Crisi politica, perché danneggia l'economia
ANSA/FABIO FRUSTACI
Crisi politica, perché danneggia l'economia
Economia

Crisi politica, perché danneggia l'economia

Per l’Ocse il pil del nostro Paese sta già frenando, ma il calo degli investimenti e l’incertezza sul governo potrebbero peggiorare le cose

Dovevamo crescere dell’1,5% e invece cresceremo un po’ meno, cioè dell’1,4%. E’ la stima sull’economia italiana appena diffusa dall’Ocse, che prevede un rallentamento del nostro pil di un decimo di punto nel 2018. Anche per il 2019 sono in arrivo cattive notizie: la nuova stima dell’Ocse è di un incremento del prodotto interno lordo nazionale dell’1,1% il prossimo anno, contro l’1,3% calcolato in precedenza. 

L’azienda Italia rallenta, insomma, per un mix concomitante di fattori. Il primo è un andamento dei consumi non troppo esaltante per via di un rialzo dell’inflazione che indebolisce il potere d’acquisto delle famiglie. Il secondo fattore è una crescita deludente dell’occupazione, che oggi viaggia a ritmi meno sostenuti rispetto ai mesi scorsi. 

Incertezza nei palazzi 

Come se non bastasse, gli analisti dell’Ocse hanno sottolineato un altro aspetto. Il quadro appena delineato potrebbe peggiorare ulteriormente a causa della crisi politica in corso nei palazzi romani. Le ultime stime pubblicate non contemplano infatti le conseguenze delle recenti e prolungate incertezze generate dall’assenza di un governo stabile alla guida del Paese. 

A ben guardare, però, ci sono già molte avvisaglie del fatto che l’attuale crisi politica possa dare un duro colpo alla timida ripresa del pil che da un paio d’anni è in corso anche a sud delle Alpi. Negli ultimi giorni si è parlato della corsa dello spread, cioè dell’aumento degli interessi sui Buoni del Tesoro, che rischiano di far lievitare il costo del nostro debito pubblico. 

Consumi e investimenti a rischio 

Ma non è soltanto lo spread che preoccupa. L’Istat ha appena diffuso i dati sulla fiducia dei consumatori che, tra aprile e maggio, è scesa di oltre tre punti,  da 116,9 a 113,7, il livello minimo da settembre.  Si tratta di uno dei cosiddetti indicatori anticipatori, cioè  di quei valori che di solito vengono presi a riferimento dagli economisti per capire quale direzione seguirà il pil nei trimestri successivi. 

Infine, se dal fronte dei consumi non arrivano buone notizie, presto potrebbe verificarsi lo stesso scenario anche per quel che riguarda gli investimenti, l’altro fattore che spinge la crescita economica. Nel 2017, secondo le stime della società di consulenza internazionale A.T. Kearney, l’Italia è rientrata dopo tanti anni nella top 10 dei paesi più attrattivi per gli investimenti diretti esteri (Ide). Se però nei palazzi romani continuerà a regnare il caos, è ovvio che molti stranieri pronti a scommettere sull’azienda Italia cambieranno idea e se la daranno a gambe. 

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