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Inter, lezione al Como e segnale al campionato

Inter, lezione al Como e segnale al campionato
L’abbraccio tra Thuram e Pio Esposito (Getty Images)

Chivu domina Fabregas (che non esce però ridimensionato). Cosa ha detto la sfida di San Siro

Più dell’effetto, tre punti in cascina per restare incollata alla Lazio capolista, può il modo con cui l’Inter ha maltrattato il Como nel faccia a faccia di San Siro. Fabregas arrivava a Milano in scia allo spettacolare show di Champions League, con gli occhi del mondo addosso e con un esame di laurea da tentare per capire la dimensione domestica dopo aver stupito in Europa. E’ stato ricacciato indietro, sconfitta che non fa male dal punto di vista numerico a una squadra che anche quando perde impara (slogan abusato, ma che per i lariani può essere utilizzato) ma che lascia la sensazione di un divario ancora da colmare.

E’ un messaggio a tutto il campionato, quello che l’Inter ha voluto lanciare nell’ultima fatica prima della sosta. Il derby perso è alle spalle, nella testa degli avversari deve restare la ferocia agonistica con cui gli uomini di Chivu hanno azzannato il Como nel primo quarto della sfida: dominio assoluto, fisico, tecnico e tattico. Siccome gli altri, cioè i lariani, hanno dimostrato di non essere arrendevoli con nessuno è chiaro che i campioni d’Italia abbiano voluto marchiare a fuoco la propria primogenitura sul campionato.

Non sorprende perché è un marchio di fabbrica di queste stagioni interiste: tante volte chi è salito a San Siro per presentare le proprie credenziali è stato rispedito a casa a rifare i compiti. E’ la forza mentale di una squadra destinata a una stagione da protagonista in Italia e, se sistemerà alcune amnesie, anche in Europa. Oltre al risultato ci sono molti segnali confortanti per Chivu, ma quello più evidente è che piano piano (con un certo ritardo) il mercato estivo sta cominciando a fare effetto: vedere Spence sulla fascia destra ha lenito almeno per una sera la nostalgia di Dumfries, ad esempio.

Pagina voltata dopo il derby, sia a Rotterdam che con il Como. Due partite, cinque gol fatti e zero subiti concedendo agli attaccanti avversari la miseria di tre conclusioni nello specchio della porta di Martinez. Per chi aveva trascorso le settimane precedenti a interrogarsi sull’improvvisa fragilità difensiva, un bel segno di progresso e una cattiva notizia per gli altri a cominciare da Lazio e Roma che duellano nelle zone altissime della classifica. Il Como non esce ridimensionato per nulla. Forse ha inciso la sbornia di Lens, forse. Ma anche fosse così si tratta di un passagggio di crescita necessario.

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