Lo Stato dietetico voluto da Ursula von der Leyen si ferma ai cancelli delle multinazionali. Com’è noto il BeCa, documento anticancro dell’Ue copiato pedissequamente da quello dell’Oms, dove le influenze dei grandi gruppi industriali sono pari a quelle di Big-pharma, si diffonde a descrivere il vino come veleno potenzialmente mortale, il prosciutto come attentato alla salute, ma poco, anzi pochissimo dice sui cosiddetti cibi ultraprocessati. La ragione politica ed economica che guida Bruxelles è più che evidente: spostare risorse dall’agricoltura – e dunque dalla sovranità alimentare – agli investimenti in armamenti, incentivare i succedanei alimentari nella convinzione che ci si può rifornire all’estero di ciò che ci serve a nutrirci.
I tagli annunciati alla Politica agricola comunitaria – è una botta di circa il 30% pari a 100 miliardi in sei anni – vanno in questa direzione. Mangiate, cari europei, tutto ciò che non deriva dai campi. Contro questa visione prima Francesco Lollobrigida, con il conforto di tutte le associazioni agricole, e poi in prima persona Giorgia Meloni si sono schierati nel recentissimo Consiglio europeo che discute il prossimo bilancio comunitario su cui non c’è accordo alcuno tra i 27 divisi tra frugali (capeggiati dalla Germania, che vogliono i tagli) e pro-coesione, capitanati dall’Italia che difendono i fondi agricoli, quelli rurali e quelli per lo sviluppo dei territori.
Il verdetto capovolto di Bruxelles tra semafori verdi all’industria e schiaffi alle eccellenze
In questo contesto lo Stato dietetico della Von der Leyen approva le patatine e boccia il Parmigiano Reggiano, dice sì agli energy drink, ma penalizza il Brunello di Montalcino con un implicito attacco alla dieta mediterranea patrimonio dell’Unesco. Qui si parla di tanti quattrini mettendo in gioco la salute dei cittadini.
Per comprenderlo basta riferirsi a un documento abbastanza “clandestino” circolato un paio di anni fa in cui Emanuele Marconi, già direttore del Centro di ricerca alimenti e nutrizione del Crea, dunque un centro del governo in contrasto con la linea del ministro per l’Agricoltura e la Sovranità alimentare, sosteneva che «bisogna frenare l’utilizzo di questa terminologia e coalizzare tutte le forze industriali» perché «nonostante la Fao – di cui è vicedirettore l’ex ministro agricolo italiano Maurizio Martina – accogliendo la classificazione Nova e alcune linee guida per una sana alimentazione promosse da alcuni Paesi europei ed extraeuropei raccomandino di limitare il consumo di prodotti ultraprocessati, appare del tutto improprio includere tale raccomandazione nelle politiche di salute pubblica».
Infatti nei documenti della Commissione il riferimento ai cibi ultraprocessati è molto sfumato. I fatturati battono la salute. Giusto per avere un’ idea in Italia si consumano 6 mila tonnellate di patatine fritte: i tre principali marchi fatturano 652 milioni di euro. I ricavi complessivi degli snack salati è pari a 921 milioni. Le merendine, invece, fatturano 1,4 miliardi e il 72% delle famiglie italiane le consuma abitualmente per un totale di 192 milioni di chili.
Il giro d’affari delle salse pronte sfiora il mezzo miliardo, ma solo di maionese ne consumiamo per 180 milioni da accompagnare a 72 milioni di chili di wurstel (valore 315 milioni). Il mercato dei prodotti da forno elaborati, degli snack fuori pasto vale 7,9 miliardi di euro (di cui l’80% sono prodotti dolci con un boom dei distributori automatici: più 6,7% di fatturato nell’ultimo anno), i piatti pronti consumati in Italia valgono 3,2 miliardi di euro con un mercato che in dieci anni ha fatto più 254% e c’è l’esplosione degli energy drink di cui si bevono 75 milioni di litri.
L’allarme degli scienziati contro le formulazioni industriali iperappetibili
Il segretario generale della Coldiretti – un milione e mezzo d’imprese associate – Vincenzo Gesmundo ha perciò in programma di lanciare una class action contro questi alimenti così come è stata stoppata la diffusione della carne sintetica. Il conforto a questa posizione viene dai medici. Carlos Augusto Monteiro, ideatore della classificazione Nova – divide gli alimenti in quattro gruppi a seconda dei processi trasformativi che subiscono verificandone l’impatto su salute e metabolismo – è uno dei più affermati epidemiologi del mondo e al Forum Coldiretti ha affermato: «I cibi ultratrasformati sono progettati per essere iperappetibili, per essere irresistibili, si usano allo scopo sostanze ricavate da colture ad alta resa, come mais, soia, grano e canna da zucchero che consentono di abbattere i costi degli ingredienti e di aumentare i margini. Coloranti, aromi e altri additivi permettono poi di trasformare queste basi in prodotti capaci di imitare sapore, aspetto e consistenza degli alimenti».
Del sistema di classificazione Nova che va contro gli interessi industriali, l’Ue non vuole neppure sentir parlare, mentre del Nutri-score – l’etichetta a semaforo che promuove le patatine e se la piglia con l’olio extravergine di oliva – creato dal francese Serge Hercberg, che piace tanto alle multinazionali della nutrizione e della grande distribuzione, a Bruxelles si erano innamorati. Serve – sostengono tanto il professor Antonio Gasbarrini del Gemelli quanto il professor Alberto Villani pediatra del Bambin Gesù – creare una barriera contro il diffondersi di malattie non trasmissibili legate alla cattiva qualità e alla sregolatezza nell’alimentazione.
In particolare Villani sottolinea: «Parlare di malattie croniche nell’età evolutiva fino a due decenni fa pareva fantascienza e invece oggi ci misuriamo con una sempre maggiore incidenza di patologie cardiache, d’insorgenza di diabete, di scompensi nella crescita dovuti a cattiva alimentazione».
Le stime di Carlos Augusto Monteiro pubblicate su Lancet non lasciano molto spazio ai dubbi: l’eccesso di consumo di cibi ultraformulati (dalle merendine agli energy drink, dai precotti agli snacks) porta a un aumento di diabete di tipo 2 del 25%, della depressione del 23%, genera sovrappeso e obesità con un incremento del 21%, mortalità cardiovascolare aumentata del 18%. In Italia circa il 19% dei bambini tra gli 8 e i 9 anni è in sovrappeso e il 9,8% è obeso ed è solo un parzialissimo dato. Al punto che il ministro della Salute Orazio Schillaci sottolinea: «Dopo il Covid siamo tornati a essere il secondo Paese più longevo al mondo e questo in gran parte è dovuto oltreché alla assoluta professionalità dei nostri sanitari al ricorso alla dieta mediterranea: è indispensabile per la prevenzione che si torni ai cibi secondo campagna: del resto il Censis ci dice che per il 90% degli italiani la dieta mediterranea è quella da seguire».
Dalle trappole del carrello al ritorno inevitabile della campagna
Dalle intenzioni ai fatti però c’è un’enorme distanza. Secondo l’Istituto superiore di sanità solo il 5% degli adulti la segue regolarmente e l’84% ha un’adesione moderata alla “mediterranea”. Eppure, sempre secondo il Censis, tre italiani su quattro dichiarano di essere stati ingannati a tavola da ingredienti non salutari o da cibi che vengono dall’estero senza regole di reciprocità con la qualità nazionale, mentre due italiani su tre vorrebbero che i cibi ultra-trasformati fossero banditi dalle scuole e dagli ospedali anche se solo il 49% verifica gli ingredienti di snack salati industriali, il 46% lo fa per le merendine, il 45% per dolciumi e caramelle e il 41% per le barrette proteiche e solo il 26% per gli energy drink.
Come dice Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, non si tratta di una battaglia di campagna contro industria, ma di fornire al consumatore informazioni corrette e di incrementare la consapevolezza che dal cibo buono dipende la salute.
Come avverte il centro di ricerca Aletheia, in Italia si spendono 13 miliardi di euro all’anno per curare malattie non trasmissibili. Le alternative come la carne sintetica e gli insetti hanno fallito. Believer Meats e Meatable, le due più grosse società che volevano produrre bistecche da replicazione cellulare, sono saltate per aria, così come Beyond Meat, che sviluppa la carne vegetale. è in forte crisi. Italian Cricket Farm, Ynsect, Fuccib Italia, per citarne alcune, hanno preso atto che fare affari con gli insetti nel piatto è arduo.
Nonostante l’Unione europea abbia cercato in tutti i modi di finanziare e incentivare gli alimenti alternativi. La spesa dunque meglio farla in campagna, mangiando cibi con pochi ingredienti naturali come predica la dieta mediterranea. L’inganno a tavola evidentemente non è servito.
