Cronaca

Ong e migranti, il ruolo di Medici Senza Frontiere

L'inchiesta di Panorama che raccontava come alcuni uomini dell'Ong fossero al centro della prima inchiesta della Procura di Trapani

soccorso migranti

Carmelo Abbate

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UPDATE: Il 5 agosto sono tornate a far notizia le indiscrezioni sul fatto che Medici senza frontiere sarebbe inclusa tra le Ong finite nel mirino della Procura di Trapani che indaga sulle "consegne concordate" dei migranti in alto mare. Nelle ultime notizie di stampa, dicono a Msf, non c'è nulla di nuovo: solo vecchie accuse a cui non sono mai seguite azioni. E infatti è vero.

Come spiegato nell'inchiesta di copertina del maggio scorso, Panorama aveva raccontato di un'indagine aperta contro ignoti con l'ipotesi di reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Al centro delle indagini il comportamento di una decina di appartenenti a Medici Senza Frontiere.

"Fin da allora ci siamo messi a disposizione delle Procure per fornire qualunque spiegazione richiesta su ogni nostra attività e ribadiamo questa totale disponibilità, insieme all'auspicio di avere indicazioni precise sugli episodi eventualmente contestati. Auspichiamo che venga chiarito al più presto ogni dubbio per porre fine a questo stillicidio di accuse che continua ad avvelenare il clima". Ecco come era andata e i contenuti dell'inchiesta.

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L'organizzazione non governativa al centro dell'inchiesta della Procura di Trapani è Medici senza frontiere.

L'ipotesi di reato è favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Il fascicolo di indagine aperto dai magistrati siciliani agli inizi di febbraio è per il momento a carico di ignoti, ma una decina di appartenenti alla più importante organizzazione umanitaria al mondo sono oggetto di approfondimenti da parte degli uomini della polizia di Stato.


Non si tratta di semplici operatori o marinai delle navi, vale a dire di figure di secondo piano, ma di esponenti che occupano ruoli decisionali. Alcuni italiani, altri stranieri. L'inchiesta non è circoscritta all'operato di una singola nave incappata in una maldestra o illecita operazione di salvataggio, ma coinvolge ruolo e missione di Medici senza frontiere nel Mar Mediterraneo.

Gli inquirenti si sono mossi dopo aver accertato, con un valore indiziario tale da consentire l'apertura di un fascicolo d'indagine, un primo profilo di illiceità: ovvero operazioni di salvataggio sospette, nel senso che sono state condotte senza aver ricevuto un Sos da parte di natanti in difficoltà, e neppure una richiesta di intervento da parte del Centro di coordinamento del soccorso marittimo della Guardia costiera italiana.

In buona sostanza, la Procura di Trapani riterrebbe sufficientemente provati diversi comportamenti anomali delle navi di Medici senza frontiere che si sarebbero mosse come per andare a un appuntamento a ridosso delle acque libiche, e dopo aver fatto salire a bordo i migranti avrebbero poi puntato dritto verso le coste siciliane, violando in questo modo le leggi che regolano il soccorso in mare e che prevedono lo sbarco nel porto più vicino e più sicuro.

La forza dell'ipotesi investigativa deriva dal fatto che gli elementi concreti che hanno fatto partire l'indagine sono stati forniti dagli stessi operatori di Medici senza frontiere. Proprio così, i membri dell'equipaggio delle navi hanno raccontato ai poliziotti le anomalie nelle operazioni di salvataggio, delle quali avevano conoscenza diretta.

Cosa è successo

Perché lo hanno fatto? Tutto inizia da una rissa a bordo di una delle navi della Ong, sedata dagli uomini della polizia di Stato. Durante i colloqui per la stesura dei verbali gli investigatori captano delle anomalie su alcuni movimenti in mare poco chiari agli stessi marinai. Si procede con interrogatori incrociati ed emergono elementi messi a verbale su improvvise partenze in direzione della Libia, senza aver ricevuto una richiesta di soccorso e neppure un ordine di intervento da parte delle autorità italiane, e su strani incontri in alto mare con i migranti.

Siamo ai primi di febbraio di quest'anno. La Procura di Trapani apre un fascicolo e delega la polizia di Stato. Parte ufficialmente l'indagine che passa al setaccio tutta l'attività di Medici senza frontiere, l'organizzazione non governativa più grande al mondo, con base a Ginevra, sedi operative in Belgio, Francia, Olanda, Spagna e Svizzera, e 21 sezioni territoriali tra le quali l'Italia, che è presieduta da Loris De Filippi.

Medici senza frontiere ha iniziato le sue operazioni di salvataggio nel Mediterraneo nel maggio 2015. Fino a marzo di quest'anno ha soccorso e assistito in mare più di 56 mila persone, la maggior parte delle quali sbarcate in Italia. Nel solo 2016, rispetto al totale di 181.436 arrivi sulle nostre coste, ben 23.532 sono per mano di Medici senza frontiere: una persona su sette. L'organizzazione non governativa ha operato con diverse navi, i cui movimenti sono stati passati al setaccio dalla procura di Trapani.

La prima è Dignity I, attiva da giugno a dicembre 2015, poi da aprile a novembre 2016, quando è salpata da Malta in direzione della Spagna, dove si trova attualmente.

Nel periodo in cui è stata impegnata nel Mediterraneo, la nave ha fatto registrare due avvicinamenti al limite delle acque territoriali libiche, il cui confine è a 12 miglia dalla Libia: il 28 agosto 2016 si è inoltrata fino a 13,4 miglia marine, mentre il 16 novembre è arrivata fino a 12,6 miglia. Ma il 6 luglio 2016 la nave si è spinta oltre il limite fino a 11 miglia.

La nave Bourgon Argos è stata operativa da maggio a dicembre 2015, poi da aprile a novembre 2016. Dai dati di bilancio emerge che Medici senza frontiere per la missione di questa imbarcazione ha speso 5.238.422 euro nel 2016, il 29 per cento dei quali coperto con le donazioni in dichiarazione dei redditi. Il 17 agosto 2016 è stata oggetto di un attentato mentre si trovava in acque internazionali a nord della costa libica: un motoscafo non identificato si è avvicinato con uomini a bordo che hanno iniziato a sparare in direzione della nave.

Il mese prima, il 10 luglio, l'imbarcazione si era spinta fino a 12 miglia dalla costa. Dopo l'incidente è rimasta ferma per un periodo in Sicilia, attualmente è attraccata in Egitto. La nave Vos Prudence è entrata in azione il 21 marzo 2017, dopo aver lasciato il porto maltese di La Valletta. L'imbarcazione si è spinta molto a ridosso delle coste libiche, a 17 miglia circa, nelle giornate del 26 marzo, 1-2 aprile, 14 aprile, 19 aprile, 1-3 maggio.

Il 7 maggio ha passato il confine ed è arrivata fino a 8 miglia dalla Libia. Infine c'è Acquarius, barca gestita in collaborazione con Sos Mediterranéé (Ong fondata dal capitano della marina mercantile tedesca Klaus Foegel), che ha speso la media di 11 mila euro al giorno a partire dall'aprile dell'anno scorso. Acquarius è l'unica che opera anche durante la stagione invernale, e nel 2016 ha fatto registrare un costo complessivo di 4 milioni di euro. In alcune occasioni si è spinta fino a circa 12 miglia marine dalla costa libica: il 5 maggio di quest'anno, il 5 luglio e il 21 agosto 2016.

L'inchiesta condotta dalla Procura di Trapani avrebbe accertato non soltanto l'anomalia di viaggi a ridosso delle coste libiche, in alcuni casi senza alcuna chiamata, ma starebbe valutando anche la consistenza investigativa di contatti tra personale della nave e soggetti situati sulla terraferma in Libia, la cui identità è in corso di approfondimento perché si ipotizza possano essere addirittura dei volontari della stessa organizzazione operanti nel Paese africano.

Poi si cerca di tracciare movimenti e origine dei finanziamenti.
Nel 2016 Medici senza frontiere ha raccolto 38 milioni di euro, ai quali vanno aggiunti oltre 9,7 dalle donazioni attraverso le dichiarazioni dei redditi, e 3,3 da agenzie e fondazioni come quella di George Soros, il filantropo con la passione per la geopolitica che combina guai.

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