Cronaca

Violenza sulle donne: 5 storie terribili di femminicidio

Dalla sedicenne Noemi alla pittrice Renata Rapposelli. I casi che hanno commosso l'Italia nel primi mesi del 2017

FEMMINICIDIO

Nadia Francalacci

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Nei primi 10 mesi del 2017 sono state 114 le donne vittime di omicidio volontario. Un dato sconcertante che conferma l’andamento registrato nel 2016.

Sono centoquattordici donne con altrettante storie tutte diverse tra loro ma che, purtroppo, hanno avuto un epilogo comune: la morte per mano di un familiare o un ex partner. Donne uccise per la loro voglia di vivere, di sorridere, di conoscere il mondo o semplicemente per la voglia di essere amate davvero e non di essere "oggetto morboso" di un uomo.

Panorama.it ha voluto ricordare cinque storie di donne, uccise nei primi mesi di quest’anno, che hanno commosso l’Italia con la loro storia. Alcune di loro sono state massacrate senza un apparente motivo e il loro corpo “gettato” via come un sacco di immondizia.

L'incredibile storia di Noemi

Una lite tra due famiglie e altrettanti adolescenti fragili, pieni di problemi e di “fantasmi”. Fantasmi che per Noemi Durini, 16 anni, originaria di Specchia, paesino in provincia di Lecce, hanno dato vita ad un incubo, senza fine, nella notte 3 settembre scorso.

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Noemi Durini in una foto tratta dal suo profilo facebook (ANSA/FACEBOOK)


Il suo fidanzatino, un anno più grande di lei, in piena notte la contatta, la passa a prendere in auto, la porta in un posto isolato e, dopo una lite, la uccide a pietrate. Poi, nasconde il suo cadavere sotto un cumulo di pietre di un muretto a secco in località San Giuseppe di Castrignano del Capo, a pochi chilometri da Santa Maria di Leuca.

Il ragazzo, dopo 12 giorni dall’omicidio non riesce a reggere la tensione e confessa. Oggi è accusato di omicidio volontario e con lui il padre, indagato per concorso in omicidio. In base alle prime indagini sarebbe stato l’uomo ad aiutare il figlio a nascondere il corpo o quantomeno a occultare le prove. Il ragazzo era un tipo conosciuto come violento. Era già in cura al Sert per uso di droghe leggere, aveva subito tre trattamenti sanitari obbligatori in un anno e aveva qualche guaio con la giustizia.

L'assassino incastrato dal figlio della vittima

Lo ha incastrato il figlio. Lo sfogo di un bambino di 10 anni, a sei mesi di distanza dall’omicidio della mamma, incastra l’assassino. "Papà e mamma litigavano, lui la picchiava, è stato lui...". Laura Pirri, assassinata a marzo, può essere orgogliosa del suo bambino. È stato lui a renderle giustizia in uno sfogo fatto alla nonna.

32 anni, di Rosolini, la donna era morta devastata da gravissime ustioni sul 40 per cento del corpo, causate dall'esplosione di una bombola di gas in casa. Ad ucciderla il compagno, Sebastiano Iemmolo, arrestato dalla Squadra mobile di Siracusa dopo le parole del piccolo. Il movente dell'orribile femminicidio? Una banale lite per venti euro. L'uomo chiedeva i soldi alla compagna che glieli avrebbe rifiutati. Per sei mesi questo femminicidio è rimasto catalogato come semplice incidente domestico.

La storia di Renata

La pittrice Renata Rapposelli, scomparsa in Abruzzo, è stata ritrovata morta sulla sponda del fiume Chienti, vicino Tolentino, nelle Marche. Chi è stato ad uccidere la donna e ad occultarne il cadavere in mezzo alla boscaglia con la speranza che la vegetazione e gli animali, potessero cancellarne le tracce?

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Renata Rapposelli, la pittrice di 64 anni scomparsa il 9 ottobre in una foto tratta dal sito di Chi L'Ha Visto - 3 novembre 2017 (ANSA/CHI L'HA VISTO)


Per il suo omicidio, ad oggi, sono indagati il marito e il figlio Simone con il quale lei ha sempre avuto un pessimo rapporto. La donna, molto religiosa, fin da quando Simone era bambino, lo credeva posseduto dal demonio. Spesso, in base a quanto dichiarato dal figlio, lo sottoponeva a riti di purificazione con secchiate di acqua benedetta gelata lanciate addosso, in piena notte, mentre lui stava dormendo.

Il giorno della sua scomparsa, la donna, separata dal marito, sarebbe andata a trovare proprio il figlio che non stava bene. Ma non ha fatto più rientro a casa e il suo cadavere è stato ritrovato dopo quasi due settimane dalla sua scomparsa.  

L'incontro fatale nella chat di incontri

Tiziana Pavani, 55 anni, invece, aveva conosciuto il suo assassino su una chat di incontri quattro anni prima. Tra di loro nasce una relazione saltuaria fatta di incontri di sesso e, per lui, anche di droga: cocaina. La storia tra Tiziana e il suo assassino è continuata fino al 12 gennaio scorso quando Luca Raimondo Marcarelli, 33enne, impugna una bottiglia di vetro piena e comincia a colpire in testa Tiziana mentre quest’ultima stava dormendo.

Poi, prima di uscire dall'abitazione, l’uomo apre il gas del piano cottura perché vuole cancellare le prove dell’omicidio incendiando la casa.

“Il mio cervello in quel momento era completamente in pappa per la cocaina", ha dichiarato lui ai magistrati, "Mi è venuto un attimo di schizzo". Luca Raimondo Marcarelli è stato condannato a 20 anni con rito abbreviato.

Ha vagato con il suo cadavere

Ha ucciso la fidanzata, poi ha vagato tutta la notte con il corpo di Nadia sul sedile del passeggero.  Appena ha iniziato ad albeggiare, si è presentato al comando della polizia stradale di Palmanova, in provincia di Udine, per costituirsi: il cadavere era sempre al suo fianco.

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Una foto di Nadia Orlando tratta dal suo profilo Facebook - 1 agosto 2017 (ANSA/FACEBOOK)


È finita così la storia tra Francesco Mazzega, 34 anni, di Spilimbergo, e una ragazza di 21, Nadia Orlando, residente a Dignano. I due erano colleghi di lavoro nell'azienda, dipendenti entrambi della 'Lima' di San Daniele del Friuli (Udine), una ditta specializzata in protesi ortopediche. Ma perché l'ha uccisa? È ancora un mistero.

Lui non ha saputo spiegarne i motivi. Si è costituito e basta. Una morte assurda, una vita spezzata. Un altro sorriso cancellato.

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