Corea del Nord, perché la Cina prepara campi profughi al confine

Almeno cinque i siti pronti: Pechino si prepara a un possibile flusso di profughi nel caso di collasso del regime di Kim Jong-un

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La parata militare a Pyongyang, Corea del Nord, 15 aprile 2017 – Credits: STR/AFP/Getty Images

Claudia Astarita

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La Cina sta allestendo campi profughi al confine con la Corea del Nord. O almeno così scrive il quotidiano britannico The Guardian. E non è certo una buona notizia.

Certo, se la possibilità che la crisi degeneri in un conflitto nucleare esiste davvero meglio farsi trovare pronti. Ma se davvero Pechino si sta preparando ad accogliere milioni di profughi in fuga dalla Corea vuol dire che la probabilità di frenare l'escalation con un compromesso che possa risultare conveniente per tutti gli attori coinvolti stanno scemando.

Cosa sta succedendo

La notizia fatta circolare da The Guardian riprende a sua volta un rapporto di China Mobile, il colosso cinese delle telecomunicazioni, di cui solo un paio di giorni fa è venuta a conoscenza Radio Free Asia. Il rapporto, datato 7 luglio, fa riferimento a test fatti per valutare la forza del segnale delle comunicazioni in cinque aree potenzialmente utilizzabili per l'allestimento di campi per rifugiati.

La notizia dei campi profughi è subito rimbalzata in rete, dove fonti non verificabili attribuiscono al documento di China Mobile anche la frase "A causa delle tensioni sul confine, il Partito comunista e il Governo di Changbai hanno proposto l'allestimento di cinque campi profughi". A Changbai, Changbai Shibalidaogou, Changbai Jiguanlizi, Tumen e Hunchun.

Le ragioni dell'iniziativa cinese

Chi meglio dei politici che si trovano nel Jilin e nel Liaoning, ovvero nelle due regioni che confinano con la Corea del Nord, può sapere se la crisi coreana ha raggiunto il suo apice o meno. Chi abita da queste parti sa che i tentativi di fuga dalla Corea del Nord sono all'ordine del giorno, e non hanno certo bisogno di essere gestiti creando nuovi campi profughi. Anzi, Pechino viene regolarmente criticata dalle Nazioni Unite per l'efficacia con cui rimpatria i disertori, non curandosi delle conseguenze legate al loro ritorno in Corea. Ecco perché se la Cina all'improvviso ha scelto di tenersi pronta anche a questa eventualità, evidentemente la paura di non avere la situazione completamente sotto controllo è forte.

Cosa fare in caso di guerra nucleare

Per quanto i funzionari cinesi interpellati dalle testate anglosassoni che hanno fatto circolare la notizia si siano rifiutati di commentare il rapporto di China Mobile, non può essere un caso che, sempre a Jilin, il quotidiano ufficiale abbia pubblicato il 6 dicembre scorso una paginata di "istruzioni" per spiegare alla popolazione come comportarsi in caso di attacco nucleare. Recuperare pasticche allo iodio, indossare maschere protettive, e lavare tutto con estrema cura.

Il papere degli esperti

Cheng Xiaohe, esperto di Corea del Nord affiliato all'università Renmin di Pechinno, sostiene che anche qualora la situazione potesse ancora essere considerata sotto controllo, la Cina non può permettersi di lasciarsi cogliere impreparata da un attacco. Attacco che, anche qualora non fosse diretto contro la Cina, presenterebbe comunque a quest'ultima il conto più salato in termini sia di contaminazione sia di gestione di un enorme flusso di profughi.

Tra ipotesi di dialogo e guerra biologica

Del resto, le notizie che arrivano dalla Corea del Nord non sono certo rassicuranti. Anche se la Cina sta facendo di tutto per tenere aperta una finestra di dialogo e definire un compromesso sostenibile, proprio oggi il Washington Post ha confermato un nuovo allarme lanciato dall'intelligence americana sulla possibilità che Pyongyang abbia sperimentato la produzione di ordigni con i batteri di antrace, colera e peste e che voglia iniziare a produrli su scala industriale. 

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