Chi è Jimmie Akesson, il leader dell'estrema destra in Svezia

39 anni, sposato, un figlio, sovranista e populista. Faccia pulita, ha usato le sue abili capacità di comunicatore per ottenere il 18% dei voti

Akesson

Il leader dell'estrema destra Jimmie Akesson - 9 settembre 2018 – Credits: EPA/Anders Wiklund

Ilaria Molinari

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Barba curata, capello ben pettinato, occhiali, un sorriso rassicurante, sempre ben vestito. Piacente. Si presenta così Jimmie Akesson, il leader dell'estrema destra dei Democratici svedesi (SD), partito sovranista e populista che ha sfondato alle ultime elezioni politiche conquistando il 18% dei voti (era al 5,7% nel 2010 e al 13% nel 2014) puntando tutto sull'uscita della Svezia della UE e sulla negazione del diritto d'asilo ai migranti.

39 anni, abile oratore, ex web designer e sposato con un'ultranazionalista come lui da cui ha avuto un figlio, Akesson ha saputo usare al meglio le sue doti di bravo comunicatore con cui si è avvicinato nel tempo alla gente tentando di cancellare (invano) le correnti neonaziste, xenofobe e più "impresentabili" del partito e "dipingendo un'immagine di diversità del partito rispetto al passato" come ha spiegato a LaPresse Kajsa Falasca, assistente professore di comunicazione alla Mid Sweden University.

Un'operazione di maquillage che non ha cambiato tuttavia i valori di base di SD. In realtà, come ha spiegato Lisa Pelling, analista capo del think tank progressivo Arena Ide, è solo "un lupo in abiti da pecora", molto bravo nel presentarsi come quello che non è davanti al popolo svedese.

Figlio di un'assistente sociale e di un piccolo imprenditore che aveva un'azienda di posa di pavimenti, Akesson, amante dei romanzi polizieschi, ex giocatore di azzardo online (nel 2014 ammise di aver perso 47 mila euro al gioco), è il sovranista-populista per definizione: in questi anni ha parlato il linguaggio della gente, ha montato paure sociali, ha fatto sentire che si viveva in un clima di pericolo, ha cercato di presentarsi come persona comune definendo i musulmani "la nostra più grande minaccia straniera dalla seconda guerra mondiale", sostenendo che gli immigrati debbano integrarsi completamente nella società svedese per essere considerati svedesi, chiedendo che la Svezia lasci l'Unione Europea e abolendo il diritto degli svedesi alla doppia nazionalità.

In un'intervista televisiva del 2014 ha spiegato come abbia sviluppato la vena nazionalista in tenera età ricordando quando da piccolo era stato spinto via dalla bicicletta da alcuni bambini rifugiati in Svezia che lo avevano definito "maledettamente svedese". Così già da adolescente si è dedicato alla politica, con lo studio (legge, scienze politiche e filosofia all'Università di Lund senza mai laurearsi) e poi attivamente inserendosi nei movimenti di ultradestra.

Oggi ha in mano il 18% del parlamento. Un peso importante che sposta anche la Svezia verso l'ala più estrema del centrodestra e rafforza il sovranismo in Europa unendo il nome di Akesson a quello di Orban in Ungheria, di Kurz in Austria e di Salvini in Italia.

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