Cronaca

Perché in Italia essere madri lavoratrici è tanto difficile

Dai social ha preso il via una sorta di #MeToo delle mamme discriminate sul posto di lavoro. Ecco da dove è partita la catena

Mamme lavoratrici

Barbara Massaro

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"Bella la vita a uscire dall'ufficio alle cinque di pomeriggio"; "Ti sei riposata, eh? Dopo tutti questi mesi a casa"; "Da quando sei diventata mamma sei meno produttiva". Sono solo alcune delle frasi che le neo mamme lavoratrici si sono sentite dire prima, durante e dopo la maternità da colleghi, capiufficio o titolari delle aziende.

Si tratta di frasi tanto ingenue quanto ricorrenti che attingono da un serbatoio di luoghi comuni radicato nell'immaginario collettivo che evidenzia il rapporto errato che esiste in Italia tra la maternità e il lavoro.

Il video della Pozzolis Family

A denunciare questo male endemico alla società è stato un video pubblicato alla vigilia del primo maggio dalla pagina Facebook The Pozzolis Family, la fan page da 555.000 "Mi piace" curata dal duo comico (e coppia nella vita) formato dagli attori Gianmarco Pozzoli e Alice Mangioni.

Si tratta di una pagina che racconta con ironia e cinismo i piccoli grandi problemi che ogni giorno una famiglia con figli piccoli deve affrontare.

Video, foto e post che strappano sorrisi, ma fanno riflettere.

In particolare è diventato virale il video creato dalla Mangioni (madre di due bimbi piccoli) che s'intitola Cose da non dire alle mamme lavoratrici.

In quattro minuti l'attrice elenca tutta una serie di luoghi comuni subiti dalle mamme nel difficile passaggio che le trasforma da donne lavoratrici a madri lavoratrici.

I peggiori luoghi comuni

"Possibile che i tuoi figli si ammalino sempre di venerdì?" chiede in capo in ufficio; "Ma non ci sono i nonni a occuparsi di loro?" commenta il collega alla macchinetta del caffé; "Alla fine dovevi scegliere: o la carriera o la famiglia" chiosa il vicino di posto in mensa.

E putroppo in Italia la realtà è proprio questa. Le donne quasi ovunque sono costrette a scegliere tra lavoro e figli e alla fine scelgono la famiglia. A confermarlo sono i dati forniti dall'Ispettorato nazionale del lavoro.

Nel 2016 le donne che si sono licenziate dopo la gravidanza sono state 29.879.

Di queste solo 5.261 sono passate ad altra azienda dopo la maternità, mentre tutte le altre (24.618) hanno specificato motivazioni legate alla difficoltà di assistere il bambino (costi elevati e mancanza di nidi) o alla difficoltà di conciliare lavoro e famiglia e sono uscite dal mercato.

Per gli uomini la situazione è capovolta: su 7.859 papà che hanno lasciato il lavoro, 5.609 sono passati ad altra azienda mentre solo una piccola percentuale ha deciso di rinunciare al lavoro per difficoltà familiari. 

Il #MeToo delle mamme italiane

A confermare la gravità del dato statistico è quello che è successo al post della Pozzolis Family subito dopo essere stato postato. In poche ore il video è diventato virale e contenitore di migliaia di denunce di donne lavoratrici che hanno voluto lasciare la propria testimonianza via social network.

Il video è già stato visualizzato un milione e mezzo di volte e condiviso oltre 35.000 volte e tra i commenti si leggono storie di mobbing, ingiustizie, prevaricazioni e discriminazioni tanto gravi quanto diffuse

Stimolata dalla clip, così, sta prendendo forma una community social di madri arrabbiate che hanno voglia di gridare forte il proprio #MeToo sul tema lavoro. "Non è possibile - scrive una neo-mamma - che dopo aver messo al mondo due gemelle io mi trovi dalla sera alla mattina senza posto di lavoro".

Contratti non rinnovati, trasferimenti improbabili che costringono alle dimissioni, ridimensionamento del ruolo in azienda e orari inflessibili sono i problemi più diffusi tra chi ha voluto commentare il video online.

I commenti al video

Scrive Flavia: "Io mi son dovuta licenziare perché al rientro mi facevano fare 3 ore al giorno e siccome c'era esubero di personale, per non licenziarmi loro, mi volevano trasferire a 100 km di distanza (sempre per 3 ore giornaliere)".

Aggiunge Claudia: "Io ho lavorato come cameriera fino al quinto mese nel 2015. Sono svenuta mentre facevo la spesa (incinta) mandata da loro, al supermercato. Risalita su portata da un barista il mio amato titolare mi chiede se ho forza almeno di passare la scopa. Vado in maternità e smettono di pagarmi".

E poi c'è Fiorenza che amaramente commenta: "Mi piaceva il mio lavoro: ero direttrice commerciale in una piccola azienda, ma dopo la nascita della seconda bambina ho dovuto fare una scelta. I miei non riuscivano a curare due bambine e gli asili costavano troppo, quindi, a malincuore, ho deciso di fare la mamma a tempo indeterminato".

Mentre Ylenia racconta: "Mi avevano licenziata appena tornata dalla maternità, dopo che avevo smesso di allattare per poter tornare a lavorare. Al mio posto hanno poi assunto un uomo così non restava incinto".

Centinaia di storie come queste frutto di un'ignoranza collettiva che mette una tristezza infinita perché svilisce il ruolo delle madri nella società e costringe le donne a rinunciare al proprio ruolo più sacro e naturale: quello di donare la vita perché come chiosa Alice Mangioni nel video: "Quando va in maternità una donna sta affrontando il periodo più importante della propria vita, ma non solo della sua vita, ma della vita della collettività perché in quei primi preziosissimi mesi una donna sta dedicando tutto il suo tempo, il suo amore e la sua dedizione ai bambini che stanno mettendo le basi per diventare gli uomini e le donne del futuro. Ricordatevi che senza i bambini sarebbe finito il mondo".

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