Esteri

Italiani rapiti in Messico: cosa sappiamo finora

Raffaele Russo, il figlio Antonio e il nipote Vincenzo sono stati venduti ad una banda criminale da quattro poliziotti ora arrestati

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Matteo Politanò

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Non ci sono ancora notizie dei tre italiani scomparsi lo scorso 31 dicembre in Messico. Raffaele Russo, il figlio Daniele e il nipote Vincenzo sono stati venduti ad una banda criminale della zona di Jalisco per 1000 pesos, circa 44 euro. La polizia messicana ha arrestato quattro agenti con l'accusa di sparizione forzata ma ad oggi non ci sono novità sulla sorte dei tre napoletani che in Messico lavoravano come ambulanti.

 

Chi sono

Raffaele Russo (60 anni), il figlio Antonio (25) e il nipote Vincenzo Cimmino (29), sono scomparsi lo scorso 31 gennaio. I tre si trovavano a Tecaltitlan, una cittadina di 16mila abitanti a settecento chilometri da Città del Messico. A denunciare la loro scomparsa è stata la famiglia che non aveva più notizie dei parenti da 18 giorni. Raffaele Russo viveva in Messico da tempo e vendeva per strada prodotti acquistati a Napoli da commercianti cinesi. Il figlio Antonio e il nipote Vincenzo lo avevano raggiunto cinque giorni prima della scomparsa. Dal Messico erano invece da poco rientrati altri due figli di Raffaele Russo, Francesco e Daniele.

La scomparsa

Secondo quanto raccontato dai famigliari le tracce dei tre italiani si sono perse intorno alle 15 del 31 gennaio 2017. A raccontare gli ultimi contatti con gli scomparsi sono stati i figli Francesco e Daniele, ora rientrati in Italia. "Abbiamo provato a contattare Raffaele ma il cellulare era spento, così abbiamo chiamato Antonio e Vincenzo e abbiamo detto loro di andare a cercarlo". I due si sarebbero così recati nel punto in cui il gps dell'auto noleggiata da Raffaele segnava l'ultima posizione. Quando sono arrivati non hanno però trovato né la macchina né l'uomo. A quel punto sarebbero stati avvicinati da alcuni poliziotti, a bordo di due moto e un'auto, che gli avrebbero ordinato di seguirli. I contatti si fermano qui, quando i cellulari dei due vengono spenti. Daniele e il fratello sono così tornati in albergo, a Ciudad Guzman, e hanno contattato la polizia di Tecaltitlan. “In un primo momento ci hanno detto che Antonio e Vincenzo erano stati arrestati e stavano andando all'ufficio, mentre di Raffaele hanno detto di non sapere nulla. Durante una seconda telefonata però questa versione è stata negata dalle autorità messicane” ha raccontato Daniele.

L'arresto dei poliziotti

Il clamore per la scomparsa dei tre italiani innesca un'indagine che smaschera la verità. Vengono arrestati quattro poliziotti, tre uomini e una donna, di cui vengono resi noti solo i nomi: Emilio, Salvador, Fernando e Lilia. Per loro l'accusa è quella di aver venduto i tre italiani ad un potente cartello della zona, Jalisco Nueva Generacion, per 1000 pesos, circa 44 euro. Arrestati con l'accusa di sparizione forzata rischiano ora una pena dai 40 ai 60 anni di carcere.

Le ipotesi

Le indagini vertono ora su due ipotesi: la prima è quella della vendetta dei criminali dopo essere stati truffati dagli italiani che, secondo alcune testimonianze da verificare, sembra vendessero anche generatori contraffatti. Secondo il quotidiano Publimetro Raffale Russo sarebbe anche stato arrestato nel 2015 dalla polizia messicana per frode e corruzione nello stato messicano di Campeche. La seconda ipotesi è invece quella del sequestro di persona in attesa di una richiesta di riscatto che non è ancora arrivata.

La famiglia

Gino Bergamè, portavoce della famiglia Russo, ha parlato all'ANSA: "I nostri familiari sono stati venduti per 43 euro ad una banda di criminali, poco più di 14 euro a persona. Siamo arrabbiatissimi. Le autorità italiane si muovano per tentare di capire cosa sia avvenuto. Noi speriamo siano ancora vivi".

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