Cronaca

Legittima difesa: evviva la libertà di difendersi

Chi spara per proteggersi da un criminale è nel giusto. E lo Stato non deve indagare il cittadino ma chi compie il reato, cioè il ladro o il malvivente

Mario Cattaneo legittima difesa

Mario Giordano

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Quelli che dicono che la legge sulla legittima difesa va benissimo così com’è, forse non conoscono Mario Cattaneo. Sapete chi è? L’oste di Lodi che sparò e uccise un ladro che era entrato nella sua casa, dove dormiva con la famiglia, compresi i tre nipotini. Il fatto è successo il 10 marzo 2017. Il processo per eccesso colposo di legittima difesa è appena cominciato. Durerà ancora mesi. Che cosa significa? Che la vita di quest’uomo di 68 anni, che non avrebbe fatto male a una mosca, che voleva solo continuare a servire polenta e brasato e risotto alla barbera in santa pace, è stata sconvolta. E che quel ladro è riuscito a rubargli qualcosa di più che l’incasso dell’osteria: gli ha rubato anni preziosi. Gli ha rubato un pezzo di vita.

Conosco l’obiezione: ma il ladro la vita l’ha persa del tutto. Vero: il ladro è stato ucciso. E la morte di una persona non è mai motivo di gioia. Ma se uno si introduce nottetempo in casa d’altri, se anziché lavorare va a rubare, se deliberatamente sceglie azioni criminali, è causa del suo male, no? Se la va a cercare. Sa quello che rischia. Incerti del mestiere. Colpa sua, insomma. Mario, invece che colpa ha? Quella di riposare nel suo letto, dopo una giornata di lavoro? Quella di voler bene ai suoi nipotini? Quella di temere per la loro vita? Quella di aver avuto paura che qualcuno facesse loro del male? Eppure è due anni che l’oste sta dentro un calvario giudiziario, che si paga avvocati di tasca sua, che sacrifica tempo, energia, lavoro, famiglia come se quella sera fosse stato lui a organizzare un’aggressione. Mentre invece avrebbe solo voluto dormire serenamente e sognare il salumi da servire il giorno dopo.

Conoscere questa vicenda umana è sufficiente a spiegare perché la legge sulla legittima difesa deve cambiare. E rapidamente. Si obietta: ma i Cattaneo sono pochi, il problema oggi riguarda poche persone. Embeh? Che vuol dire? Anche se fosse vero che oggi riguarda poche persone, in futuro potrebbe riguardare tutti. E stabilire per principio che una persona aggredita nella sua casa di notte non può e non deve diventare vittima due volte (prima dei ladri, poi della giustizia) è un principio sacrosanto, di valore inestimabile. Non vi pare? Non a caso molti italiani la pensano così, come dimostrano inequivocabilmente i sondaggi.

L’altra obiezione che viene normalmente sollevata (di recente anche dall’Associazione nazionale magistrati) è che riformando la legittima difesa si invoglierebbero le persone a sparare e a uccidere, trasformando l’Italia in un Far West. E qui si tocca l’apogeo del ridicolo. A parte il fatto che l’Italia in Far West l’hanno trasformata certe sentenze di manica larga e una cultura diffusamente perdonista nei confronti dei malviventi, che c’entrano le pistole? La legittima difesa uno può farla con un fermacarte, la boccia dei pesci rossi, la statuina regalata da nonna Pina. Le armi non c’entrano nulla. Il Far West neppure. Il problema è soltanto uno: capire se, nel momento in cui uno si difende dai ladri (con qualsiasi strumento) poi deve difendersi anche dallo Stato (che non è stato capace di proteggerlo). O se, invece, potrà contare, almeno dopo l’aggressione, su uno Stato più comprensivo verso le vittime, di quanto lo sia oggi.

In questo senso, se c’è da muovere una critica all’attuale proposta di legge, è che essa è troppo morbida, cioè dà ancora troppo poche garanzie a chi si difende in casa sua. Il Mario Cattaneo di turno, infatti, verrebbe in ogni caso indagato, seppur con maglie più larghe di oggi. Invece il Mario Cattaneo di turno, a mio parere, non dovrebbe neppure essere indagato. Un ladro entra in casa di un onesto cittadino e viene ferito o ucciso? Arriva il magistrato e apre l’inchiesta, si capisce. Ma l’inchiesta non riguarda l’onesto cittadino. Non riguarda chi ha sparato. Riguarda chi è stato colpito. Si indaga, cioè, soltanto su chi ha commesso il vero reato, e cioè la violazione di domicilio. Una volta accertato che la persona colpita è realmente un malvivente (e non un passante, un amico attirato in trappola o comunque un innocente) l’inchiesta viene chiusa perché il reato non esiste. Evitando di tormentare con interrogatori e accuse ai vari Mario Cattaneo, brave persone che dallo Stato meriterebbero una medaglia. Non una tortura.


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