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(Ansa)
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La trasformazione di Taiwan in una nuova Israele voluta dal Senato Usa

Una legge in discussione al Senato Usa ridisegna l'isola del pacifico ed i suoi rapporti con gli Usa

Gli occhi del mondo nelle ultime dodici ore sono stati puntati sul viaggio della Presidente della Camera Usa Nancy Pelosi a Taiwan. Il motivo di tanta attenzione sono state le reazioni, ma dovremmo dire minacce, di Pechino. Il sito di tracciamento dei voli Flightradar24 ha registrato il record di 729.000 ricerche del volo Spar19, nome in codice del B-747 che ha trasportato l’inviata di Joe Biden fino a all’aeroporto di Taipei. Ma la vicenda è molto più ampia di quanto questi aspetti la facciano apparire: la dipendenza Usa dalla componentistica elettronica, le sedi di aziende asiatiche vocate alla tecnologia e anche l’imminente discussione di una legge a Capitol Hill.

La Commissione per le relazioni estere del Senato si riunirà infatti oggi 3 agosto per esaminare il provvedimento S.4428, chiamato Taiwan Policy Act 2022, un disegno di legge presentato dal presidente dell’apposita commissione Bob Menendez (dem.), e dal senatore Lindsey Graham (rep.), i quali in un comunicato stampa congiunto descrivono tale iniziativa come la ristrutturazione più completa della politica statunitense nei confronti dell’isola dal Taiwan Relations Act del 1979. Sono previsti programmi di addestramento intensi per le forze locali, meccanismi di pianificazione militare e forniture per 4,5 miliardi di dollari in quattro anni.

La spesa per la Difesa di Taipei, in percentuale del suo prodotto interno lordo, è intanto cresciuta dall’1,8% a circa il 2,3% negli ultimi quattro anni (17,3 miliardi di dollari su un PIL previsto di 764,2), e si prevede che cresca ancora di più dopo l’approvazione della vendita di armi da parte delle amministrazioni Trump e Biden.

Ma grazie al viaggio della Pelosi si discuterà anche la sicurezza e la capacità del popolo di Taiwan di determinare il proprio futuro, fatto fondamentale per gli interessi e i valori degli Stati Uniti, mentre è ormai chiaro che Pechino ritenga che la relativa capacità dell’isola e degli Usa di difendere tali interessi e valori sia oggi più debole che mai. Non sorprende, infatti, che mentre l'Esercito popolare di liberazione è diventato più potente e sia cresciuta la fiducia interna nel Partito comunista cinese, Pechino abbia cominciato a impiegare le sue forze militari in modo più aggressivo vicino alla ex Formosa e a dichiarare che il processo di riunificazione sia irreversibile. E le oltre mille incursioni di jet cinesi nello spazio aereo di Taiwan in poco più di un anno ne sono la prova. Il piano cinese di annettere l’isola fino a oggi ha potuto contare su una percezione di debolezza sull’atteggiamento americano, e la visita di Nancy Pelosi pone uno stop deciso invertendo la rotta. Washington e Taipei non dovranno più permettere che gli equilibri di potere nello stretto di Taiwan continuino a erodersi, soltanto così potranno rallentare la decisione di Pechino di poter realizzare i suoi obiettivi militari e politici.

Nel marzo 2021 l'ammiraglio Philip Davidson, allora capo delle forze Usa nell'Indo-Pacifico, aveva avvertito che Pechino avrebbe potuto condurre un'aggressione militare verso Taiwan “entro sei anni", e lo diceva grazie all’esperienza e alla conoscenza delle capacità militari cinesi che stava osservando e analizzando costantemente nella loro evoluzione. Anche se questa visita non vedrà eclatanti reazioni cinesi, gli americani non dovranno pensare che l’atteggiamento cinese di abbaiare e non mordere possa ripetersi in futuro. Da qui la consapevolezza che Washington e Taipei dovranno rafforzare urgentemente la loro forza militare combinata per cambiare la valutazione di Pechino sulla potenza di combattimento necessaria per conquistare l’isola, augurandoci che la Cina rinunci all’aggressione. Maggiori aiuti militari sosterrebbero gli interessi e i valori americani, e al tempo stesso sarebbero coerenti con il Taiwan Relations Act, dove è messo nero su bianco che Washington fornirà a Taiwan armi di carattere difensivo e manterrà nella regione la capacità militare necessaria per garantire che il futuro dell’isola sia “determinato con mezzi pacifici”.

Nel Congresso Usa c'è un crescente apprezzamento riguardo alla necessità di un'azione urgente, come dimostrato dalla presentazione di altri progetti di legge relativi a Taiwan. Oltre al Menendez-Graham, i senatori repubblicani Jim Risch e Josh Hawley, il rappresentante Mike Gallagher e altri hanno presentato ulteriori proposte che tendono a rafforzare la deterrenza militare nell’area.

Ma il disegno di legge Menendez-Graham resta al momento quello più importante anche perché Menendez è presidente della Commissione per le relazioni estere del Senato e gode di grande potere per ottenere l'approvazione della commissione stessa e far avanzare la legge. Dal canto nostro, noi italiani non dobbiamo commettere l’errore di pensare che Taiwan sia un paese ricco e pertanto possa gestire da solo l'aggressione cinese, poiché il PIL cinese è oltre venti volte quello della “Provincia ribelle”. E neppure credere che le relazioni italo-cinesi possano subire un contraccolpo se ci permettessimo di dire che la popolazione di Taiwan abbia diritto di decidere il suo futuro. Di fatto ciò che si prospetta è che Taiwan diventi, come Israele, una democrazia assediata e pertanto supportata dagli Usa mediante un programma di prestiti militari esteri e la costituzione di una “riserva di guerra”. Ecco, quindi, che il viaggio di Pelosi di questa settimana, pur rischiando di trasformarsi in un conflitto militare, servirà agli Usa per dare una dimensione al provvedimento in discussione, per accoglierlo nella sua totalità oppure ridimensionarlo.

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