Esteri

Brexit, la ricetta di Theresa May per lasciare l'Europa senza traumi

La premier britannica affida la sua lettera d'addio all'Ue ad alcuni quotidiani. Abbraccia i compromessi e invita l'Unione a fare altrettanto. Soprattutto sulla questione spinosa dell'Irlanda del Nord

Brexit

Simona Santoni

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Resteremo "buoni amici", come recitano i buoni propositi di tanti amori alla fine. Theresa May, poco prima del vertice di Salisburgo, affida ad alcuni quotidiani europei, tra cui La Repubblica, una lettera indirizzata all'Unione Europea, sulla liaison alla frutta tra Ue e Regno Unito causa Brexit. Titolo: Come dirsi addio senza traumi. La premier britannica abbraccia i compromessi e invita anche l'Europa a fare altrettanto, carezzandola con frasi amichevoli: "pur uscendo dall'Ue rimarremo parte della famiglia delle nazioni europee".

Il nodo più spinoso: il confine tra Irlanda e Irlanda del Nord nel futuro post-Brexit. Rivolgendosi al capo negoziatore di Bruxelles, Michel Barnier, May respinge come "inaccettabile" l'idea evocata dall'Ue di poter lasciare aperto il confine interno all'Irlanda imponendo una qualunque barriera doganale "fra l'Irlanda del Nord e il resto del Regno Unito". 

Ecco i passaggi salienti della sua lettera. 

I punti fondamentali: sicurezza ed economia

Nonostante la Brexit, richiesta dal popolo britannico con il referendum del 2016, Theresa May punta a una partenership quanto più stretta tra Ue e Regno Unito su due punti centrali: "l'economia e la sicurezza, poiché ritengo che questo sia nel migliore interesse dei nostri cittadini".

La questione Irlanda del Nord

"Il Regno Unito non farà più parte del mercato unico" e l'uscita deve avvenire "evitando disagi dannosi e non necessari", scrive May. Questo è particolarmente sentito in Irlanda del Nord - che vorrebbe rimanere nell'unione doganale -, "le cui esigenze hanno rappresentato un fattore importante nella soluzione da noi avanzata". 

"Qualsiasi intesa raggiunta", sottolinea il premier britannico, "dovrà rispettare l'Accordo del Venerdì Santo, che è alla base dell'ordine costituzionale dell'Irlanda del Nord, così come della sua pace e della sua stabilità, e dovrà ottenere il sostegno di tutte le comunità". L'Accordo del Venerdì Santo è uno dei più importanti accordi nel processo di pace tra Irlanda del Nord e Regno Unito: firmato 20 anni fa, concede all'Irlanda del Nord ampi margini di auto-governo all'interno del Regno Unito. 

Theresa May boccia la possibilità di una "hard-border", ovvero di una frontiera semi-rigida tra Irlanda del Nord e Regno Unito: "abbiamo bisogno che le merci circolino in maniera fluida".

Un'area di libero scambio

"Questa circolazione fluida è dunque al cuore delle nuove proposte che abbiamo studiato durante l'estate", scrive May. "L'istituzione di un'area di libero scambio tra Regno Unito e Ue per quanto riguarda le merci e i prodotti agricoli - abbinata a un accordo business-friendly caratterizzato da norme doganali agevolate - permetterebbe di evitare la necessità di controlli donagali".

La proposta è quella più gradita all'Irlanda del Nord. "La posizione del Regno Unito si è evoluta sino a giungere all'attuale proposta. Ciò ha richiesto dei compromessi".

Un accordo equo

Secondo il primo ministro del Regno Unito quello che propone Londra è "un accordo equo che soddisfi sia l'economia dell'Ue che quella del Regno Unito, senza competere con il mercato unico".

Senza dimenticare il fronte sicurezza: "Tale accordo sarà abbinato a uno stretto rapporto di sicurezza che ponga tutti i cittadini al sicuro dalle minacce". 

La stoccata alla Ue

E prima del commiato dai toni distesi, con la promessa "continueremo a essere dei buoni amici che sostengono la sicurezza e la prosperita reciproche", c'è la stoccatina all'Unione sul fronte irlandese: "Per giungere a una conclusione condivisa l'Ue dovrà modificare la propria posizione, così come ha già fatto il Regno Unito. Nessuna delle parti può esigere dall'altra l'inaccettabile, come l'impostazione di una barriera doganale esterna tra diverse parti del Regno Unito".

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