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L'Isis non è sconfitto, così tornerà alla guerriglia

Raqqa è caduta, la guerra però non è finita. Gli jihadisti si stanno riorganizzando per colpire ancora, soprattutto come "lupi solitari"

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Matteo Politanò

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La liberazione della città di Raqqa è una vittoria fondamentale nella lotta contro lo Stato Islamico. In pochi mesi il territorio controllato dall'Isis in tutto il mondo si è ridotto notevolmente, diversi capi sono in fuga e le principali roccaforti logistiche sono state liberate. La minaccia è dunque finita? Tutt'altro. Lo Stato Islamico sta già preparando una riorganizzazione per continuare a seminare terrore anche senza un territorio controllato.

Il ritorno alla guerriglia

La perdita di Raqqa e la fuga di tanti capi clan cambia i piani dell'Isis ma non li cancella. "Lo Stato islamico non è finito - ha affermato al New York Times Aaron Y. Zelin, studioso dei movimenti jihadisti - Hanno un piano, aspettare i propri nemici a livello locale e guadagnare tempo per ricostruire le proprie reti. Allo stesso tempo vogliono dare ispirazione ai seguaci esterni per continuare a combattere più in là i loro nemici. Per fare attentati non servono basi fisse, basta pianificarli e colpire al momento giusto".

La paura in Europa

Il timore della coalizione che combatte l'Isis è che lo Stato Islamico abbia sguinzagliato le sue cellule dormienti ben prima della liberazione di Raqqa. Uomini con una preparazione militare e ben equipaggiati, addestrati a colpire per dimostrare che la guerra non è ancora finita. In Europa e Usa l'allerta è massima e tra gli obiettivi più a rischio c'è l'Inghilterra:"C'è una forte minaccia di attentati da parte di estremisti islamici"  ha dichiarato nelle scorse ore Andrew Parker, direttore del servizio di intelligence britannico MI5.

 

Il territorio che resta all'Isis

Nonostante la liberazione di Raqqa segni un punto di svolta nella guerra all'Isis, lo Stato Islamico mantiene sotto il suo controllo una striscia di territorio di quasi 4.000 miglia quadrate lungo la valle del fiume Eufrate su entrambi i lati del confine tra Iraq e Siria. Proprio in Iraq si teme che siano rifugiati molti capi clan dell'Isis, un allarme lanciato dai generali americani e iracheni già nelle ore seguenti alla caduta di Raqqa. 

Le risorse dello Stato Islamico

Nonostante la progressiva perdita di territorio le stime sullo Stato Islamico contano ancora tra i 6 e i 10 mila combattenti solamente tra Iraq e Siria. Una milizia organizzata che non perde identità anche dopo la caduta delle sue città. L'Isis mantiene infatti una forte rete di comunicazione che tramite il web consente la propaganda, le rivendicazioni degli attacchi terroristici e l'organizzazione di nuovi attentati.

Il sogno di uno Stato Islamico con un territorio e una capitale sembra svanito ma Al Qaida, il movimento che continua a coordinare il fondamentalismo islamico mondiale, è più organizzata che mai e pronta a seminare il terrore grazie anche alla sua nuova guida: Hamza bin Laden, 27 anni, figlio di Osama nato nel 1989 che già lo scorso maggio ha fatto appello a tutti i "lupi solitari" per attaccare gli infedeli israeliani, americani e russi.

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