Esteri

E' in arrivo un bastimento carico di Migranti

Cavilli burocratici e donazioni religiose; ecco come le Ong fanno arrivare centinaia di migranti in Italia

Sea Watch nave Ong migranti

Fausto Biloslavo

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La nave Eleonore, che il 26 agosto imbarcava 101 migranti davanti alla Libia, con quali soldi è stata comprata e come ha potuto levare le ancore? Grazie all’impegno dell’accoglienza della chiesa cattolica tedesca e a un imprenditore della moda filo-Lgtb, uniti in una strana alleanza pro Ong. E che dire della Mare Jonio, già sequestrata due volte, che è tornata a salpare per ripetere il copione precedente, chiedendo di sbarcare in Italia un altro centinaio di migranti intercettati il 28 agosto? Alla fine le Ong estremiste riescono quasi sempre a far sbarcare i migranti in Italia nonostante la politica dei porti chiusi, che probabilmente verrà cancellata dal governo che si sta preparando.

Il caso della Eleonore, la nave della Ong tedesca Mission Lifeline, è clamoroso. Al timone c’è il capitano Claus-Peter Reisch, condannato a Malta lo scorso anno a 10 mila euro di multa dopo avere sbarcato 230 migranti. La nave era stata sequestrata e l’Ong tedesca ha lanciato una raccolta fondi. Il cardinale di Monaco Reinhard Marx ha risposto all’appello offrendo 50 mila euro. È stato quindi seguito da un altro esponente cattolico, l’arcivescovo Hans-Josef Becker di Paderborn, che ha utilizzato il fondo per i disastri e le emergenze della diocesi tedesca versando ulteriori 50 mila euro a Mission Lifeline.

Per comprare la nuova nave è intervenuto Benjamin Hartmann, un imprenditore del mondo della moda che ha lanciato il marchio anti razzista Human blood con lo slogan «il colore del sangue è uguale per tutti». Alla fine sono stati raccolti circa 600 mila euro da 10.690 donatori per acquistare un vecchio peschereccio, riadattato in gran segreto, che batte bandiera tedesca. Hartmann ha candidamente sottolineato «la crescente carenza di lavoratori qualificati in Europa. I migranti africani sono per lo più non addestrati, ma potrebbero venire formati e trovare lavoro da noi».

Grazie alla strana alleanza con la chiesa cattolica tedesca, il capitano Reisch voleva registrare Eleonore in Vaticano per sventolare la bandiera della Santa Sede. La richiesta è stata respinta, ma in Italia religiosi alla ribalta delle cronache appoggiano apertamente i talebani dell’accoglienza. Don Luigi Ciotti alla partenza di Mare Jonio ha ringraziato «per il ritorno in mare. Chi lo fa senza sconti e non resta indifferente alle grida di soccorso (dei migranti, ndr) rappresenta la parte migliore del nostro Paese». Come i fondatori dell’Ong armatrice della nave, Luca Casarini e Alessandro Metz, già esponenti no global, carichi di denunce e processi.

Le sirene dell’accoglienza sono ben radicate anche nelle chiese evangeliche. La Federazione italiana non solo si offre ogni volta per ospitare una quota dei migranti trasportati in Italia dalle Ong, ma finanzia gli estremisti umanitari. A fronte di entrate del 2017 per oltre 3 milioni di euro, ben 2.162.292 sono stati utilizzati per progetti a favore di migranti e rifugiati. Il grosso arriva dall’8 per mille garantito dallo Stato (1.708.319 euro), ma non mancano i ricavi provenienti dalla Rai per i programmi sul protestantesimo (470.642 euro).

Gli evangelici finanziano direttamente anche la Ong spagnola Proactiva Open arms e la sua nave. E hanno creato Mediterranean hope, che oltre a coordinare tutte le attività pro immigrazione punta a creare un corridoio umanitario europeo dalla Libia per 50 mila persone. E il premier incaricato per il bis, Giuseppe Conte, ha espresso interesse per l’iniziativa. Non solo: gli evangelici, assieme agli spagnoli di Open Arms e ai tedeschi di Sea Watch, stanno lanciando «La giusta rotta», una campagna pro Ong che girerà l’Italia. Parole d’ordine: «Salvare vite non può essere reato, corridoi umanitari europei, accoglienza degna per i migranti».

I protestanti italiani hanno solidi contatti con la chiesa evangelica in Germania (Ekd), che finanzia le Ong più agguerrite come Sea Watch e Sea Eye. Il 3 giugno il presidente della costola tedesca, il potente vescovo Heinrich Bedford-Strohm, si è incontrato a Palermo con il rappresentante evangelico Daniele Garrone e Paolo Naso, coordinatore di Mediterranean hope per stringere un patto sui migranti.

Con il nuovo governo giallo-rosso le Ong non avranno più problemi, ma nell’ultimo anno hanno cercato di scardinare, spesso con successo, la politica dei porti chiusi grazie a cavilli e tribunali. La magistratura ha sequestrato otto volte le navi dell’accoglienza a tutti i costi, che poi sono tornate a salpare esattamente come prima. L’ultimo sequestro di Open Arms, del 20 agosto scorso, ha permesso lo sbarco dei migranti della discordia, nonostante il «no» del Viminale. La Ong spagnola ha ringraziato Luigi Patronaggio, procuratore capo di Agrigento con un tweet: «Giorno 1. Quello in cui la giustizia italiana ha restituito alle persone a bordo la loro umanità». Il sequestro della nave è durato solo nove giorni. Il gip Stefano Zammuto ha dato ragione alla procura sostenendo che era «illecita la privazione della libertà personale» dei migranti. E ha dissequestrato l’imbarcazione nonostante non sia abilitata al salvataggio.

Oscar Camps, fondatore di Open Arms, aveva dichiarato all’inizio della campagna estiva: «Preferisco che la nave sia fermata da Salvini e non da Pedro Sánchez (il premier spagnolo, ndr), a causa delle conseguenze economiche e legali». Infatti, Benito Núñez Quintanilla, direttore generale della Marina mercantile spagnola, aveva appena certificato, in una lettera del 27 giugno, che Open Arms «non può svolgere operazioni di salvataggio». E se lo fa rischia una multa «da 300 mila a 901 mila euro».

Il procuratore capo di Agrigento non è nuovo a sequestri delle navi delle Ong che fanno sbarcare i migranti, ma durano poco. Una sorta di bluff, come per le tre confische dell’unità di Sea Watch. Il 19 maggio Patronaggio aveva fatto entrare in porto Sea Watch-3 permettendo lo sbarco di 65 migranti. La nave era già stata sequestra una prima volta a fine gennaio dopo avere recuperato davanti alla Libia 47 migranti. Il 22 febbraio è stata lasciata andare dalla decisione di un Gip per poi ripetere lo stesso copione. Dissequestrata il 10 giugno, la seconda volta in sei mesi, è tornata in mare con Carola Rackete, poi entrata di forza nel porto di Lampedusa, provocando il terzo sequestro e il suo arresto. Pochi giorni dopo la «capitana» è stata liberata da un’ordinanza della Gip Alessandra Vella; e lo stesso Patronaggio ha fatto ricorso in Cassazione definendola «contraddittoria, errata e non adeguatamente motivata».

Il bluff è evidente anche con Mare Jonio, la nave della Ong Mediterranea sequestrata due volte da gennaio, ma tornata alla ricerca di migranti anche se non è autorizzata per il salvataggio. In questo marasma giudiziario passa in secondo piano o procede a rilento l’inchiesta per il reato, contestato a ogni sbarco, di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Nonostante ci siano casi recidivi come Ana Isabel Montes Mier, la capo missione di Open Arms dell’ultimo contestato sbarco del 20 agosto. Il 4 luglio la procura di Ragusa, per un caso molto simile del marzo 2018 con la stessa nave e stessa Ong, ha chiesto il rinvio a giudizio di Mier per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. E «violenza» (morale) per avere obbligato le nostre «autorità a concedere l’approdo in un porto del territorio italiano».

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