Cronaca

Virgilio, il poeta che rivendicò la dignità del lavoro manuale

Dopo il successo delle celebrazioni per il Dantedì, Panorama lancia una nuova proposta letteraria. Per affrontare questi tempi incerti, il suggerimento è di aggrapparci al nostro patrimonio culturale. E visto che, come ha scritto il 19 aprile Paolo Rumiz, il verso «è terapeutico come l'amore» e «la bellezza è l'antivirus più efficace», presentiamo sei interpreti della nostra tradizione. L'iniziativa Poesia per r-esistere è realizzata in collaborazione con alcuni docenti di Lettere dei licei Faes di Milano e con il professor Gianni Vacchelli, docente alla Statale di Milano. La seconda puntata è dedicata al classico per eccellenza.

Publio Virgilio Marone, poeta mantovano del I secolo a.C, attraverso la sua poesia ci dà testimonianza di opere tra le più significative, arrivate fino a noi, per l'umanità che trasmette. Dopo l'esordio con le Bucoliche, entrato nel circolo di Mecenate, scrive le Georgiche e poi l'Eneide, lasciata incompiuta a causa della sua morte e pubblicata postuma da Augusto.

Con il suo modo di fare poesia, Virgilio ci accompagna attraverso un vero e proprio viaggio che prende le mosse da un'attenta analisi individualistica fino ad arrivare alla consapevolezza dell'uomo nel suo rapporto con la natura.

Virgilio, il classico per eccellenza per le qualità formali della sua poesia, la modernità dei suoi personaggi e del suo messaggio, lo possiamo considerare innovatore: nelle sue opere non si limita a riflettere sull'uomo, ma vuole andare a fondo sulla sua esistenza. Si pone il problema del dolore, della sofferenza, andando a ricercarne le cause. Un problema che ha attanagliato l'umanità da sempre e che ci riguarda anche oggi. E abbiamo così nelle Bucoliche un uomo che accetta le sofferenze del Fato, nelle Georgiche un uomo che collabora con gli dei e nell'Eneide un uomo che si ribella al volere del Fato.

E allora a questo dolore come si può rispondere? Nelle Bucoliche notiamo come l'aspirazione a una vita serena e pacifica a contatto con la natura risulti di grande attualità a fronte dei disastri ambientali causati dall'uomo negli ultimi decenni.

Titiro, riposando all'ombra d'un faggio,

studi su un esile flauto una canzone silvestre;

noi lasciamo le terre della patria e i dolci campi,

fuggiamo la patria: tu, o Titiro, placido nell'ombra,

fai risuonare le selve del nome della bella Amarilli.

Oh Melibeo, un dio mi ha donato questa pace.

Infatti lo considererò sempre un dio, e spesso

un tenero agnello dei nostri ovili tingerà il suo altare.

Egli, vedi, ha permesso alle mie giovenche di errare,

e a me di suonare sul flauto campestre le predilette canzoni.

(Bucoliche, I)

In una società che considerava il lavoro manuale degradante, Virgilio ne rivendica nelle Georgiche la dignità, intesa come fattore di progresso spirituale e culturale per l'umanità. Tutta questa armonia è però costantemente minacciata da forze ostili che vanificano il labor: e sono le pulsioni irrazionali, la malattia, la morte. È un'opera affascinante e complessa allo stesso tempo, nella quale troviamo una contrapposizione irrisolta tra la fiducia nel labor come strumento di progresso e la fragilità umana nella sua totale impotenza di fronte alle forze distruttive che lo circondano e che vivono in lui.

Né tuttavia, pur avendo le fatiche sia degli uomini sia dei buoi

sperimentato queste attività col rivoltare la terra, l'oca ingorda

e le gru Strimonie e la cicoria dalle fibre amare

mancano di fare danno o l'ombra manca di nuocere. Il Padre stesso

volle che fosse non facile la via del coltivare, e per primo ad arte

fece dissodare i campi, rendendo acute le menti mortali con le preoccupazioni,

né tollerò che il suo regno intorpidisse in un pesante letargo.

(Georgiche, I)

E il tema della fragilità umana lo troviamo anche nell'Eneide con un Enea che si incrina dinanzi alla morte, alla violenza, alla tragedia che vede coinvolte molte vittime. Enea, che è pius per eccellenza, fedele agli dei, alla famiglia e alla patria, sembra abbandonarsi a volte a dubbi e a incertezze. Enea, che lascia la città natale devastata dagli Achei per mettere in salvo la propria vita e quella della sua famiglia.

Tutte queste problematiche rendono oggi ancora attuale quest'opera.

Canto le armi e l'uomo

che per primo dalle terre di Troia

raggiunse esule l'Italia per volere del fato

e le sponde lavinie, molto per forza di dei travagliato in terra

e in mare, e per la memore ira della crudele Giunone,

e molto avendo sofferto in guerra, pur di fondare

la città, e introdurre nel Lazio i Penati, di dove la stirpe

latina, i padri albani e le mura dell'alta Roma.

(Eneide, I)

Virgilio nel proemio dell'Eneide ci riassume l'argomento dell'opera. Enea è in viaggio, come tanti d'altra parte. Come quelli che fuggono da un Paese, nella speranza di trovare una vita migliore, un luogo che possa fargli trovare quella serenità tanto attesa. Si parla di un viaggio fisico e interiore allo stesso tempo, un viaggio che ha lo scopo di riaffermare la propria dignità, compromessa spesso da pregiudizi e violenza.

È una storia comune quella di Enea, di chi come lui ha perso una moglie in guerra, di chi ha perso un padre durante un viaggio, di chi ha fatto fatica per raggiungere quella tanto desiderata serenità.

E quindi Virgilio, che ha fatto da guida a Dante Alighieri nella sua Commedia, può essere oggi ancora guida per molti di noi.

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