Franco Coppi, il vero protagonista in Cassazione
Franco Coppi, il vero protagonista in Cassazione
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Franco Coppi, il vero protagonista in Cassazione

Quale che sia la sentenza ecco il ritratto dell'avvocato che ha dettato la linea difensiva a Berlusconi (scaramanzie comprese) - lo speciale sulla sentenza Berlusconi - la diretta dalla Cassazione -

«L’impatto che i mass-media possono avere su un processo dipende esclusivamente dai protagonisti. Se il giudice, il pubblico ministero, l’avvocato hanno i nervi saldi e sanno fare il loro mestiere, sono perfettamente in grado di gestire anche l’eventuale rapporto con giornali e televisioni. Quello che conta in un processo è ciò che succede in aula».

Parola di Franco Coppi, grande penalista, da giugno estremo difensore di Silvio Berlusconi nel procedimento di Cassazione sulla presunta frode fiscale intitolato «Diritti tv Mediaset». Che, ovviamente, più che al ruolo del giudice e del pm, pensa soprattutto a quello dell’avvocato.

Perché Coppi sa che è proprio il penalista il vero protagonista di ogni processo. Più del giudice, più del pm, a volte più dell’imputato. Chi recita la parte più complicata sul palco della giustizia, dopo tutto, è l’avvocato. E Coppi, in ogni tribunale, tiene la scena come pochi altri.

Nato a Tripoli 74 anni fa, ex docente di diritto penale alla Sapienza di Roma, Coppi è oggi uno dei pochi, grandi principi del foro ancora in grado di guidare e condizionare il comportamento di ogni cliente, anche il più ingombrante. Lo ha dimostrato anche con Berlusconi, che si è adeguato alle sue dure regole come un agnellino. Se ne ricorda ancora Don Piero Gelmini, indagato a Terni per presunti abusi sessuali, che nel 2007 dovette rinunciare traumaticamente alla sua difesa: Coppi l’abbandonò, sostenendo che le sue troppe esternazioni gli impedivano di fare il suio lavoro. Una telefonata e addio.

Coppi, del resto, vanta un carnet di clienti a dir poco «pesanti»: Giulio Andreotti, due volte processato per mafia a Palermo e come mandante dell’omicidio del giornalista Mino Pecorelli a Perugia; l’ex governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio; l’ex capo della Polizia Gianni De Gennaro indagato per le violenze al G8 di Genova; il generale Vito Miceli, accusato del golpe Borghese; Vittorio Emanuele di Savoia, indagato dal pm John Henry Woodcock; Piero Angela, che era stato denunciato per diffamazione dal presidente dell’associazione dei medici omeopatici; i dirigenti della ThyssenKrupp, accusati del rogo nella fabbrica di Torino.

Da grande penalista d’altri tempi, Coppi però ha avuto (e ha tutt’ora) anche «piccoli» clienti. Piccoli per ruolo sociale, ma non per il rilievo che le cronache hanno attribuito loro: come Sabrina Misseri, accusata di avere ucciso in Puglia la cugina Sarah Scazzi, o come due degli imputati della «scuola degli orrori» di Rignano Flaminio, accusati di rapporti pedofili sui bimbi, o come Raniero Busco, il fidanzato di Simonetta Cesaroni, la vittima del misterioso omicidio di via Poma.

Il suo sobrio studio in viale Bruno Buozzi, a Roma, descrive bene il carattere di Coppi ed è un ideale pantografo della sua tecnica difensiva. Tecnica, per l’appunto. E logica. E puntuale. Sono ambienti certamente non grandiosi, né scenografici: al contrario, stanze molto tecniche, austere e semplici, dove si capisce bene che capo e assistenti lavorano esclusivamente di testa e di letture, puntando al sodo senza lasciarsi certo influenzare dall’estetica.

Da quello studio sono usciti penalisti di rilievo. Una vera nidiata di ottimi avvocati. Come Giulia Bongiorno, che fu al centro della difficilissima ma vittoriosa, duplice difesa del senatore Andreotti.

C'è però una parte molto curiosa del carattere e della vita professionale di Coppi: la scaramanzia. Coppi è molto superstizioso e ha i suoi tic: scrive soltanto con una penna Ferrari rossa che è il suo amuleto, pare che tenga un cornetto rosso di corallo in tasca ed alle cause particolarmente importanti e difficili si fa accompagnare in tribunale dalla figlia. Basterà questo pomeriggio?

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