Gabriele Antonucci

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All’inizio degli anni Ottanta la situazione di alcuni paese africani, in particolare dell’Etiopia e del Sudan, era disastrosa. Centinaia di migliaia di persone avevano un bisogno disperato di cibo, medicinali e altri beni di prima necessità.

 Harry Belafonte, ispirato dall’inno natalizio Do they know it’s Christmas del supergruppo inglese Band Aid, pensò a un’iniziativa simile con artisti americani. Fu contattato Quincy Jones per produrre e incidere il brano, la cui scrittura fu affidata a un trio di star: Michael Jackson, Lionel Richie e Stevie Wonder.

Quest’ultimo, per sopraggiunti impegni, non riuscì a partecipare alla composizione della canzone, che è stata comunque impreziosita dalla sua voce straordinaria.

Michael Jackson è sempre stato un artista sensibile nei confronti delle persone che soffrono: visitava in incognito i bambini malati negli ospedali e regalava loro i biglietti per i suoi concerti. L’ex leader dei Jackson Five è stato il maggior filantropo dello show business, con 400 milioni di dollari donati a ospedali e a orfanotrofi, come ha certificato il Guiness dei primati.

Jackson era quindi l’artista ideale per scrivere la canzone, che non ebbe una genesi facile: lui e Lionel Richie iniziarono a lavorare al brano già nel 1984, ma senza ricavare  nulla dalle prime sessioni di registrazione.

Un giorno Quincy Jones, preoccupato per i ritardi sulla tabella di marcia, mise alle strette i due artisti: “Miei cari fratelli, tra meno di tre settimane arriveranno qui quarantasei star e ci serve una maledetta canzone”. Una sera Michael si chiuse nel suo studio casalingo di Hayvenhurst e registrò da solo ritornello, piano, batteria e archi. We are the world aveva finalmente visto la luce.

La sera del 25 gennaio 1985 i più grandi artisti della musica popolare americana, tra cui Bruce Springsteen, Ray Charles, Bob Dylan, Stevie Wonder, Paul Simon e Billy Joel, si ritrovarono a Hollywood, dove si stavano svolgendo gli American Music Award, per incidere la canzone. Ad accoglierli un cartello scritto dallo stesso Quincy Jones: “Siete pregati di lasciare il vostro ego fuori dalla porta”. La canzone fu incisa il 28 gennaio, esattamente 33 anni fa.

La Columbia Records si accollò per intero le spese di produzione e di distribuzione. We Are the World fu pubblicata il 7 marzo 1985 in 800.000 copie, che andarono subito esaurite. In trent’anni il singolo ha venduto 20 milioni di copie per un ricavato di 60 milioni di dollari, donati all’Africa.

Il brano vinse il Grammy Award come “canzone dell'anno", come "disco dell'anno" e come "miglior performance di un duo o gruppo vocale pop".

Mentre Do they know it’s Chistmas era un allegro brano natalizio cantato in modo corale, We are the world era una ballata semplice, con un indimenticabile coro gospel, che metteva in luce anche le singole individualità.

Pensate allo straordinario “call and response” tra Stevie Wonder e Bruce Springsteen o il pathos della voce di Cindy Lauper, cantante forse non sufficientemente celebrata come meriterebbe.

La canzone fu eseguita il 13 luglio 1985  in mondovisione come gran finale del Live Aid, uno dei più grandi eventi rock di sempre, al John F. Kennedy Stadium di Filadelfia davanti a 90.000 spettatori.

We are the world non solo ha dato un notevole contributo economico alla causa africana, ma ha diffuso in tutto il mondo una maggiore coscienza sociale nei confronti dei problemi del Terzo Mondo.

Risultati che non hanno fermato le immancabili polemiche sull’operazione, alle quali ha risposto lo stesso Quincy Jones: “Chiunque voglia scagliare la prima pietra contro Usa for Africa, può muovere il culo e cominciare a dare una mano. Dio solo sa quanto c’è ancora da fare”.

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