Perché l'emergenza migranti è pronta a esplodere di nuovo

Complici il bel tempo e l'attuale transizione politica in Italia, i trafficanti libici starebbero preparando viaggi con 500-600 persone al giorno

Migranti e rifugiati

Migranti e rifugiati sbarcano dalla nave della guardia costiera italiana "Diciotti" l'8 gennaio 2018 nel porto di Catania – Credits: GIOVANNI ISOLINO/AFP/Getty Images

Fausto Biloslavo

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"In vista dell'estate sappiamo che un elevato numero di migranti è pronta ad attraversare il Mediterraneo, ma se non ci saranno navi delle Ong in giro possiamo ridurre il flusso dell'80 per cento" spiega al telefono da Tripoli, il capitano di vascello Abujela Abedlbari.

Il comandante delle motovedette della guardia costiera libica rimessa in piedi dall'Italia conferma i timori raccolti da Panorama. "Il prossimo mese sarà cruciale" osserva una fonte in Libia. "I vari punti di raccolta dei migranti sono pieni. Nelle settimane a venire, se le condizioni del mare e climatiche continueranno a migliorare, cercheranno di far partire le prime ondate".

I trafficanti seguono da vicino gli eventi politici in Italia "e temono che il prossimo governo sia più duro sull'immigrazione. Ci vorrà del tempo per formarlo e vogliono sfruttare il periodo di attesa". Un'altra fonte sul posto conferma "che si stanno accumulando e potrebbero partire da 500 a 600 persone al giorno".

Gli ultimi gommoni con i migranti sono salpati dalla costa a est di Tripoli. A Garabuli l'ambasciata italiana sta estendendo l'accordo di aiuti concreti alle municipalità, che in parte ha funzionato a ovest della capitale. L'hub di partenza di Khoms, non lontano da Misurata, è ancora terra di nessuno, ma alla nuova polizia marittima sono arrivate le tre motovedette promesse da tempo dall'Italia, che erano in cantiere in Tunisia.

La piccola forza navale del ministero dell'Interno del governo Serraj dovrebbe intervenire nell'area. A Tripoli si sta muovendo anche la procura generale, che ha annunciato 205 mandati di cattura per colpire il traffico di esseri umani, di petrolio e le connessioni con il terrorismo jihadista. Il portavoce e direttore dell'ufficio investigativo del procuratore generale, Sadeq Al Soor, ha confermato che l'inchiesta è stata portata avanti "in collaborazione con varie procure in Europa sia in Italia, sia in Belgio e in altri Paesi".

Al Soor si è recato varie volte all'ambasciata italiana per incontrare il funzionario del ministero dell'Interno della nostra sede diplomatica e pure in Italia. Le procure coinvolte sono quelle di Trapani e Catania, che indagano sulle Ong. Secondo una fonte libica "fra i mandati di cattura ci sono anche i nomi di alcuni personaggi finiti nelle vostre inchieste".

Il riferimento è ai tre trafficanti immortalati in una famosa foto scattata nel 2016 da un agente sotto copertura della polizia italiana su nave Vos Hestia di Save the children al largo della Libia. Gli scafisti arrivati sotto bordo in gommone avvisavano in arabo il personale della Ong di tenersi pronti perché "sta arrivando gente" ovvero i barconi zeppi di migranti. L'inchiesta è stata avviata dalla procura di Trapani e i tre personaggi sono legati al clan Dabbashi, un tempo potente a Sabrata. Dopo la visita a Tripoli del 9 dicembre del ministro dell'Interno, Marco Minniti, è stato dato il via a un'unità italo-libica per combattere i trafficanti di esseri umani ed i contrabbandieri che coinvolge apparati dell'intelligence, la guardia costiera e le autorità giudiziarie dei rispettivi Paesi.

Non è un caso che dopo il sequestro del 18 marzo della nave dell'Ong spagnola Proactiva Open arms, su richiesta della procura di Catania - le comunicazioni radio fra la guardia costiera di Tripoli e gli stessi attivisti della Ong che hanno intralciato l'intervento libico siano state inviate in Italia.

L'ordinanza di sequestro della procura per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina è stata confermata dal Gip di Catania. Al momento le motivazioni sono concentrate sulla battaglia navale del 15 marzo con i libici per recuperare i migranti ed il mancato sbarco a Malta. Il giorno prima, però, quando i gommoni non erano ancora salpati dalle coste libiche, Open arms lasciava Malta.

Il tracciato Ais, il sistema satellitare che registra gli spostamenti delle navi, dimostra che la rotta era perpendicolare su Khoms, l'area di partenza dei migranti, che avrebbero preso il mare solo prima dell'alba del giorno dopo. Un addetto ai lavori conferma a Panorama: "Rotta e velocità costanti. È un appuntamento". L'Ong spagnola sembrava sapere da dove sarebbero partiti i migranti. E non è la prima volta. Da Tripoli fanno notare, dati alla mano, che il 18 febbraio due natanti erano salpati sempre da Khoms "e puntavano dritti verso la nave di Open arms".

(Questo articolo è stato pubblicato sul numero di Panorama in edicola il 29 marzo 2018, con il titolo: La miccia. Emergenza migranti pronta a riesplodere.)

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