Cronaca

Roma buca aperta

E' la città più pericolosa d'Italia per morti ed incidenti causa manto stradale dissestato. Ed ora indaga la Magistratura

buche-Roma

Carlo Puca

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«Con la macchina sono entrato in una voragine a Piazza Venezia e sono risbucato direttamente a San Pietro…». C’era una volta l’ironia sulle buche di Roma, quando freddure memorabili gigioneggiavano sulla sindaca Virginia Raggi e l’incapacità della sua giunta a riparare il manto stradale più dissestato d’Europa. Ora, però, il politicamente corretto imposto dal nuovo governo nazionale (altrimenti detto «giallorosso») ha diramato i suoi effetti pure sul governo locale «giallo e basta». Tuttavia, non è un male. Perché per anni battute, frizzi e lazzi sono serviti a occultare un effetto tragico, il record italiano di incidenti e una strage quotidiana. Sulla mancata manutenzione delle strade della Capitale, la magistratura ha aperto un’inchiesta che invece di pedoni, automobilisti e motociclisti potrebbe stavolta travolgere il Campidoglio. Prima i dati, impietosi. Nel primo semestre del 2019 si sono verificati in città 15 mila sinistri: il 67 per cento degli incidenti riguarda le auto, il 20 moto o scooter, il resto pedoni e ciclisti. Soltanto fino alla metà di settembre del 2019 Panorama ha contato 103 «morti di strada» nell’area metropolitana di Roma. Non dipendono tutti dalle buche, ma almeno il 30 per cento sì.

Quanto al 2018, il conteggio di Aci-Istat indica Roma come la città più pericolosa d’Italia con 143 morti, un dato inconcepibile se confrontato con le 49 vittime di Milano, le 33 di Torino, le 32 di Napoli. Dunque, un terzo degli impatti più devastanti nelle metropoli italiane avviene a Roma (143 su 445 in totale). Tra l’altro, rispetto al 2017, a Roma i decessi sono cresciuti da 129 a 143 ed è grave anche la situazione dei pedoni: nelle 14 metropoli, le vittime sono state 152 in tutto il 2018, e oltre un terzo sono nella Capitale.

«Le strade romane non solo hanno bisogno di asfalto, ma anche di una riprogettazione con elementi fisici che rallentino le velocità e proteggano pedoni e ciclisti. Altrimenti la Polizia locale interverrà sempre dopo gli eventi e mai prima» denuncia Stefano Giannini, segretario romano del Sulpl Diccap, il sindacato degli agenti delle municipali: «L’amministrazione si riempie bocca e social con le strade nuove, ma sono sempre le stesse con un po’ di maquillage, una semplice aggiunta d’asfalto».

Giannini ha ragione da vendere, il «maquillage» può uccidere, anzi lo ha già fatto. Il caso più eclatante è del 24 luglio 2019. Edoardo Giannini, un ragazzo di 23 anni omonimo del sindacalista, si è schiantato dopo aver perso il controllo del suo scooter, per colpa di una buca, rattoppata per tre volte nelle settimane precedenti l’incidente. Insomma, nonostante l’intervento degli operai, la strada si è poi crepata più volte. Fino all’impatto in cui è morto Edoardo. A proposito di maquillage, l’inchiesta aperta dalla Procura di Roma per omicidio colposo (dopo la denuncia depositata dai familiari del ragazzo) chiarirà la qualità dei rattoppi e il fatto, grave, che per 72 ore nessuno sia intervenuto a sistemare l’ultima voragine apertasi sul selciato.

Tra l’altro al centro delle indagini c’è un’arteria fondamentale, la Tangenziale est, all’altezza dello svincolo di viale Somalia, una delle strade cruciali per la viabilità. Ecco, in quel tratto la gestione spetta a un dipartimento del Campidoglio che si chiama «Simu» (Sviluppo infrastrutture e manutenzione urbana).

Proprio come nel caso della via Ostiense, sulla quale è morta Elena Aubry. Elena era una bella ragazza di 25 anni. Studiava da avvocato e ha avuto l’incidente il 6 maggio 2018, tra la stazione di Ostia Antica e quella di Lido Nord, un tratto tormentato da abnormi rigonfiamenti per le radici degli alberi che, in molti casi, spaccano l’asfalto. Le sue spoglie, tuttavia, hanno trovato pace solo il 12 maggio 2019, a più di un anno dalla morte, quando i magistrati ne hanno autorizzato la sepoltura. In questo giorno malinconico sua madre Graziella ha trovato l’affetto spontaneo di centinaia di motociclisti sconosciuti ma accorsi per abbracciarla. «Guardando quella folla di ragazzi mi è venuto da chiedermi» ha detto in lacrime Graziella «come fare per impedire che altri muoiano per motivi tanto banali? Chi li proteggerà?».

Appello più che mai opportuno. Troppi giovani muoiono con facilità sulle strade di Roma. Come Luca Tosi Brandi, appena vent’anni d’età e già una persona speciale. Fin da bambino, infatti, aveva imparato a prendersi cura del fratello maggiore, colpito da una grave malattia. Proprio per questo aveva maturato un obiettivo: aiutare le persone in difficoltà, come se il mondo dei disabili fosse una grande famiglia allargata. Si era quindi iscritto a Scienze infermieristiche e dava gli esami da studente modello.

Quel mercoledì di dicembre del 2018 saluta la fidanzata e i professori, monta in sella alla sua Yamaha, imbocca via di Labaro a Roma Nord e si va a schiantare. Una testimone, una badante sudamericana, lo vede sbandare paurosamente su una serie di avvallamenti dell’asfalto prima del numero civico 125. «Andava a zig zag, non riusciva a riprendere l’equilibrio della moto, mi sono scansata per evitarlo, poi è andato a sbattere contro un muro» ha raccontato alla mamma del ragazzo, Antonella Grenga, che per rintracciarla ha bussato a tutte le porte del quartiere. «Non riesco a darmi pace: non si può perdere un figlio per colpa di una buca. Anche se vai piano in moto, su un asfalto disastrato, non c’è scampo. Quanti altri ragazzi dovranno morire? E quante altre mamme moriranno di dolore con loro?», si chiede oggi Antonella.

Le due donne, Antonella e Graziella, si sono unite nel dolore e nella guerra alla sciatteria del Campidoglio e hanno preso come avvocato Domenico Musicco, presidente dell’Associazione nazionale vittime incidenti stradali. Musicco ha le idee chiare sull’argomento, maturate con l’esperienza: «Le carenze infrastrutturali causano il 30 per cento degli schianti mortali. Buche ovunque, strisce che si cancellano, segnaletica carente». E Roma, aggiunge, «è in pole position».

Parallela corre la battaglia dei consumatori del Codacons. Il suo presidente, Carlo Rienzi, considera «il bilancio delle vittime sulle strade di Roma un bollettino di guerra». È evidente, aggiunge «che esiste un problema di sicurezza stradale nella Capitale, causato sia dalla carenza di controlli da parte delle forze dell’ordine sia dalla drammatica manutenzione delle strade, con buche e voragini che rendono sempre più insicuro l’asfalto». Per ora, purtoppo, la strage va avanti. n

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