Cronaca

Bullismo: mandiamo a scuola anche i genitori

Quello accaduto a Lucca è solo l'ultimo di una serie di episodi sconcertanti: adolescenti aggrediscono i docenti. E le famiglie, troppo spesso, giustificano i figli. Padri e madri, invece, dovrebbero reimparare il loro mestiere

bullismo a scuola

Maria Teresa Serafini

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Si resta senza parole di fronte all'episodio successo a Lucca: un adolescente urla al professore di mettergli 6 al compito, inginocchiarsi, mentre nessuno interviene a difenderlo e anzi i compagni ridono e filmano la scena, poi postata sul web.

In concomitanza, un episodio in un istituto tecnico di Velletri, accaduto un anno fa, diventa virale: uno studente minaccia la professoressa di "scioglierla in mezzo all'acido e mandarla in ospedale". 

Sono episodi di bullismo, che purtroppo non riguardano solo i ragazzi, ma anche i loro genitori: a Foggia all'uscita della scuola un genitore aggredisce un docente colpevole di aver sgridato il figlio. Questi fenomeni sono eclatanti, ma la scuola vive difficoltà diffuse, che nascono dalla conflittualità tra i ragazzi e i docenti e sono accentuate dai comportamenti dei genitori, che molto spesso si schierano dalla parte dei figli.

Perché hanno ragione gli insegnanti

Nelle scuole e sui giornali si discute su quali punizioni esemplari dare a questi bulli: sospensione e perdita dell'anno? I ragazzi di Lucca sono indagati. In realtà il problema va affrontato a monte. Negli ultimi anni ho studiato il triangolo tra insegnanti, genitori e studenti arrivando alla conclusione che sono innanzitutto i genitori a dover cambiare. E nel mio ultimo libro (Perché devo dare ragione agli insegnanti di mio figlio, La nave di Teseo, in uscita il 10 maggio, ndr) descrivo un percorso che può aiutarli a migliorare il loro rapporto con i figli e con il mondo della scuola.

Innanzitutto il genitore deve riflettere sul proprio stile educativo: è finita l'epoca del padre-padrone, ora siamo entrati in un'era in cui ai figli è concesso tutto, mentre la psicologia mostra come, dando stimoli ma anche regole, si aiutano i giovani a crescere più agguerriti. I genitori devono capire che è molto importante lavorare sullo sviluppo della personalità dei ragazzi per farli diventare grintosi, laboriosi e capaci di affrontare difficoltà e delusioni. Accontentandone ogni desiderio, come spesso capita di questi tempi, in realtà li rendono più fragili.

Cosa devono imparare i genitori

Dall'altra parte, il genitore deve imparare ad ascoltare i messaggi che riceve dal mondo della scuola e evitare che i figli sentano due opinioni diverse: deve capire che gli insegnanti possono lavorare solo se hanno il consenso delle famiglie; anche se non sempre sono perfetti, nella maggior parte dei casi sono seri professionisti da appoggiare.

Il genitore deve poi riflettere su come meglio comunicare con la scuola: per esempio, deve capire che le valutazioni servono ai ragazzi per trovare i modi per migliorare nello studio e che ha poco senso contestarle, specie in mancanza di comparazioni e dati oggettivi. I genitori ricevono in ospedale molti suggerimenti su come affrontare i primi giorni di vita dei neonati, ma poi non hanno più nessun aiuto nell'impostare l'educazione durante l'infanzia e l'adolescenza.

Bulli non si nasce, si diventa, se la famiglia non aiuta a crescere. La nascita di un bullo può essere evitata educando i figli fin da piccoli a sviluppare l'empatia, la capacità di mettersi nei panni degli altri, la gentilezza, la generosità, il piacere di dare gioia agli altri e di non pensare solo a se stessi. E per insegnare questo, in un certo senso, anche i genitori devono tornare a scuola. 


(Articolo pubblicato sul n° 19 di Panorama in edicola dal 26 aprile 2018 con il titolo "Mandiamo a scuola anche i genitori")

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