Cronaca

La minaccia dell'Isis sul Papa e l'Italia

Dopo l'esortazione a colpire l'Italia in un messaggio del 19 agosto lanciato su un canale Telegram, ora un video contro il Santo Padre

Isis minaccia il Papa

Nadia Francalacci

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L’ultima minaccia all’Italia e al simbolo della cristianità, arriva dal jihadista è Abu Jindal.

Il Daesh è tornato a minacciare Papa Francesco e con lui la città di Roma e il nostro Paese.  A farlo, giovedì 24 agosto, attraverso un video pubblicato su Al-Hayat Media Center, uno dei network ufficiali dell’organizzazione jihadista, è un giovane terrorista, Abu Jindal che in lingua inglese avverte il Pontefice e gli italiani che Roma non sarà risparmiata dall’esercito dell’Isis.

“Ricordate questo miscredenti- minaccia Abu Jindal - saremo a Roma”.

Nel filmato della durata di poco più di un minuto girato nella città di Marawi, nelle Filippine, si vedono le immagini di numerosi jihadisti mentre devastano statue di Cristo e della Madonna e strappano un poster con il volto di Papa Bergoglio.  

Si intensificano le minacce all'Italia

Il video pubblicato il 24 agosto con le minacce rivolte all’Italia e ai cristiani, arriva non solo a pochi giorni dall’attentato a Barcellona e ad un altro messaggio diffuso su Telegram sabato scorso ma, soprattutto, nelle stesse ore in cui la Coalizione sta portando avanti un forte attacco a Raqqa, ultima roccaforte dei terroristi e che vede quest’ultimi in fortissima difficoltà.

Questo è un particolare estremamente importante. È proprio l’arretramento in Siria a preoccupare, ormai da moltissimi mesi, i servizi di sicurezza europei e quindi anche l’intelligence del nostro Paese.

Infatti, il video di ieri, il primo girato nelle Filippine e rivolto all’Italia, rientra in una pressante campagna intimidatoria di Daesh che si è intensificata nel corso del 2016 e che si è inasprita sia nei toni che nella frequenza, nei primi otto mesi del 2017: un susseguirsi di minacce video o proclami diffusi sui vari network caratterizzati dalle immagini dei nostri monumenti storici nazionali, del Pontefice e della città di Roma.

Proprio quest’ultima si è confermato il tema dominante, il punto fermo del messaggio mediatico di lotta agli infedeli in Occidente.

L'Italia è il primo degli obiettivi degli jihadisti

La conquista di Roma è stata motivata come una delle priorità sui vari siti jihadisti, per ruolo assunto dal nostro Paese nella lotta internazionale al terrorismo e nella stabilizzazione delle aree di crisi, prima fra tutte la Libia.

La possibilità reale e concreta che “lupi solitari” o cellule di terroristi composte anche da foreing fighters di rientro dalla Siria, si attivino sul nostro territorio, è stata testimoniata dall’operazione “Terre Vaste” condotta dalla Polizia di Stato e dai carabinieri del ROS, il 28 aprile 2016, che ha portato a sei ordinanze di custodia cautelare a carico di altrettanti soggetti residenti nel nostro Paese e a numerose espulsioni eseguite nei mesi successivi.

Il reato contestato fu quello di partecipazione ad associazione con finalità di terrorismo anche internazionale.

Chi ha pianificato attentati in Italia

Moutaharrik Abderrahim, pugile aspirante martire del Califfato,  era residente a Lecco. Lui, atleta di boxe thailandese di un certo livello, e sua moglie Salma Bencharki volevano partire per il jihad nei territori di guerra tra la Siria e l’Iraq portando con sé anche i due figli di 2 e 4 anni.

Con loro doveva partire anche un marocchino di 23 anni, residente in provincia di Varese, fratello di un foreign fighter espulso dall’Italia nel gennaio 2015.

Gli aspiranti terroristi, intercettati mentre ipotizzavano un attentato a Roma, erano in contatto con un’altra coppia residente sempre in Lombardia, composta di due aspiranti jihadisti già partiti verso la regione siro-irachena sempre nel febbraio 2015.

L'attività investigativa, in quella occasione, evidenziò anche il ruolo svolto da uno straniero il quale, partito dall'Italia nel 2015 con la famiglia per raggiungere il Califfato, ha messo in atto nei confronti di soggetti presenti in territorio nazionale, su indirizzi dettati da Daesh, una sistematica attività di persuasione, esortandoli ripetutamente a non raggiungere le terre del Califfato ma, piuttosto, ad agire in Italia.

Cresce il rischio di attentati domestici

Non a caso è stata registrata dall’intelligence italiana, così come di altri Paesi europei, una diminuzione delle partenze di foreign fighters dal territorio nazionale che potrebbe corrispondere, alla luce delle esortazioni dettate dal Daesh, proprio ad un aumento del rischio di attacchi "domestici".

L'ultimo messaggio su Telegram

Un canale della piattaforma Telegram legato all’Isis, The Islamist, ha indicato l’Italia come prossimo obiettivo: “After the Islamic State (IS) claimed credit for the recent attacks in Spain and Russia, a pro-IS Telegram channel suggested Italy as its next target”.

Poi una scritta in Italiano: “Devi combatterli”.

Lo ha precisato anche il Site, il sito Usa diretto da Rita Katz di monitoraggio dell’estremismo islamico sul web dopo aver registrato, il 19 agosto, questo messaggio di minaccia all’Italia che la indica dopo la Russia e la Spagna, il prossimo bersaglio. 

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