Home » Attualità » Leone XIV, conforto e commozione per le vittime di Crans-Montana

Leone XIV, conforto e commozione per le vittime di Crans-Montana

Papa Leone XIV incontra i familiari delle vittime della strage di Crans-Montana: parole di raccoglimento, fede e speranza nel dolore

Commosso, Papa Leone XIV accoglie i familiari delle vittime della strage di Crans-Montana. Il clima di profondo raccoglimento, il linguaggio volutamente essenziale, il conforto a chi ha subito un dolore difficile da spiegare. Questi gli elementi che hanno caratterizzato l’incontro. Un ritrovo che il Pontefice ha così illustrato: «Quando ho saputo che da parte vostra qualcuno aveva chiesto questo incontro, ho detto subito: sì, troveremo il tempo». Nessuna formalità, semplicemente il desiderio di condividere un momento di sofferenza attraverso il sostegno della fede: «Volevo almeno avere l’opportunità di condividere un momento che per voi è una prova di ciò che crediamo», riconoscendo l’incolmabile sproporzione tra le parole di conforto e l’estrema violenza dell’esperienza vissuta.

La speranza della resurrezione

Leone ha menzionato un ricordo personale particolarmente calzante per il momento: la Santa Messa esequiale in cui l’omelia aveva assunto la forma di un dialogo diretto tra l’uomo e Dio, attraversato da una domanda che contraddistingue qualsiasi lutto doloroso e inaspettato: «Perché, Signore, perché?». Una domanda alla quale, secondo il Papa, nessuna risposta umana può davvero essere adeguata: «Non posso spiegarvi perché sia stato chiesto a voi e ai vostri cari di affrontare una tale prova».In effetti, a pensarci bene, perfino la compassione e l’affetto, in momenti simili, appaiono un magro conforto, limitato e impotente.

Il fulcro del cristianesimo, tuttavia, risiede proprio nel «limite» della speranza. Una speranza che «non è vana», perché «Cristo è veramente risorto». Questa certezza di fede è tutt’altro che astratta, ed è proprio quella che consente di superare anche il dolore più estremo, come quello di chi ha perso una persona amata in quella terribile notte a Crans-Montana o di chi vede i propri cari segnati per sempre dalle fiamme.  

Il ruolo della fede nel dolore

Il Papa fatica a trovare un senso in un evento così tragico, e non cerca di consolare in modo paternalistico, vuoto o superficiale. No. Prevost fa invece riferimento a un’immagine potentissima: quella di Gesù sulla croce, il quale solo e sofferente grida: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Il Padre per tre giorni tace, si fa attendere, fino alla riposta straordinaria che è il cardine di tutta la fede cristiana: la resurrezione di Cristo.

E qui il Pontefice chiama in causa san Paolo, affermando che nulla può separare dall’amore di Cristo, né chi soffre né chi è morto. La fede non elimina il dolore, chiaramente, ma lo illumina dall’interno con una luce «insostituibile», in grado di sostenere proprio quando la pazienza e la perseveranza sembrano esaurite: «Gesù ci precede su questo cammino di morte e risurrezione».

Leone XIV ha assicurato che pregherà per chiunque sia coinvolto nel dramma di Crans-Montana: defunti, feriti e familiari. «Il vostro cuore oggi è trafitto, come lo fu quello di Maria ai piedi della Croce», ha aggiunto. Per questo, nell’atto conclusivo dell’incontro, il Papa ha esortato i familiari a pregare insieme il Padre Nostro. Li ha affidati infine alla Madonna, Signora dei Dolori, perché si rivolgano a lei: «Vi è vicina in questi giorni». Leone XIV ha concluso l’incontro richiamando una speranza che, pur senza cancellare la sofferenza, attraverso la fede lascia aperta la strada a un domani in cui sarà possibile ritrovare la gioia.

© Riproduzione Riservata