Corea del Nord: dietro l'incontro tra Kim Jong-un e Trump

Pragmatismo, creatività e flessibilità: ecco come la Corea del Sud cerca di raggiungere la pace

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Pyongyang, 5 marzo - In questa immagine fornita dalla Blue House presidenziale sudcoreana, Chung Eui-Yong (da sinistra), capo del National Security Office presidenziale di Seul posa con il leader nordcoreano Kim Jong-Un e altri funzionari del Sud – Credits: South Korean Presidential Blue House via Getty Images

Claudia Astarita

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A 65 anni dalla firma dell'armistizio con cui si è chiusa la Guerra di Corea, Corea del Nord e Corea del Sud hanno di nuovo la possibilità di collaborare su un compromesso che possa riportare la pace sulla penisola. Tra i burocrati che si stanno occupando della crisi si respira un misto di eccitazione, paura, cautela e sospetto. Vorrebbero essere ottimisti, ma la storia ha insegnato loro che i Kim non sono uomini di parola, quindi meglio mantenere un profilo basso e continuare a lavorare per la pace.

Cinque settimane di incognite

Fra cinque settimane sapremo se l'attivissima diplomazia sudcoreana sarà riuscita a raggiungere il suo obiettivo oppure no. Entro la fine di maggio, infatti, Donald Trump incontrerà Kim Jong-un in un vertice che tanti hanno già paragonato a quello tra Richard Nixon e Mao Zedong del 1972 per importanza storica e strategica. Immaginare cosa succederà è impossibile, ma un'analisi sistematica delle mosse della Corea del Sud permette comunque di ipotizzare qualche scenario.

Il successo delle Olimpiadi

La distensione, ammesso che sia possibile utilizzare questo termine, è cominciata con il discorso di Capodanno di Kim Jong-un, quello con cui il leader nordcoreano ha annunciato di aver "completato" il suo programma nucleare e di essere interessato a far partecipare una squadra nordcoreana alle Olimpiadi invernali organizzate da Seul. Il presidente sudcoreano Moon Jae-in ha abilmente trasformato questa apertura in un importante successo diplomatico, accogliendo a PyeongChang non solo gli atleti del Nord, ma anche la sorella minore di Kim, Kim Yo-jong.

Alla conclusione dei giochi, Kim Jong-un ha invitato a Pyongyang una delegazione sudcoreana per discutere "del futuro della Penisola". Detto fatto: i rappresentanti dei due paesi si sono incontrati e sono riusciti a definire nuove strategie comuni a sostegno della pace: Kim Jong-un si è impegnato a denuclearizzare il paese e si è detto disponibile ad incontrare sia il Presidente Moon che il Presidente Trump. E così i due leader coreani si vedranno a fine aprile, Kim e Trump entro la fine di maggio.

Esercitazioni militari congiunte

Il prossimo ostacolo da superare è quello delle esercitazioni militari congiunte di Stati Uniti e Corea del Sud. Originariamente programmate per marzo, sono state poi posticipate (su richiesta nordcoreana) per non compromettere i primi segnali distensivi lanciati da Kim e per non avvelenare il clima gioioso delle Olimpiadi. Kim Jong-un ha però ammesso di rendersi perfettamente conto che si tratta di esercitazioni già programmate che, di conseguenza, non possono essere cancellate. Tuttavia, per non compromettere il dialogo, ha auspicato che i due paesi possano mantenerle "allo stesso livello degli anni precedenti". Curioso come esercitazioni che sono state sempre definite "una prova di invasione" siano oggi considerate accettabili. Ma il 1 aprile, quando inizieranno, di certo verrà rispettato l'impegno a mantenere un profilo basso.

Diplomazia culturale

Per confermare di avere come unico obiettivo quello di garantire la stabilità regionale, una volta concluse le esercitazioni militari con gli Stati Uniti, la Corea del Sud invierà al Nord una delegazione di 160 artisti che comprende anche due famosi gruppi di musica pop (o K-pop, come si chiama in Corea), che metteranno in scena una serie di spettacoli a Pyongyang.

Perché Kim Jong-un ha scelto la strada del dialogo

Alla luce di queste ultime evoluzioni sembra quasi che le due Coree, e in particolare Kim Jong-un, sia deciso a normalizzare la situazione della Penisola dopo essersi convinto che il dialogo è più efficace dei test nucleari. Eppure, considerando quante volte in passato la Corea del Nord non ha mantenuto fede agli impegni presi e ricordando come Kim Jong-un abbia tentato per dodici lunghissimi mesi di tenere il mondo intero sotto scacco minacciando una guerra nucleare, questa apertura sembra troppo improvvisa per essere credibile.

Cosa è successo? Analisti e politici sudcoreani concordano su un punto: la strategia della maximum pressure voluta da Trump ha avuto successo. E' riuscita a strangolare il regime lasciandogli come unica via d'uscita il dialogo. Seul ritiene anche che vada attribuito a Trump il merito di aver costretto la Cina a collaborare, anche se non del tutto, visto che essendo la destinataria del 90 per cento delle esportazioni nordcoreane, senza il sostegno di Pechino la maximum pressure non avrebbe avuto alcun impatto.

I problemi di Kim Jong-un

"Kim Jong-un ha problemi economici e di legittimità", ha commentato un funzionario del Ministero dell'Unificazione coreano durante un'intervista. "Se il suo principale obiettivo è mantenere il controllo sul paese, deve svincolarsi da questa morsa che lo sta distruggendo, e può farlo solo cercando il dialogo con noi".

Il funzionario coreano ha poi ricordato come "negli anni '90, quando incontravamo i funzionari del Nord, la loro fede assoluta nell'ideologia del Partito e nelle capacità della dinastia Kim era palpabile. Oggi è molto diverso. Mi è capitato di recente di incontrare di nuovo un funzionario che avevo conosciuto proprio negli anni '90, che ha ammesso che avevo ragione, e che la Corea del Nord non è affatto un paradiso. Non mi stupirebbe quindi prima o poi rivedere questa persona tra i rifugiati in fuga dal Nord che cercano riparo qui da noi. Kim teme che se non dimostrerà di poter garantire standard di vita accettabili per tutti il paese, per disperazione, si ribellerà. Se invece riuscirà nel suo intento, diventerà un eroe".

Kim Jong-un e Moon Jae-in

Pur continuando a suscitare sospetto, perplessità, ma anche un velato ottimismo, Pyongyang sembra determinata a mantenere un atteggiamento conciliante. L'accordo sul luogo in cui si incontreranno Kim e Moon è già stato definito: la Zona demilitarizzata al confine. "Per noi è molto importante che Pyongyang non abbia insistito per organizzare il vertice nella capitale nordcoreana", spiega un funzionario del Ministero degli Esteri di Seul. "Tutti gli incontri precedenti sono stati organizzati a Pyongyang, ma Kim stringerà la mano al Presidente Moon nella Zona demilitarizzata, e per di più nel lato sudcoreano. E' la prima volta che un membro della famiglia Kim entra in territorio sudcoreano. Il valore simbolico di questa visita è molto importante, e la disponibilità del Nord è senza dubbio un segnale promettente".

Quanto all'agenda del vertice, i dettagli naturalmente restano segreti. I conservatori credono che Moon si limiterà a parlare di riunificazioni familiari, turismo, ed altre iniziative distensive di basso profilo, ma il Ministro degli Esteri conferma che Seul ha ambizioni ben più importanti per questo vertice. "La diplomazia culturale è importante come lo sono le iniziative congiunte sul piano umanitario, ma in questo momento le priorità sono altre". Nel suo faccia a faccia con Kim il Presidente Moon si concentrerà su tre questioni chiave: iniziare a definire i termini della denuclearizzazione, rilanciare il dialogo per arrivare alla sostituzione dell'armistizio con un trattato di pace, e ribadire come la maximum pressure e quindi le sanzioni non verranno attenuate fino a quando la Corea del Nord non confermerà con i fatti la sua volontà di collaborare.   

Kim Jong-Un e Donald Trump

Relativamente all'incontro tra Kim Jong-un e Donald Trump le incognite sono ancora molte, ma diplomazie dei tre paesi sono al lavoro per rendere possibile questo vertice dalla portata storica. Il Ministero degli Esteri di Seul ha confermato che un canale di comunicazione diretto tra Pyongyang e Washington è appena stato riattivato, e funzionari nordcoreani sono stati ricevuti dai governi di Svezia e Finlandia.

I punti chiave di questo incontro sono tre. Anzitutto, il luogo in cui verrà organizzato. Washington, Seul e Pyongyang non rappresentano possibilità credibili. Un tempo Pechino avrebbe potuto proporsi come alternativa, ma la Cina è ormai stata relegata a una posizione di secondo piano, quindi anche l'ipotesi Pechino non è realistica. L'unica possibilità rimasta è quella della Zona demilitarizzata al confine, ma da che lato?

La Corea del Sud teme poi l'irruenza di Trump. E da quando John Bolton è stato nominato Consigliere per la sicurezza nazionale, convincere Pyongyang dell'impegno di Washington per la pace è diventato più difficile. Solo un mese fa Bolton a pubblicato un editoriale su The Wall Street Journal in cui giustificava i vantaggi di un attacco preventivo nei confronti della Corea del Nord, ma alla CNN ha dichiarato di essere un "uomo nuovo", oggi molto lontano da quelle posizioni estreme. 

Altra paura di Seul è che il Presidente americano possa finire col definire con Kim Jong-un un accordo in qualche modo "sfavorevole" per la Corea del Sud. Non essendo presente ai colloqui, Seul può solo sperare di definire una road-map accettabile nell'incontro di fine aprile invitando le due parti a confermarla a fine maggio.

Detto questo, diversi funzionari dell'Amministrazione Moon si sono detti soddisfatti della collaborazione e dell'appoggio ricevuto da Washington nella gestione della crisi, e di essere certi che l'impegno di Trump per la pace nella Penisola sia serio e sincero.  

Dove è finita la Cina?

Unico grande assente sulla scacchiera coreana è la Repubblica popolare cinese. "Pechino ha contribuito a rendere la maximum pressure efficace, e i suoi meriti non vanno certo sminuiti", conclude il funzionario del Ministero dell'Unificazione, "ma l'appoggio che abbiamo ricevuto dagli Stati Uniti è superiore a quello che hanno offerto i cinesi. I rapporti tra Corea del Nord e Cina sono molto cambiati. Pechino non è più il partner strategico di riferimento di Pyongyang, ma consapevoli dei vantaggi reciproci derivanti da una buona collaborazione commerciale quest'ultima è stata mantenuta attiva".

Chi ha escluso la Cina dai negoziati? Seul, per mancanza di fiducia? Gli Stati Uniti, che sono sempre più ai ferri corti con Pechino? O si tratta di una condizione imposta da Pyongyang? Senza certezze, capire cosa è successo è difficile, ma come ha spiegato un diplomatico sudcoreano ormai in pensione nel corso di un'intervista, lo scenario più probabile è che sia stato Kim a chiedere l'esclusione dai giochi di Pechino. "Kim Jong-Il prima di morire mise in guardia il figlio, invitandolo a non fidarsi mai del tutto della Repubblica popolare, e in particolare di Xi Jinping. Gira voce che la Cina abbia lavorato tanto per cercare di sostituire Kim Jong-un con lo zio Jang Song-thaek prima e col fratellastro Kim Jong-nam poi. Non è quindi un caso che i due siano stati assassinati e i rapporti con la Repubblica popolare definitivamente chiusi: era l'unico modo per neutralizzare la minaccia del tutto".

Chiedendo che la Cina venisse lasciata fuori dai giochi Kim Jong-un l'avrebbe umiliata, vendicandosi quindi dell'affronto subito. Considerando i problemi che Pechino ha con Washington e Seul, l'idea di marginalizzarne il ruolo è stata accolta senza particolari difficoltà. "Per capire cosa succede nella penisola coreana bisogna fare attenzione ai dettagli" chiude l’Ambasciatore. "Oggi si parla di dialogo a tre, non a sei come negli anni dei Six-Party Talks. Il motivo è semplice: non si possono coinvolgere Giappone e Russia senza includere la Cina. E così si rilancia la retorica della fratellanza chiedendo comunque l'appoggio di Washington. Perché, sia chiaro per tutti, senza il sostegno di una grande potenza la Corea del Sud non avrebbe mai avuto né la forza né la capacità di arrivare dove è arrivata. E ora speriamo che tutto proceda per il meglio".

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