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Pubblici dipendenti sotto tracciamento: il test del Trentino divide i lavoratori

Pubblici dipendenti sotto tracciamento: il test del Trentino divide i lavoratori

Il Trentino introduce un’app GPS per i dipendenti pubblici: tra modernizzazione, timbrature digitali e un acceso dibattito su privacy, diritti e controlli

È ufficialmente attiva in Trentino la nuova app di geolocalizzazione per i dipendenti pubblici, pensata per monitorare la posizione degli operatori quando si trovano fuori sede o in missione: un tassello importante nell’agenda digitale della Provincia autonoma di Trento. Secondo gli ideatori, servirà soprattutto per rendicontare rimborsi spesa e orari di lavoro, accelerare la pianificazione delle attività sul territorio e tagliare sprechi organizzativi.

I vantaggi: trasparenza, efficienza e modernizzazione

L’introduzione di questa app, adottata nei dispositivi dei dipendenti della Comunità della Val di Cembra con l’ok della dirigente provinciale Giuliana Cristoforetti, nasce con l’obiettivo di digitalizzare processi storici e superare le timbrature manuali. Secondo l’amministrazione, l’uso dell’app consentirebbe:

  • Rendicontazione più precisa: il GPS può aiutare a validare spostamenti utili ai rimborsi e all’elaborazione delle buste paga.
  • Efficienza organizzativa: per chi svolge attività sul territorio, la geolocalizzazione può velocizzare l’assegnazione di compiti e la gestione delle visite esterne.
  • Maggiore trasparenza amministrativa: strumenti digitali possono ridurre errori umani e tempi di gestione delle pratiche.

Questi sono obiettivi in linea con le tendenze globali nel mondo del lavoro: molte organizzazioni stanno adottando strumenti digitali (anche basati su GPS) per ottimizzare le risorse in mobilità e allinearsi a pratiche moderne. Tuttavia, come spesso accade, tecnologia e diritti individuali si intrecciano in un dibattito complesso.

La privacy scricchiola: cosa dice la legge italiana

In Italia, la geolocalizzazione dei lavoratori è un tema normativo altamente regolato, soprattutto dopo i casi recenti affrontati dal Garante per la protezione dei dati personali.

Secondo vari provvedimenti e interpretazioni, geolocalizzare un lavoratore, specialmente in modalità smart working, può essere illegale se non sussiste una base giuridica adeguata e trasparente sotto il Regolamento UE sulla privacy (GDPR) e lo Statuto dei Lavoratori.

Nel marzo 2025 il Garante ha inflitto una sanzione di 50.000 € a un ente pubblico che tracciava la posizione di circa cento dipendenti in smart working attraverso un’app: il trattamento è stato giudicato privo di base legale, nonostante fosse finalizzato a verificare la presenza nei luoghi di lavoro indicati negli accordi.

La motivazione dell’Autorità è netta: strumenti digitali che monitorino la posizione dei dipendenti, in assenza di limiti chiari e proporzionati all’obiettivo legittimo, violano la privacy e interferiscono ingiustificatamente nella vita privata.

Sindacati e critici: fiducia vs. controllo

Le reazioni non si sono fatte attendere. I sindacati locali, tra cui la Cisl Funzione Pubblica, hanno criticato l’iniziativa, denunciando una mancanza di dialogo e fiducia nei confronti dei lavoratori. Secondo il segretario Giuseppe Pallanch, interventi di questo tipo possono assumere una connotazione di controllo più che di supporto operativo, rischiando di peggiorare i rapporti tra dipendente e amministrazione. 

Non è un dibattito astratto: il limite tra trasparenza legittima e sorveglianza invasiva è sottile. Critici temono che strumenti come questi possano essere percepiti come un tentativo di controllare ogni spostamento, con effetti negativi sulla motivazione e sulla fiducia interna. Questo rischio è emerso anche in discussioni pubbliche e professionali sulla geolocalizzazione dei dipendenti: l’invasione della sfera privata e il possibile abuso dei dati sono tra le principali preoccupazioni. 

Norme e garanzie: cosa servirebbe per la tutela dei cittadini

Per essere conformi alla normativa italiana ed europea, progetti come questo devono soddisfare requisiti specifici:

  1. Base giuridica valida: il trattamento dei dati deve essere giustificato da normative chiare, non solo da consensi individuali formali. 
  2. Trasparenza e informativa chiara: i lavoratori devono essere informati su quali dati vengono raccolti, perché e come vengono utilizzati.
  3. Limitazione delle finalità: geolocalizzazione può essere accettabile se strettamente legata a esigenze lavorative concrete, evitando monitoraggio continuo o invisibile.

Proprio su questi aspetti gli esperti legali sostengono che un’app di timbratura con GPS può essere conforme al GDPR se registra la posizione solo al momento dell’entrata e dell’uscita, senza monitoraggio costante.

Un equilibrio molto fragile tra efficienza e diritti

In un mondo del lavoro sempre più digitalizzato, strumenti come l’app di geolocalizzazione tracciano una strada inevitabile. Possono portare benefici reali in termini di efficienza e trasparenza amministrativa, soprattutto quando si tratta di valori mobili e servizi sul territorio.
Tuttavia, la sfida non è solo tecnologica: è culturale e normativa. Perché l’innovazione porti davvero vantaggi e non si trasformi in un rischio per le libertà personali, serve un equilibrio solido e regole chiare; un equilibrio che metta al centro non solo la produttività, ma anche il rispetto dei diritti dei lavoratori.

Se il Trentino saprà tracciare questa rotta con lungimiranza e ottemperanza giuridica, potrebbe diventare un modello per altre amministrazioni italiane. In caso contrario, rischia di trovarsi al centro di un dibattito ancora più acceso sul futuro del lavoro pubblico nel nostro Paese. 

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