Maurizio Tortorella

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Oltre 26 mila followers su Twitter, tra potenziali elettori, qualche ovvio detrattore e fin troppi fan (spesso scatenati). Alcuni grandi network televisivi statunitensi. Giornalisti americani e di mezzo mondo. Vari siti specializzati nella politica statunitense. Eh, sì, va detto: nella più strepitosa balla del biennio 2015/2016 ci sono cascati proprio in tanti.

Perché Alex Anderson, già parlamentare repubblicano della California e dalla primavera 2015 il più giovane candidato alle prossime presidenziali statunitensi è un... falso. Meglio, come direbbero gli americani è un "fake". Non esiste. Non è mai esistito.

Anderson è soltanto il geniale parto della fantasia di un giovane scrittore di Como, Alessandro Nardone, che ha inventato e poi usato il personaggio come strepitoso trucco di marketing per pubblicizzare il suo ultimo romanzo, Il Predestinato, che per l'appunto racconta la storia di Anderson: un parlamentare californiano coinvolto in una vicenda di spionaggio.

Poi, una sera, l'idea. Perché non dare vita reale ad Anderson? Detto, fatto: a Nardone, che di professione fa il "e social media strategist" (cioè lo stratega di mass media) bastano un sito internet, un account su Twitter, qualche elaborazione fotografica, un po' di inventiva. E molte notti insonni, trascorse in collegamento con l'America al lume di una divertita ambizione, a cercare di spingere il personaggio.

Così, incredibilmente, una parte d'America abbocca. Alcuni siti specializzati (da politics1.com a uselections.com) piazzano effettivamente Alex Anderson nell'elenco dei candidati repubblicani. Più di un talk-show lo contatta per averlo in studio. I giornalisti iniziano a chiedergli interviste.

Insomma, Nardone-Anderson si scatena. Piace, perché è serio e simpatico. Propone una nuova Reaganomics liberista, che politicamente funziona benissimo. Lancia slogan e proposte, insieme credibili e incredibili: da un "Less taxes for all" che con qualche ironia ricorda molto da vicino un'antica proposta proiettata anche su grandi manifesti elettorali italiani, fino a un'inverosimile accoppiata, in nome della libertà e della trasparenza, con Edward Snowden, l'ex agente della National security agency, la potente agenzia spionistica.

Il successo del candidato Anderson è veloce e impressionante. Tanto che viene addirittura il sospetto che non sia un caso se alcuni suoi slogan e colori di campagna sembrano essere stati copiati da altri candidati.

Candidati reali: come la democratica Hillary Clinton, che a un certo punto impiega lo stesso identico punto di celeste (con scritte in rosso) scelto da Anderson per la sua propaganda online.

E candidati della fiction: nell'ultima serie di House of Cards, a un certo punto, il presidente Frank Underwood lancia lo slogan "L'impossibile non esiste", che pare ispirarsi proprio alla scritta "Impossible" coperta da una X, che sul web campeggia sotto il volto del falso candidato Anderson.

La recita va avanti per mesi. Alex Anderson posta su Twitter foto che lo ritraggono in mezzo alla folla che lo acclama (in realtà colleghi e amici, raccolti davanti a un bar di Como, con cartelli che inneggiano al candidato).

Dialoga online con gli elettori, li convince. Punta efficacemente al tema della trasparenza, che altri candidati nel suo campo sono costretti a ignorare.

Pubblica gigantografie piazzate su presunti muri d'America, che in realtà sono foto truccate attraverso photoshop.

Battibecca con gli avversari, da Donald Trump a Hillary Clinton: su Twitter li incalza su temi concreti, indica proposte e strade alternative (spesso più convincenti di quelle dei big della politica statunitense). Cerca il sostegno di star dello spettacolo, come George Clooney.

Fin quando viene scoperto, dalla Bbc, all'inizio dello scorso marzo. Ma il viaggio nel tunnel mediatico del falso Alex Anderson è stato così sconvolgente, pazzesco, e lungo (otto mesi!), che Nardone con due o tre amici decide di trasformarlo in un instant book inevitabilmente destinato al successo.

Così, insieme ai colleghi giornalisti Carlo Cattaneo e Antonino Caffo, Nardone si autopubbica (con la piattaforma Youcanprint) questo Yes Web Can che è un incredibile manuale sull'uso e l'abuso dei social media. Ma, se vogliamo, è anche un monito sulla fragilità delle nostre democrazie, così pronte ad affidarsi al primo venuto.

Dice Cattaneo: "Particolarmente geniale è stata la scelta del cartello con Snowden, personaggio problematico, un "traditore americano" lontano dalle logice di campo repubblicano. Nardone-Anderson ha sparigliato, creato dibattito. Paradossalmente, offrendo un'ipotesi ancor più inverosimile, ha accresciuto la sua credibilità".

Ora il libro è già stato tradotto in inglese: chissà non esista un bravo agente pronto a venderlo all'estero. Potrebbe funzionare alla grande. Del resto, è il classico esempio di come la finzione possa superare la realtà.

Pensate che nel 2012 Henry Kissinger, segretario di Stato americano ai tempi di Reagan, preconizzava: "Le campagne presidenziali sono sl punto di trasformarsi in competizioni mediatiche tra grandi operatori di Internet. I sostanziali dibattiti di un tempo saranno sostituiti da candidati ridotti a portavoce mediatici, operazioni di marketing". Niente di più vero.





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