Cronaca

La Puglia violenta: a Foggia ancora morti

Dopo pochi giorni dalla strage di San Marco in Lamis, i militari arrestano un membro del clan Li Bergolis. Intanto si continua a sparare per strada

auto controlli CC ansa

Nadia Francalacci

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A Foggia si torna a sparare. Per strada, come nel Far West. E si continua a morire.

Sono trascorsi appena venti giorni dalla strage compiuta a San Marco in Lamis, il 9 agosto scorso, nella quale sono stati uccisi il boss Mario Luciano Romito, suo cognato Matteo De Palma e due fratelli, Luigi e Aurelio Luciani, che nelle strade pugliesi torna a scorrere il sangue.

Il primo ad essere ucciso il 22 agosto scorso, è stato Vincenzo Longo, 56 anni, crivellato in pieno petto da diversi colpi di arma da fuoco, a pochi metri dalla propria abitazione, nei pressi del cavalcavia della città di Cerignola. Era l’ora di pranzo.

Due giorni dopo, stessa cittadina e stessa sorte, è toccata al pregiudicato Stefano Tango, 46 anni, freddato con un unico colpo di pistola in pieno volto mentre stava camminando nei pressi del cimitero del paese foggiano. Erano circa le 10 del mattino.

Due omicidi in due giorni che non sembrano legati alle faide mafiose locali, ma che ne ricalcano appieno le modalità: sparatorie in pieno giorno, nel cuore di centri storici o in strade centrali e in mezzo a decine di passanti.

A Foggia sembra non esserci nessun timore a sparare e nessuna paura a farlo tra decine di testimoni.

Una giustizia "fai da te"

Dopo il clamore mediatico che è seguito alla strage di San Marco in Lamis, sembrano essere tornati immediatamente il silenzio e l’indifferenza su quella zona della Puglia dove, da anni, non solo imperversano faide mafiose sanguinarie ma dove sembra esistere una concezione di giustizia “fai da te” portata a segno a colpi di grilletto.

Insomma, una regione d’Italia che pare non avere leggi e non avvertire nessun timore dello Stato.  

Domenico Seccia, magistrato, autore di due saggi sulla mafia pugliese e ex Procuratore di Lucera, per questo profondo conoscitore dei clan e del territorio, all’indomani della strage del 9 agosto, dichiarò:  “Il susseguirsi degli omicidi compiuti in pieno giorno, in mezzo alla gente, indicano una mafia che ha il pieno controllo del territorio. Anzi, ha una sovranità territoriale che neppure le altre organizzazioni mafiose possiedono”.

Poi aggiunse:  “La sicurezza e la frequenza con la quale uccide denota l’assenza di timore della reazione dello Stato. È proprio questa sicurezza che ha permesso alla mafia foggiana di prendere il controllo di interi quartieri rendendoli impenetrabili e di disseminare sul territorio migliaia di “vedette” con le stesse caratteristiche e finalità di quelle della mafia campana o di Cosa Nostra”.

Infatti, lo Stato sembra ripetere con la criminalità pugliese, gli stessi errori di sottovalutazione commessi inizialmente con il clan dei Casalesi e con il territorio casertano.  

La ferocia di un territorio

Ma se in questi due ultimi omicidi non vi è la diretta “mano” della mafia pugliese, vi è senz’altro la ferocia di un territorio nel quale rimane semplice impugnare un’arma, sparare e uccidere. Senza curarsi in alcun modo delle conseguenze. Una ferocia che non può essere ignorata.

Gli omicidi di Vincenzo Longo e del pregiudicato Stefano Tango sono stati portati a segno nelle stesse ore in cui i carabinieri di Foggia arrestavano, in flagranza di reato, per detenzione illegale di una pistola a tamburo calibro 38, il pluripregiudicato 34enne Enzo Miucci, ritenuto elemento di spicco del clan mafioso Li Bergolis di Monte Sant'Angelo, nel Foggiano.

I militari, dopo averlo arrestato, hanno perquisito la sua abitazione e i luoghi frequentati dall’uomo ipotizzando che Miucci potesse detenere altre armi a cui poter rapidamente ricorrere per qualsiasi evenienza proprio in considerazione del clima tesissimo che si è venuto a creare nella zona, dopo l'agguato compiuto a San Marco in Lamis.

Paura e tensione dopo la strage di San Marco in Lamis

Una tensione denunciata più volte anche in passato da alcuni esponenti politici locali, e ribadita all’indomani dell’omicidio di Stefano Tango.

Il Governo non sembra interessato a rafforzare un senso di sicurezza che i nostri concittadini hanno perso da tempo- ha dichiarato  la vice coordinatrice regionale di Forza Italia Puglia, Federica De Benedetto - nonostante le forze dell'ordine facciano il possibile con i mezzi che hanno a disposizione, le nostre città restano insicure”.

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