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(Ansa)
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Drone russo in Romania, un errore che alza la tensione con la Nato (ma non ci sarà la guerra mondiale)

L'episodio, dai contorni ancora incerti, potrebbe chiamare in causa il famoso articolo quinto dell'Alleanza Atlantica

Il segretario di Stato Antony Blinken ha annunciato durante la sua visita di ieri a Kiev il nuovo pacchetto di aiuti all’Ucraina del valore di 1 miliardo di dollari, che comprende l’assistenza militare, umanitaria e di bilancio. «Nella controffensiva in corso, i progressi hanno subito un’accelerazione nelle ultime settimane. Questa nuova assistenza aiuterà a sostenerlo e a creare ulteriore slancio» ha affermato Blinken durante la conferenza stampa congiunta con il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba.

Il pacchetto include la fornitura di armi che gli Stati Uniti hanno già fornito vedi componenti del sistema di difesa aerea, sistemi missilistici a lancio multiplo guidato per HIMARS, munizioni, munizioni e sistemi di comunicazione. Nel nuovo pacchetto di assistenza ci saranno per la prima volta anche le munizioni all’uranio impoverito, che secondo quanto affermato da un funzionario americano «possono essere sparate dai carri armati Abrams di fabbricazione americana che dovrebbero arrivare in Ucraina questo autunno».

La Russia ha reagito alla notizia definendo «indicatore di disumanità» la decisione degli Stati Uniti di fornire all'Ucraina armi contenenti uranio impoverito. L’ambasciata russa a Washington in una nota scrive: «La decisione dell'amministrazione di fornire armi con uranio impoverito è un indicatore di disumanità. Evidentemente, con la sua idea di infliggere una 'sconfitta strategica', Washington è pronta a combattere non solo fino all'ultimo ucraino, ma anche a eliminare intere generazioni». Fa impressione leggere questo commento che viene da chi ha invaso un Paese sovrano e che si è reso protagonista di continui efferati crimini di guerra.

Proprio mentre il segretario di Stato americano Antony Blinken era a Kiev si è saputo che domenica scorsa frammenti di un drone lanciato dai russi sono caduti ed esplosi nel delta del Danubio, in territorio rumeno. Il drone kamikaze era diretto sul porto ucraino di Izmail, ma evidentemente non è riuscito a raggiungere l’obiettivo. Il presidente rumeno Iohannis ha detto che se confermato, l’episodio costituirebbe «una seria violazione della sovranità e l’integrità territoriale della Romania» mentre il ministro della Difesa Tilvar ha ridimensionato i fatti, affermando che «non si può parlare di un attacco».

L’incidente è comunque molto pericoloso perché l’ormai noto l’Articolo V della Nato recita: «Leparti convengono che un attacco armato contro una o più di esse in Europa o nell'America settentrionale sarà considerato come un attacco diretto contro tutte le parti, e di conseguenza convengono che se un tale attacco si producesse, ciascuna di esse assisterà la parte o le parti così attaccate intraprendendo l'azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l'uso della forza armata». In ogni caso si si tratta dell’ennesimo episodio che dimostra di quanto vicino può essere lo scontro tra la Nato e Mosca che dovrebbe fermare queste operazioni che sono potenzialmente pericolosissime.

Secondo il Generale di Corpo d’Armata Giorgio Battisti «Il rinvenimento in territorio rumeno di frammenti di un drone iraniano Shahed, utilizzato dai Russi per colpire il porto ucraino sul Danubio di Izmail, se confermato, può essere attributo a tre situazioni. La prima, quale risultato dell’abbattimento del veicolo aereo da parte della controaerea ucraina che ha provocato la caduta di pezzi dell’UAV (unmanned aerial vehicle) sulla sponda rumena del Danubio nell’area di Plauru, difronte al porto di Izmail che dista circa 800 metri. La seconda possibilità potrebbe essere dovuta ad una non precisa impostazione delle coordinate di attacco del drone che di conseguenza è esploso in territorio rumeno. Lo Shahed ha un sistema di guida manuale da remoto o, come nella circostanza attuale, può essere programmato per volare autonomamente con guida GPS impostando i dati dell’obiettivo da colpire. La terza, relativa ad una azione di disturbo jammer che ha “disorientato” l’UAV. Sia nel secondo sia nel terzo caso si dovrebbe notare il cratere provocato dall’esplosione (il drone ha una carica esplosiva di 40 kg). I vari sistemi NATO di controllo dello spazio aereo dell’Alleanza (e oltre) saranno in grado di verificare la dinamica dell’evento».

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Stefano Piazza