Artemisia e tumori, le 10 cose da sapere
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Artemisia e tumori, le 10 cose da sapere
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Artemisia e tumori, le 10 cose da sapere

Le risposte dell'esperto ai dubbi sollevati dai lettori di Panorama.it sulla possibilità di cure per il cancro con l'artemisia annua

L'artemisia, considerata da qualcuno come "un'erba magica", tra entusiasmo, dubbi e perplessità Thinkstock.it

L'entusiasmo, i dubbi e le polemiche

Ha suscitato interesse, ma anche molti dubbi da parte dei lettori di Panorama.it l'articolo di alcuni mesi fa su alcuni studi sull'artemisia annua e gli eventuali benefici nella cura di alcuni tumori. Secondo uno studio dell'università della California, pubblicato dalla rivista Spirit Science and Metaphysic, sostiene che "l'artemisia ferma il fattore di trascrizione E2F1 e interviene nella distruzione delle cellule tumorali del polmone, il che significa che controlla la crescita e la riproduzione delle cellule del cancro".

Immediata la reazione dell'opinione pubblica e soprattutto di coloro che hanno vissuto o vivono situazioni di malattia. Ecco alcuni chiarimenti da parte del dottor Alberto Laffranchi specialista in Radiodiagnostica e Radioterapia, ma esperto anche nelle Discipline Complementari, responsabile presso la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano del Gruppo di Studio Me.Te.C.O. (Medicine e Terapie Complementari in Oncologia), tra il 2001 e il 2009 docente presso i Corsi di Medicina Naturale dell'Università degli Studi di Milano.

L'artemisia e i suoi derivati, dalle cure antimalariche a oggi Thinkstock.it

L'artemisia e la ricerca scientifica

Quando si parla di tumori, qualsiasi notizia che possa fornire speranze viene spesso accolta con entusiasmo, senza però considerare che può trattarsi di fasi iniziali di studio. A proposito dell'artemisia annua, a che punto è la ricerca scientifica? Esistono cure o siamo solo nella fase iniziale di studio? "Dalla ricerca bibliografica effettuata dal gruppo Me.Te.Co., risultano un certo numero di studi sull' Artemisa annua (Artemisia annua L.), utilizzata inizialmente come anti-malarico, che confermano un'azione inibitoria della crescita neoplastica sia in vitro, cioè su cellule coltivate, sia in vivo, cioè su topi da esperimento (1). Uno dei principi attivi ricavati dell'estratto secco dell'Herba Artemisiae annuae, è l'artemisina che però ha un'emivita troppo breve (circa 2/5 ore) per essere usata come tale. Da questa derivano preparati semi-sintetici con emivita più lunga che hanno dimostrato attività biologica, tra i più studiati ricordo: Di-idroartemisina; Artesunate (ART) ed Artemether" spiega Laffranchi.


L'artemisia e la ricerca medica Thinkstock.it

L'artemisia, i suoi derivati e la cura di alcuni tumori

Di fronte ad una possibile efficacia dell'artemisia annua, è possibile pensare che questa erba, definita da qualcuno "magica", possa essere usata per tutti i tipi di tumore o soltanto per alcuni? "I lavori scientifici - risponde Laffranchi - dimostrano come questa pianta sia stata studiata dapprima in Cina negli anni 1960-70 dove venne dimostrata la sua azione antimalarica. Negli anni seguenti l'azione antimalarica fu confermata da studiosi di tutto il mondo. Negli anni ?90 sono stati pubblicati lavori pioneristici che hanno dimostrato come l'artemisina e i suoi derivati inibiscano la crescita tumorale in vitro (2).

Negli anni seguenti sono stati pubblicati vari lavori che, sempre in vitro, hanno dimostrato l'efficacia dei derivati dell'Artemisina nell'inibire la crescita di linee cellulari di differenti tumori, quali leucemia, linfomi, melanoma, tumori cerebrali, carcinoma del colon, della mammella, dell'ovaio, del polmone, del rene e molti altri (3).

Ma attenzione! va specificato e ben sottolineato che non si tratta di lavori in vivo, su animali da esperimento né tantomeno sull'uomo, ma di sperimentazioni in vitro, quindi su cellule coltivate derivate da linee cellulari neoplastiche".


Come funziona l'artemisia Thinkstock.it

Come funziona, dunque, l'artemisia?

"Questi studi hanno permesso di ipotizzarne i meccanismi d'azione: sembra che i derivati dell'Artemisina funzionino attraverso la formazione di radicali liberi dell'ossigeno (ROS) che portano allo stress ossidativo, inducono danno al DNA e a molte altre complesse reazioni cellulari, che coinvolgono molecole come p53, HIF-1 e NFKB e che nel loro insieme inducono l'apoptosi (la morte cellulare) e l'autofagia (la cellula che si autodigerisce)" spiega l'esperto.

"In anni più recenti è stata studiata l'efficacia clinica dei derivati sintetici dell'Artemisina su animali in alcuni lavori veterinari, mentre nell'uomo l'artesunato è stato sperimentato in due pazienti con melanoma uveale in associazione con chemioterapia standard e l'artenimol-R in 10 pazienti con carcinoma della cervice uterina (4).

Allo stato attuale delle conoscenze si hanno dunque fondate speranze che l'Artemisina e i suoi derivati possano nel futuro portare alla formulazione di farmaci attivi nel trattamento di alcune forme tumorali umane e veterinarie. Ma è fondamentale sottolineare che il cancro è una malattia complessa e variegata e che i risultati sperimentali ottenuti in una forma tumorale non possono essere generalizzati, ma vanno verificati mediante una seria sperimentazione clinica controllata, che ne verifichi l'efficacia e la tollerabilità nei diversi tipi istologici. Solo successivamente ai riscontri positivi della sperimentazione, il farmaco sarà messo a disposizione della pratica clinica. Al momento farmaci sintetici derivati dall'Artemisina non hanno completato tutte le necessarie fasi di sperimentazione e non sono disponibili per un utilizzo clinico corrente" precisa Laffranchi.

L'artemisia e le cure alternative Thinkstock.it

L'artemisia può essere considerata una "medicina alternativa"?

"Allo stato dei fatti, è giusto illudersi che ci si possa curare evitando le vie "tradizionali" come la chemioterapia? "

L'artemisia è farmaco di origine vegetale che ha dato interessanti risultati preliminari e al momento è in fase di sperimentazione, ciò significa che non siamo ancora arrivati al punto di definirne l'efficacia e per quali patologie neoplastiche potrebbe essere utile" risponde ancora il Dr. Laffranchi, aggiungendo: "Se i risultati molto promettenti sopra sintetizzati verranno confermati su ampia casistica, allora non dovrebbe esserci nessuna ragione perché in futuro anche i derivati dell'ARTEMISIA possano aggiungersi ai farmaci in uso in Oncologia. Molte molecole attive utilizzate in Oncologia hanno infatti origini naturali" .


Le case farmaceutiche Thinkstock.it

Le case farmaceutiche

In tanti dubitano del fatto che il mondo scientifico e medico - o forse sarebbe meglio parlare di case farmaceutiche - non si interessi a cure differenti rispetto a quelle abitualmente usate (la chemioterapia sopra a tutte), perché non ci sarebbe un reale interesse economico in questo senso. Cosa pensare?

"Questa sua domanda apre un capitolo controverso. Fermo restando che non si può più prescindere da interessi economici in materia sanitaria, non ritengo comunque che questo possa influenzare negativamente la ricerca futura di preparati farmacologici e approcci terapeutici, magari anche recuperando farmaci e sostanze di origine naturale già usati in passato ma rivalutati attraverso nuove ricerche. Allo stato attuale delle cose, è possibile ipotizzare che anche case farmaceutiche che producono farmaci di sintesi, possano pensare di allargare i propri orizzonti su aspetti precedentemente non considerati, come ad esempio la fitoterapia, l'omeopatia, le medicine tradizionali Cinese, Indiana (Ayrveda) ecc. Quindi si può immaginare che in futuro, si presenteranno anche loro sul mercato con prodotti ?naturali? per la cura delle malattie" spiega il dottor Laffranchi.

(Va comunque specificato che i farmaci di sintesi sono brevettabili, mentre i farmaci di origine naturale non lo sono e questo crea la grande differenza economica, NdR).

L'artemisia, la cura Di Bella e il metodo Stamina Thinkstock.it

La cura Di Bella torna "in auge"

Il dibattito sull'artemisia non deve meravigliare. Periodicamente capita che qualcuno proponga strade "non convenzionali", accaduto anni fa con Di Bella, il cui figlio di recente ha annunciato di voler riprendere a somministrare la cura. Polemiche (e casi giudiziari) sono ancora aperte su Vannoni e il suo metodo Stamina. Perché la comunità medica ne ha "bocciato" i presunti metodi di cura?

"Quelle citate hanno creato grande reazione da parte di tutti: medici, malati, mass media, giudici, creando un ?polverone mediatico? che ha impedito a molti di essere lucidi" premette il Dr. Laffranchi, che continua: "Qualunque trattamento, di qualunque natura, chimica, fisica, biologica, cellulare, biotecnologica, per essere approvato e utilizzabile nell'uomo deve avere presupposti scientifici validi e verificabili, cioè riproducibili. Deve superare test tossicologici in vitro e in vivo in appropriati modelli animali, e poi deve superare le tre fasi della sperimentazione clinica nell'uomo, cioè: la verifica della non tossicità e tollerabilità, che stabilisce la sicurezza e un range di dosi (fase I), la verifica dell'efficacia, cioè di un miglioramento chiaro e riproducibile causato sicuramente dal trattamento sperimentale in una percentuale significativa di pazienti e in un range di dosi definito (fase II) e infine, in una casistica molto più ampia, la verifica del rapporto sicurezza/efficacia anche per cure prolungate nel tempo, delle più frequenti reazioni avverse e degli effetti collaterali (fase III). Chi propone cure, trattamenti o terapie che non hanno effettuato e superato tutti i passaggi di questo percorso non dovrebbe essere nemmeno considerato, e questo è il motivo per cui la comunità scientifica e medica boccerà sempre ogni proposta di ?scorciatoia? in campo terapeutico, sia che si usino farmaci convenzionali che trattamenti non-convenzionali".

"Questo però non impedisce di studiare se in queste proposte terapeutiche possano essere presenti aspetti con interessanti e utili risvolti clinici positivi, magari modificabili e migliorabili in futuro, ma con una seria sperimentazione in vitro e in vivo, nel rispetto del percorso suindicato" aggiunge l'esperto, che continua: "È mia opinione personale che qualcosa di buono queste terapie in sé possano avere e ritengo che queste possibilità vadano ricercate e valorizzate attraverso studi seri, con nuove prospettive".

"In fondo è doveroso ricordare che alcune strade non convenzionali per l'epoca in cui sono state proposte hanno portato a innovazioni importanti per la storia della medicina (es: le vaccinazioni al tempo di Jenner; la sterilizzazione di mani e strumenti chirurgici al tempo di Semmelweis) e che quello che conta in ambito medico e oncologico è fare con onestà il bene dei pazienti e poterlo osservare e riferire".

No al "fai-da-te" Thinkstock.it

I rischi del "fai-da-te"

A chi ricorre a presunti farmaci venduti online o a curcuma, infusi vari o alla stessa Artemisia annua, magari fumata, cosa si sentirebbe di dire? Ci sono controindicazioni?

?"Sconsiglierei a chiunque di seguire una terapia fai-da-te. La soluzione che personalmente reputo più idonea è quella di valutare le sostanze naturali con opportune sperimentazioni scientifiche pre-cliniche e cliniche realizzate in strutture adeguate. Questo prevede che il progetto venga scritto e realizzato sperimentalmente secondo i canoni dei progetti scientifici e che la sperimentazione nell'uomo venga sottoposta alla valutazione di un comitato etico. Facendo questo sarebbe chiarito definitivamente ciò che funziona o non funziona in campo medico tra le terapie omeopatiche, fitoterapiche o delle medicine tradizionali, e la loro gestione resterebbe comunque in un ambito medico, cioè in uso a chi ha studiato le malattie e il modo di curarle" chiarisce il Dr. Laffranchi, che prosegue: "Se così non fosse, si potrebbe favorire da parte dei malati la ricerca dei rimedi on-line o, peggio, la prescrizione di questi farmaci ?non Convenzionali? da parte di farmacisti, naturopati, osteopati, infermieri, fisioterapisti, istruttori di ginnastica o di yoga: insomma da tante figure, molte di livello professionale elevato e indispensabili alla sanità, ma in ruoli ai quali è vietato prescrivere farmaci, anche se di origine naturale".


L'importanza della ricerca Thinkstock.it

L'importanza della ricerca

Il Gruppo Me.Te.C.O., Medicine e Terapie Complementari in Oncologia, ha tra gli aderenti esterni numerosi esperti delle discipline complementari in Italia, ma non ha un ambulatorio clinico: si occupa della valutazione della trasferibilità di esperienze di Medicina Complementare dalla Pratica Clinica alla Ricerca Scientifica e Viceversa, nel miglioramento della qualità di vita del malato Oncologico. Si tratta della prima esperienza del genere in Italia sviluppatasi a partire dal 6 Giugno 1998 all'interno di una struttura pubblica a carattere scientifico. Per i risultati ottenuti e le prospettive future, nel 2008 ha ricevuto dall'ASL di Brà, il ?Premio Tiziano Terzani per l'Umanizzazione della Medicina? del valore di 25.000 Euro. L'obiettivo è quello di poter, in futuro, aprire proprio un ambulatorio, in accordo con la Regione Lombardia.

Dottor Laffranchi, a conclusione di questi chiarimenti, cosa si sentirebbe di aggiungere?

"A conclusione, mi piace ricordare un brano di uno scienziato, un matematico, Giorgio Israel, che nel suo libro Per una medicina umanistica, scrive: ?La medicina è tanto più ?scientifica?- utilizzando qui questo termine nell'accezione valutativa del senso comune, ovvero ?seria?, ?rigorosa?, ?attendibile? - quanto più aderisce alla considerazione del soggetto particolare e tanto meno è scientifica quanto più si occupa di collettività considerate in modo aggregato. Pertanto il percorso della medicina verso la scientificità va in direzione esattamente opposta a quello delle scienze esatte di derivazione fisico-matematica... L'unico modo di realizzare la scientificità della medicina è di tener conto che il suo oggetto sono dei soggetti, e dei soggetti considerati nella loro individualità e particolarità, portatori di una storia personale situata in modo irripetibile nello spazio e nel tempo.?

Gli studi su artemisia e derivati Thinkstock.it

Riferimenti bibliografici

(1) Antitumor Activity of Artemisinin and Its Derivatives: From a Well-Known Antimalarial Agent to a Potential Anticancer Drug. Maria P. Crespo-Ortiz and Ming Q.Wei Hindawi Publishing Corporatio Journal of Biomedicine and Biotechnolog Volume 2012, Article ID 247597, pages doi:10.1155/2012/247597; Artesunate in the treatment of metastatic uveal melanoma; first experiences. Berger TG , Dieckmann D, Efferth T, Schultz ES, Funk JO, Baur A, Schuler G. Oncol Rep. 2005 Dec;?14(6):1599­603; The Synergistic Anticancer Effect of Artesunate Combined with Allicin in Osteosarcoma Cell Line in Vitro and in Vivo. Wei Jiang*, Yong Huang, Jing-Peng Wang, Xiao-Yun Yu, Lin-Yi Zhang (http://dx.doi.org/10.7314/APJCP.2013.14.8.4615)

(2) 1. W.S. Sun, J.X. Han, W.Y. Yang, D.A. Deng, X.F. Yue, Acta Pharmacol. Sin. 13, 541?"543 (1992); 2. H.J. Woerdenbag, T.A. Moskal, N. Pras, T.M. Malingre, F.S. el-Feraly, H.H. Kampinga, A.W. Konings, J. Nat. Prod. 56, 845?"849 (1993); 3. G.Q. Zheng, Planta Med. 60, 54?"57 (1994); 4. J.C. Moore, H. Lai, J.R. Li, R.L. Ren, J.A. McDougall, N.P. Singh, C.K. Chou, Cancer Lett. 98, 83?"87 (1995); 5. T. Efferth, G. Rucker, M. Falkenberg, D. Manns, A. Olbrich, U. Fabry, R. Osieka, Arzneim. Forsch. 46, 196?"200 (1996)).

(3) 1. T. Efferth, H. Dunstan, A. Sauerbrey, H. Miyachi, C.R. Chitambar, Int. J. Oncol. 18, 767?"773 (2001). ?" 2. T. Efferth, Drug Resist. Updat. 8, 85?"97 (2005). ?" 3.T. Efferth, Curr. Drug Targets 7, 407?"421 (2006).

(4) E. Breuer and T Effert. Nat. Prod. Bioprospect. 4:113-118, 2014; T.G. Berger, D. Dieckmann, T. Efferth, E.S. Schultz, J.O. Funk, A. Baur, G. Schuler, Oncol. Rep. 14, 1599?"1603 (2005); 1. Jansen FH, Adoubi I, J C KC, DE Cnodder T, Jansen N, Tschulakow A, Efferth T. Anticancer Res. 2011, 31, 4417?"4422.

(5) Ecco tre esempi: la Vincristina, è un alcaloide che deriva dalla pianta del Catharantus roseus (Pervinca del Madagascar ), anche nota con il nome comune "vinca rosea", ed è stato tra i primi chemioterapici utilizzati con successo a partire dagli anni '70 sia in monoterapia sia in associazione con altri agenti oncolitici per il trattamento di: leucemie acute; linfomi maligni, tra i quali il morbo di Hodgkin, il linfosarcoma ed il reticolosarcoma; altre neoplasie come il neuroblastoma, il tumore di Wilms ed il rabdomiosarcoma; i Taxani, scoperti nel 1967 da Monroe Wall e Mansukh Wani che isolarono il principio attivo dalla corteccia del tasso del Pacifico (Taxus brevifolia), vengono utilizzati con successo ad esempio nel carcinoma ovarico, nella terapia adiuvante del carcinoma della mammella con linfonodi positivi in seconda linea, cioè dopo terapia con antraciclina e ciclofosfamide (AC), nel carcinoma del polmone ?non a piccole cellule? in stadio avanzato, per il trattamento di pazienti con sarcoma di Kaposi (KS) correlato all'AIDS avanzato dopo una terapia precedente con antraciclina liposomiale. Infine, la Trabectedina un farmaco sempre utilizzato in Oncologia: chimicamente è una tetraidro isochinolina, scoperta nel 1969 e ricavata da un mollusco marino più precisamente da un'ascidia marina caraibica, la Ecteinascidia turbinata. E' un farmaco utilizzato per il trattamento delsarcoma dei tessuti molli in stadio avanzato, in seconda linea dopo terapia con antracicline e ifosfamide, in associazione con doxorubicina liposomiale pegilata (PLD), e per il trattamento di recidiva di cancro ovarico dopo trattamento con derivati del platino.

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