quasi quattro ore, il primo di una serie che accompagnerà l’inchiesta del pm Ascione sul mondo arbitrale nelle prossime settimane. A Milano si è presentato Andrea Gervasoni, (ex) supervisore del Var per la Serie A che è uno dei destinatari degli avvisi di garanzia che il 25 aprile hanno squarciato la serenità del calcio italiano. Braccio destro del designatore (ex) Gianluca Rocchi, Gervasoni è stato a lungo nella stanza della caserma della Guardia di Finanza dove il magistrato lo ha convocato.
Ne è uscito sereno, convinto di aver chiarito la propria posizione, ma anche lasciandosi dietro qualche risposta alle tante domande che hanno accompagnato la scoperta che da mesi la Procura di Milano stava investigando sul sistema arbitrale. Cosa ha detto l’interrogatorio di Gervasoni davanti al pm Maurizio Ascione? Qualche punto fermo, raro, possiamo provare a metterlo.
Esistono intercettazioni nel fascicolo della Procura di Milano
La prima notizia non riguarda direttamente Gervasoni o la sua posizione, ma tutto l’impianto dell’inchiesta. Ci sono delle intercettazioni telefoniche, il convitato di pietra evocato da tutti per provare a capire la portata di un dossier di cui continuano a conoscersi soltanto pochi dettagli. Fin qui la Procura aveva tenuto nascoste le carte. Interrogando Gervasoni, invece, Ascione ha scelto di mostrarne due che fanno da segnalibro per il resto della storia.
All’ex supervisore Var è stata contestata nel corso del confronto un’intercettazione tra due persone (appartenenti al mondo arbitrale) dalla quale si evincerebbe che Gervasoni sarebbe intervenuto per interferire sulla concessione di un calcio di rigore in Salernitana-Modena dell’8 marzo 2025: una delle ormai note “bussate” sulla sala Var per far modificare la decisione presa da Var e aVar. Al di là della vicenda legata al singolo episodio, che all’indagato sia stata fatta ascoltare una telefonata e letta la trascrizione della stessa significa che lo strumento dell’intercettazione è stato utilizzato nel corso dell’inchiesta. Fin dove porta questa scoperta?
Gervasoni e l’audio di Inter-Roma: “Mai intervenuto e mai manipolato”
L’altro grande tema era quello relativo all’audio e al video della sala Var in occasione dei concitati ultimi minuti di Inter-Roma del 27 aprile 2025, la partita che ha precluso le chance scudetto dell’Inter. Episodio citato da uno dei testimoni che si sono alternati in Procura in questi mesi (ha riportato di un colloquio “sospetto” tra i due varisti) ma non inserito tra quelli su cui si è indagato. Che fine ha fatto quell’audio? E’ stato manipolato?
Gervasoni ha negato con forza di essere intervenuto in qualsiasi modo sulla decisione di Di Bello e Piccinini, che non corressero l’errore in campo di Fabbri: “E’ stato solo un erroraccio del Var. Audio manipolato? Lo escludo al cento per cento”. E il suo legale, l’avvocato Michele Ducci: “Abbiamo chiarito che non c’è stato nessun coinvolgimento da parte di Gervasoni. E le immagini lo chiariscono. Succede tutto in 15 secondi, non ci sarebbe stato nemmeno il tempo di intervenire. Ci hanno fatto una veloce domanda e niente più”. Fino a prova contraria la storia di Inter-Roma esce dall’inchiesta dove forse non è mai davvero entrata.
Gervasoni e il dono dell’ubiquità per Salernitana-Modena
Tornando all’unico capo di imputazione per l’ex supervisore, la presunta interferenza in Salernitana-Modena, Gervasoni ha chiarito di non essere stato fisicamente presente nell’area Var della Serie B che si trova in una palazzina adiacente – non la stessa – rispetto a quella della Serie A. Per questo la difesa ha depositato le planimetrie del centro della Lega Calcio Serie A di Lissone, puntando ad aver cancellato una volta per tutte i dubbi del pm Ascione che si è fatto forte del contenuto dell’intercettazione in cui due arbitri raccontavano quello che sarebbe avvenuto.
Non sembra vicina, come lasciato intendere in precedenza, la chiusura dell’inchiesta in cui gli inquirenti hanno raccolto decine di testimonianze nel corso dei mesi, molte delle quali incentrate sul cosiddetto “sistema Rocchi” e che riguardano anche sospette designazioni pilotate per favorire l’Inter. Su questo punto non c’è stato confronto tra Gervasoni e Ascione perché il tema usciva dal perimetro delle contestazioni fatte nell’invio dell’avviso di garanzia.
