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Meloni a “Il giorno de La Verità”: Trump, Medio Oriente e immigrazione al centro del colloquio con il direttore Belpietro

Meloni a “Il giorno de La Verità”: Trump, Medio Oriente e immigrazione al centro del colloquio con il direttore Belpietro
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervistata dal direttore del quotidiano La Verità, Maurizio Belpietro alla terza edizione de “Il giorno de La Verità” a Roma, 23 giugno 2026. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

La premier Meloni, intervistata a “Il giorno de La Verità”, si dice “sinceramente colpita” dagli attacchi di Trump, ma la politica estera italiana non cambierà. Focus anche su Medio Oriente, immigrazione e legge elettorale.

Si è concluso ancora una volta in grande stile la 3° edizione de “il Giorno de La Verità”, una giornata che ha visto ministri e dirigenti d’industria confrontarsi con il direttore Maurizio Belpietro sulle principali sfide che stanno ridisegnando l’Italia e l’Occidente. Proprio in chiusura di questa giornata, il direttore de La Verità e di Panorama ha intervistato la premier Giorgia Meloni.

Il litigio con Trump

Non si poteva iniziare che dal “litigio” con Donald Trump, che nelle ultime settimane ha rubato la scena del dibattito politico italiano.

Alla domanda del direttore Belpietro sul perché di un tale attacco frontale da parte di Trump la premier ha ammesso di “non essere in grado di rispondere, sono rimasta sinceramente colpita”.

Le ricostruzioni sono molte, ma per la premier “non so se possono essere vere, non intendo continuare ad alimentare questo confronto”, d’altra parte per la premier il lavoro “bilaterale con gli Stati Uniti deve tornare alla normalità”.

Meloni conferma dunque di “non cambiare idea” in fatto di politica estera, “non cambio idea su quanto sia fondamentale mantenere solido il rapporto tra Stati Uniti ed Europa”.

Medio Oriente

Si è passati dunque all’accordo tra Iran e Stati Uniti, per il quale la premier si dice “ottimista”.

Meloni individua tre elementi da monitorare. Il primo dei quali è il nucleare iraniano, “non possiamo consentire che il regime degli ayatollah si doti di armi nucleari nel momento in cui ha anche missili a lungo raggio. Noi non ce lo possiamo permettere”.

Oltre a questo, la premier individua la necessità di creare “un’architettura di sicurezza solida”, per il quale “nessun Paese della regione va lasciato solo”, incluse le monarchie del Golfo.

Infine “il tema della libertà di navigazione, che è una grandissima questione”. “Abbiamo visto quanto la chiusura di Hormuz abbia impattato sulle nostre economie”, e qui Meloni parla del “precedente che un controllo sullo Stretto di Hormuz comporta”, ovvero un “mondo in cui ogni snodo fondamentale del commercio diventa uno strumento di pressione verso gli Stati”.

Anche per questo, la premier conferma “la disponibilità” italiana per una missione internazionale, “con il consenso del Parlamento”.

Immigrazione

Un altro grande tema caro alla premier e al suo elettorato è quello del contrasto all’immigrazione. Il nuovo regolamento europeo viene rivendicato con orgoglio da Meloni: “Oggi noi abbiamo un regolamento rimpatri e sul contrasto all’immigrazione illegale perché c’è una maggioranza di centrodestra”.

Un regolamento che “cambia moltissimo l’approccio”, “oggi si guarda al risultato, se una persona non ha diritto a stare in Europa deve essere rimpatriata”. “Con il nuovo regolamento, in caso di ricorso non si blocca la procedura di rimpatrio”.

Meloni rivendica anche il ruolo di “modello” per l’Italia, soprattutto per quanto riguarda i cpr in Paesi terzi. “Oggi stiamo dimostrando che con pragmatismo, con determinazione e con serietà si può indicare la rotta”.

Legge elettorale

In merito alla legge elettorale, la premier sostiene che “sia un peccato fare un passo indietro” in fatto di stabilità politica.

Per Meloni non si tratta infatti di una “legge” che serve “al centrodestra”, ma “a chi vince le elezioni per avere i numeri per governare. Quindi vinca il migliore” ma la riforma della legge elettorale “serve all’Italia, sarebbe devastante tornare indietro”. 

“La modifica della legge elettorale sostanzialmente fa due cose”, continua Meloni, “indicazione del premier e” premio di “maggioranza a chi prende un voto in più. Sull’indicazione del premier posso capire che nel campo largo non sono d’accordo perché hanno oggettivamente un problema di chi ‘chi ci mettiamo?’”.

Sul generale Vannacci e il suo partito Futuro Nazionale, in forte crescita nei sondaggi elettorali, la premier afferma che “quando arriveranno le elezioni, lì varrà solamente: ‘al governo ci vuoi il centrodestra o il campo-largo?’, conterà solo questo, e non serviranno più i sondaggi discutibili”.

“La mia idea”, conclude la premier al termine della sua intervista, “è che la sinistra ne parla molto perché, non potendo parlare della loro coalizione, cercano disperatamente di dire che ha problemi la nostra”.

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