Gabriele Antonucci

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La scena è ormai tristemente nota a tutti gli appassionati di musica.

Viene annunciato in pompa magna il tour italiano di una grande band o di un star solista, per intenderci, gente che ha venduto diversi milioni di dischi in tutto il mondo, e subito scatta la corsa su internet per accaparrarsi il prezioso biglietto.

Alle 10 o 11 in punto del giorno annunciato per la prevendita online ci si collega ad internet, spesso già rallentato per la grande mole di richieste, e si spera di riuscire a completare la transazione del tagliando.

Dopo pochi minuti di attesa invana, i biglietti risultano già esauriti. Che fare, allora ?

Rinunciare al concerto, atteso magari da anni, o fare un notevole sforzo economico per acquistare al mercato del cosidetto "secondary ticketing" il biglietto a un prezzo maggiorato di 5, anche 10 volte rispetto a quello facciale riportato sul tagliando?

In molti scelgono, a malincuore, la seconda opzione, alimentando più o meno inconsapevolmente il fiorente mercato del "bagarinaggio" online.

Da mesi si discute sull'opportunità dell'introduzione o meno del biglietto nominale, probabilmente l'unica diga per fermare il proliferarsi di un mercato odioso proprio perché fa leva sulle passioni delle persone, nonostante la levata di scudi dei principali promoter, che adducono il rischio di un ulteriore aumento del prezzo del biglietto (prezzo che, per buona parte, decidono loro) e delle difficoltà pratiche nel cedere il tagliando a un terzo.

Dal primo luglio è entrato in vigore un emendamento alla Legge di bilancio che mira a contrastare il fenomeno del secondary ticketing.

Chi vorrà acquistare un biglietto di un grande concerto dovrà fornire contestualmente il proprio nome e cognome, luogo e data di nascita, oltre a mostrare, il giorno del concerto, la carta d'identità per poter essere ammessi all'evento.

"Ci era stata chiesta una proroga al primo gennaio 2020, ma pensiamo che la tecnologia sia già pronta. I consumatori hanno paura di essere truffati, non di essere controllati all'ingresso di un concerto" spiega Sergio Battelli, M5S, presidente della Commissione politiche Ue alla Camera e primo promotore della legge.

"In Italia aspettavamo da tempo una legge di questo tipo: ora speriamo solo che non venga né fermata né edulcorata" , ha commentato Massimiliano Dona, presidente dell'Unione Nazionale Consumatori.

"Siamo d'accordo all'introduzione del biglietto nominale per contrastare la pratica del secondary ticketing, moderna applicazione del bagarinaggio. I consumi culturali, peró, sono in generale calo e un'ulteriore burocratizzazione dei processi -e un peso maggiore sul consumatore derivante da nuove commissioni- è sicuramente negativa. Abbiamo presentato una proposta per il rilancio dei consumi culturali, detraendoli dalle tasse come avviene per le medicine", ha dichiarato Federico Mollicone, deputato FDI capogruppo in commissione Cultura e responsabile Cultura e Innovazione del partito.

Finalmente l'intervento dell'autorità garante per le comunicazioni è una risposta concreta ai nostri esposti e ai nostri appelli per sconfiggere il secondary ticketing”. Lo afferma Vincenzo Spera, Presidente di Assomusica, commentando i recenti provvedimenti dell’Agcom nei confronti di alcuni siti di secondary ticketing. “Esiste una legge in vigore dall’1 gennaio 2017 – prosegue Spera – che punisce chi mette in vendita, su web e social network, biglietti per concerti ed eventi senza essere titolari dei sistemi per la loro emissione e a prezzi fortemente maggiorati rispetto a quelli ufficiali.”

Riguardo alla problematica sulla cessione del biglietto nominale a una terza persona, Claudio Trotta, patron della Barley Arts che da anni combatte per l'introduzione del biglietto nominale, ha rassicurato i suoi consumatori: "Stiamo predisponendo un documento online dove informeremo il pubblico sulle modalità che consentono il cambio di denominazione o la rivendita senza lucro. Entrambe le cose saranno fattibili nell'ultimo mese prima dello spettacolo, fino a 24/48 ore prima del concerto stesso. Questo è un dovere del promoter".

L'obiettivo del biglietto nominale è quello di oscurare i siti di secondary ticketing e, allo stesso tempo, fornire più strumenti ad Agcom e Antitrust perché possano contrastarli in modo adeguato.

Un provvedimento che appare ancora più opportuno dopo lo scoop di "Billboard Usa", che ha riportato una conversazione registrata segretamente nel febbraio 2017 tra il presidente di Live Nation Usa, Bob Roux, il socio dei Metallica Tony DiCioccio e un promoter di concerti Vaughn Millette, amministratore delegato della Outback Presents Events.

Durante la telefonata DiCioccio chiede a Roux di mettere da parte 88 mila biglietti per il tour in Nord America WorldWired Tour e di venderli direttamente sui siti di mercato secondario, come StubHub, impedendo così ai fan di poterli acquistare a prezzi normali sui canali ufficiali.

I due, inoltre, si accordano sulla seguente ripartizione degli utili: Metallica e LiveNation avrebbero ricevuto ciascuno il 40 per cento sulla rivendita a prezzi maggiorati, mentre il restante 20 per cento sarebbe stato diviso tra DiCioccio per la mediazione e Millette come organizzatore finale del concerto.

I legali dei Metallica hanno immediatamente dichiarato a Billboard che i membri della band non erano a conoscenza degli accordi tra DiCioccio e Live Nation, ma è emblematico che DiCioccio risulti ancora oggi un dipendente del gruppo nelle vesti di “consulente per la vendita dei biglietti”.

L'aspetto più clamoroso della vicenda è il fatto inedito che la stessa Live Nation ha ammesso di aver saltato i canali di vendita ufficiali, compreso Ticketmaster di cui è proprietaria, per fornire 88.000 biglietti direttamente ai siti del mercato secondario su (e questa probabilmente è la notizia più interessante) espressa richiesta degli artisti che in quel momento rappresentava.

Traduciamo in modo semplice, in modo che tutti possano capire: Live Nation ha ammesso di aver fornito direttamente i biglietti a un sito di "bagarinaggio"online in quanto chiesto proprio dal management dei Metallica per ottenere maggiori profitti.

Una rivelazione che è tanto più inquietante se si pensa che, nei concerti del febbraio 2018 a Torino e Bologna della band americana, i Vip Package partivano dai 179 euro di “The Unforgiven Experience” fino ai 2.399 euro per l“Hardwired Experience”, riservata a sole 12 persone che potevano, tra i vari benefit, anche incontrare (velocemente) il gruppo per una stretta di mano e per una foto prima del concerto.

"Tra il 2016 e il 2017 una dozzina di artisti sulle migliaia con le quali lavoriamo ci hanno chiesto di fare così", recita la nota di Live Nation diffusa alla stampa, aggiungendo di averlo fatto "sporadicamente" e "solo su esplicita richiesta degli artisti coinvolti".

La domanda che ci poniamo è la seguente: chi sono gli altri 11 artisti che hanno "esplicitamente richiesto" a Live Nation Usa di devolvere una buona parte dei biglietti direttamente al mercato del secondary ticketing per guadagnare di più?

Inoltre: sono soltanto "una dozzina" o sono molti di più gli artisti coinvolti in questo sistema?

Come sanno gli appassionati di musica, le vendite dei cd sono crollate negli ultimi anni, contesualmente sta crescendo sia la richiesta di vinili che (incredibilmente) di cassette, anche se rappresentano ancora una piccola fetta del mercato, mentre crescono vertiginosamente gli abbonamenti ai servizi streaming (come Spotify, Google Music, Apple Music, Tidal e Deezer) che, però, devolvono una minima parte dei loro guadagni agli artisti.

Semplifichiamo la questione: a meno che non siate Ed Sheeran, Drake o Ariana Grande, le cui canzoni generano miliardi di stream, i guadagni dallo streaming sono davvero esigui.

Da qui l'esigenza, per la stragrande maggioranza degli artisti, di esibirsi live per buona parte dell'anno, in modo da compensare i bassi introiti derivanti dai diritti d'autore.

L'unico mercato che non conosce flessione, come è notorio, è quello della musica live: un'esperienza che non è in alcun modo sostituibile e che non ha succedanei.

Pensare che alcuni grandi artisti siano perfettamente consapevoli del sistema del secondary ticketing, anzi, che abbiano fatto l'esplicita richiesta ai loro promoter di farne parte, è uno smacco che nessun appassionato di musica può accettare.

Nel 2019 non ci aspettiamo che il nostro artista preferito ci spieghi come funziona la vita, indirizzi la nostre idee politiche o che rappresenti un modello di comportamento e di rettitudine, ma non è nemmeno tollerabile che si speculi in questo modo sull'amore bruciante per la musica.

Musica che non deve essere gratis (un'idea balzana e insostenibile economicamente, retaggio culturale dell'ideologia del 1968), ma che non deve neanche essere un lusso per i consumatori,spesso studenti o precari, per pagare i lussi delle star.

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