Riders, chi sono e perché protestano
ANSA/GIORGIO BENVENUTI
Riders, chi sono e perché protestano
Economia

Riders, chi sono e perché protestano

Si è tenuta a Bologna la prima assemblea nazionale dei fattorini che fanno consegne a domicilio. Ecco cosa rivendicano

A Bologna, alla prima assemblea, era presente circa un centinaio di giovani. Ma il popolo dei riders, i fattorini che pedalano veloci in molte città in sella alla bicicletta e fanno consegne a domicilio (soprattutto di cibi caldi), sta già organizzando una nuova manifestazione per il 1° maggio. Nella ricorrenza della Festa del Lavoro, queste nuove figure lavorative nate con l’avvento dell’era digitale vogliono finalmente far conoscere all’opinione pubblica le loro rivendicazioni,  che ora vengono portate avanti da una vera e propria federazione sindacale di categoria, appena riunitasi nel capoluogo emiliano. 

Si tratta della Riders Union di Bologna che il 15 aprile, nei locali del Làbas, l’ex Caserma Masini di via Orfeo occupata da più di 5 anni da un collettivo politico, ha tenuto appunto la sua prima convention nazionale dopo aver aperto anche uno spazio su Facebook. La lotta sindacale si è intensificata in seguito a una recente  sentenza  Tribunale di Torino che ha fatto molto discutere. 

La sentenza di Torino

I giudici piemontesi hanno bocciato il ricorso di alcuni rider di Foodora,  la multinazionale che fa consegne a domicilio dei cibi dei ristoranti, i quali erano stati sospesi dall’azienda dopo avere protestato nel 2016 per le cattive condizioni di lavoro. Tutti avevano chiesto di essere riconosciuti come lavoratori dipendenti a ogni  effetto, con le garanzie annesse e connesse. I giudici del capoluogo piemontese, invece, hanno dato ragione all’azienda, considerando legittima la loro qualifica di parasubordinati. 

Ora, dopo la sconfitta nelle aule giudiziarie, i riders in lotta non hanno intenzione di arrendersi. Per questo hanno convocato l’assemblea di Bologna e altre mobilitazioni in diverse città. “Ogni giorno un rider si sveglia e sa che dovrà correre più degli altri o tornerà a casa a mani vuote”, scrive su Facebook Valentino, uno degli aderenti al gruppo sindacale dei ciclofattorini. 

Nel post di Valentino c’è tutta l’essenza delle rivendicazioni portate avanti da questa categoria emergente di lavoratori: il riconoscimento di coperture assicurative contro gli incidenti, retribuzioni minime decenti e superiori ai 4 euro all’ora pagati da alcune multinazionali, l’ottenimento dello status di lavoratori subordinati, essendo sottoposti in tutto e per tutto agli ordini dell’azienda, senza avere il minimo di flessibilità nelle consegne. 

Una Carta dei diritti

A dare qualche tutela in più ai fattorini ci sta provando il Comune di Bologna. Nei giorni scorsi ha pubblicato una “Carta dei diritti fondamentali del lavoro digitale nel contesto urbano”, che tuttavia è per adesso soltanto un manifesto che non vincola le aziende. Resta da vedere  come risponderanno a queste rivendicazioni le multinazionali come Foodora, Glovo, Deliveroo o Just Eat, le nuove realtà nate e prosperate nell’era di internet, che portano i cibi a casa in tempi da record e che, pure all’estero, in diverse città europee, hanno già avuto qualche frizione con i loro riders. 

Oggi molti utenti del web che vivono nelle grandi città, da Milano a Roma passando per Bologna, sono naturalmente ben lieti di avere un pasto caldo a casa o in ufficio, ordinandoli con pochi semplici clic sul computer o sullo smartphone.  Tuttavia, come è già avvenuto nel caso dell’e-commerce di Amazon, per ogni “prodigio” della net economy esiste anche l’altra faccia della medaglia. Sono appunto le proteste di alcune categorie di lavoratori come i ciclofattorini che pedalano con fatica su e giù per la città, mentre gli internauti aspettano comodi a casa o in ufficio i loro pranzi e le loro cene.   

In merito alla sentenza del Tribunale di Torino che ha riguardato la contriversia tra 6 riders e la multinazionale Foodora, Panorama.it ha ricevuto la seguente precisazione dell'azienda: 


“Teniamo a precisare che quanto scritto è quanto sostenuto dai 6 ex rider. In attesa di leggere le motivazioni della sentenza, Foodora ribadisce invece che nessun rider coinvolto nelle richieste di ottobre scorso è stato licenziato e a tutti è stata data la possibilità di rinnovare il contratto in scadenza. Con l'occasione si ricorda che i rider, avendo un contratto di collaborazione coordinata e continuativa hanno sia assicurazione INAIL in caso di infortunio su lavoro sia i contributi INPS. Sempre a carico dell'azienda è stata inoltre stipulata un'assicurazione integrativa in caso di danni a terzi”. 

Per saperne di più


Ti potrebbe piacere anche

I più letti