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Pericolo armi nucleari: non c'è solo la Corea del Nord

Ecco quali sono i dieci paesi più pericolosi al mondo. La situazione particolare di India e Pakistan. E il rischio atomico riguarda anche l'Italia

armi nucleari

Eleonora Lorusso

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La Corea del Nord non rappresenta la sola né la prima minaccia nucleare al mondo, bensì la settima.
Sono almeno 9 i Paesi con un arsenale atomico in grado di colpire una potenza nemica.

Nonostante la crisi nordcoreana e il braccio di ferro con gli Stati Uniti che prosegue da mesi, infatti, nell'elenco degli Stati pericolosi ci sono anche Russia, Cina, India e Pakistan, senza dimenticare Israele e alcune potenze del Vecchio Continente.

L'Italia non dispone né di impianti nucleari, né tantomeno di armi di questo tipo, ma ospita sul proprio territorio modernissime testate americane.

Non solo Corea del Nord

La tregua olimpica scattata ancor prima dell'inizio dei Giochi invernali di Peyongchang sembra aver sospeso le provocazioni tra il Presidente americano Trump e il leader nordcoreano Kim Jong-un.

La minaccia atomica, però, incombe come dimostrano le parole pronunciate da Papa Francesco che, in occasione del viaggio in Cile e Perù, ha richiamato l'attenzione sul pericolo di un conflitto con armi atomiche. A preoccupare, infatti, non è la sfida a chi ha il "bottone più grosso" per il controllo dell'arsenale atomico tra Washington e Pyongyang: paesi come l'India e il Pakistan, che si contendono territori come il Kashmir, sono entrambi in possesso di testate nucleari.

Nella lista degli Stati che dispongono di missili balistici intercontinentali, in grado di montare ordigni nucleari, figurano anche la Russia, la Cina e Israele, oltre al Canada e ad alcuni paesi europei, come Gran Bretagna e Francia.

Chi possiede l'atomica

Stati Uniti e Russia rappresentano le maggiori potenze nucleari, con il 90% di tutti gli armamenti di questo tipo nei propri arsenali. Si tratta, però, degli unici due Stati al mondo tenuti, in base ai Trattati START, a sottoporsi a periodiche ispezioni pubbliche.

Fino agli anni '90 esisteva un sostanziale equilibrio e l'atomica veniva considerata quasi un deterrente: il suo uso avrebbe danneggiato entrambi. Nel 1966 gli Usa raggiunsero il maggior numero di bombe all'idrogeno disponibili, circa 32 mila, per poi iniziare a ridurne la quantità fino alle 7.700 della fine del 2012. 

L'arsenale sovietico, invece, raggiunse la propria massima disponibilità nel 1988 con 45mila testate nucleari, poi diminuite alle 8.500 dichiarate cinque anni fa.
Con la fine della Guerra Fredda lo scenario è però molto cambiato: oggi il nucleare rappresenta anche una forma di approvvigionamento energetico di cui da tempo rivendicano il diritto al possesso anche paesi come l'Iran o la stessa Corea del Nord.

Il nucleare in Italia

In Italia non ci sono più centrali nucleari attive: le quattro esistenti (Latina, Trino vercellese, Caorso e Garigliano), realizzate dal 1958, sono state chiuse per vetustà e soprattutto in seguito all'esito del referendum del 1987, fortemente influenzato dall'incidente di Cernobyl dell'anno prima.

Tuttavia non mancano armi nucleari: secondo un report della Federation of American Scientists, ce ne sarebbero circa 70 sotto la custodia statunitense, nelle basi americane di Ghedi (BS) e Aviano (PN).

Il documento spiega che, oltre alla loro presenza per un eventuale uso da parte dei militari americani, l'accordo di "condivisione nucleare" (Nuclear Sharing) della NATO prevede anche un "addestramento di piloti italiani per il possibile uso delle armi e la partecipazione italiana alle riunioni del Nuclear Planning Group NATO".

Lo scorso autunno la stoccaggio degli ordigni era finito al centro del dibattito parlamentare, anche perché era emersa la presenza, accanto a bombe piuttosto datate come le B-61 (anni '80), B61-3, B61-4 e B61-10, di testate di modernissima generazione, montabili sia sui Tornado italiani che sui nuovi F-35. Il caso, però, è passato in secondo piano, anche perché la US Air Force e il Joint Chiefs of Staff hanno secretato il report incriminato.

Gli ordigni atomici in Europa

Hanno aderito al Nuclear Sharing NATO anche altri Stati europei, come Germania, Belgio e Olanda, che ospitano testate nucleari: i membri delle Nazioni Unite in possesso di armi atomiche sono infatti vincolati a dislocarne un certo numero sul territorio di uno Stato alleato che non ne dispone. In Europa era interessata dal piano anche la Grecia (fino al 2001).

La Turchia, pur non essendo parte dell'Unione europea, aderisce alla "condivisione nucleare" e dunque ha stoccate circa 50-90 testate nella base aerea di Adana.

Sempre in Europa, la Gran Bretagna, dopo anni di collaborazione con gli Stati Uniti in campo nucleare, assemblò proprie testate atomiche, soprattutto nel periodo della Guerra Fredda. Attualmente disporrebbero di poco più di 220 ordigni.

Per quanto riguarda la Francia, invece, dopo un lungo periodo di test nell'ambito del nucleare civile, sviluppò anch'essa bombe all'idrogeno e oggi custodirebbe nel proprio arsenale circa 300 ordigni.

Il club nucleare: anche in Giappone?

Oltre a Usa, Russia, Francia e Gran Bretagna, fanno parte di questo ristretto gruppo di Stati che hanno realizzato, testato e dispongono di ordigni atomici anche la Cina: tutti hanno aderito al Trattato di non proliferazione nucleare (TNP) del 1970 e costituiscono anche i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza ONU.

Secondo alcune indiscrezioni, anche il Giappone potrebbe presto dotarsi di armi atomiche, entrando di fatto tra i cosiddetti Nuclear Weapon States, le nazioni che dispongono di armamenti atomici. Contando su una tecnologia nucleare già molto presente e sviluppata in ambito civile, secondo gli esperti a Tokyo occorrerebbe poco più di un mese a realizzare un ordigno all'idrogeno.

Gli Stati non TNP

Agli Stati che hanno aderito al TNP si devono poi aggiungere quelli che, pur disponendo di ordigni, non hanno accettato le limitazioni del Trattato: si tratta di India, Pakistan, Corea del Nord (che vi si è ritirata nel 2001 dopo un'iniziale adesione) e Israele.

Nel caso dell'India va tenuto presente che nel 2005 vennero siglati alcuni accordi con gli Stati Uniti, riconosciuti dall'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA), che prevedevano una collaborazione tra New Dehli e Washington nell'ambito del nucleare civile ed escludevano l'India dai paesi con armi atomiche.

Disporrebbe di poco meno di 100 testate nucleari, circa lo stesso quantitativo del vicino Pakistan, che iniziò a sviluppare un programma atomico dopo la sconfitta con l'India stessa nella guerra di liberazione bengalese a partire dal 1972.

Anomala la posizione di Israele, che ufficialmente non ha mai confermato né smentito di possedere armamenti atomici, ma segue una politica di "deterrenza nucleare", contando su circa 200 ordigni, secondo alcune stime.

In caso di guerra tra le Coree?

Anche Corea del Sud e Canada hanno aderito al Nuclear Sharing della NATO, che riguarda parte dei paesi europei come l'Italia: stoccano, dunque, ordigni atomici sotto il controllo e la custodia degli Stati Uniti, che ne conoscono i codici di attivazione. Tra il 2004 e il 2008 Seul è stata al centro di una serie di ispezioni da parte dell'AIEA, dopo il sospetto di test non autorizzati con uso di plutonio. Ne risultò che il governo sudcoreano rispettava gli impegni ad un uso civile della tecnologia atomica.

In caso di conflitto, però, il Trattato di non proliferazione a cui ha aderito, decadrebbe: per questo, se scoppiasse una guerra con la Corea del Nord, quella del Sud potrebbe utilizzare in modo diretto gli arsenali condivisi con gli USA.

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