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Calcio

Premi più bassi, così il Coronavirus impoverisce la Champions League

L'Uefa costretta a fare sconti alle tv (come nella maggior parte d'Europa) e a tagliare il montepremi. Aggravando la crisi dei club più importanti d'Europa

La crisi per Coronavirus ha travolto il calcio europeo con effetti non ancora del tutto misurabili. Nessuno è stato risparmiato, neanche chi è riuscito a rimettere in campo le squadre per arrivare faticosamente al termine della stagione come la Uefa con Champions ed Europa League. Anche così, evitando il default che avrebbe travolto decine di realtà ovunque, la conta dei danni è pesantissima e investe direttamente la vetrina delle manifestazioni europee.

Aver ridisegnato il format di Champions ed Europa League, riducendo il numero delle partite nella fase decisiva e concentrandole a Lisbona e in Germania senza pubblico, ha costretto la Uefa a sedersi al tavolo con i broadcaster televisivi e a concedere sconti nell'ordine delle centinaia di milioni di euro. La cifra l'ha comunicata il presidente dell'Eca (associazione dei club europei), Andrea Agnelli lanciando l'allarme sul rischio di una forte mancanza di liquidità legata a un calo complessivo di 4 miliardi dei ricavi.

Di questa grande torta, una fetta da 575 milioni di euro sarà legata al taglio che la Uefa farà sul montepremi delle sue coppe (Champions League soprattutto) per ammortizzare la riduzione degli introiti da diritti televisivi. Non una sorpresa, considerato che anche la Premier League (330 milioni di euro) e la Bundesliga (200) sono dovute scendere a patti con i rispettivi broadcaster mentre la Serie A è in causa con Sky che rifiuta il pagamento dell'ultima rata della scorsa stagione.

Togliere mezzo miliardo al montepremi Uefa significa incidere in maniera dolorosa sui bilanci dei club che hanno preso parte all'ultima edizione. Basti ricordare che il giro d'affari stimato per la Champions League era di 3,2 miliardi di euro di cui 2,55 da distribuire alle società (2,04 solo per la ricchissima Champions League). Una dieta dimagrante obbligata che appesantirà ancor di più i conti economici di società che stanno già facendo i conti con i danni per la chiusura degli stadi (8-10 milioni a giornata nella sola Serie A), per la difficoltà di trattare con i propri partner commerciali e di reperire fondi su un calciomercato in cui la parola d'ordine è "vendere prima di acquistare" o, meglio ancora, mettere in piedi scambi che garantiscano plusvalenze senza spostare denaro.

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