Gabriele Antonucci

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Tutto è più grande e intenso, nel mondo policromo e alienante di Roger Waters, la cui poetica traea linfa dalla costante tensione tra militanza politica e ricerca di una maggiore empatia tra gli esseri umani.

Un concerto della geniale mente nonché bassista dei Pink Floyd è un'esperienza sinestetica e catartica che ha pochi eguali nel panorama attuale del rock, dove immagini, musica, effetti speciali e quadrifonici agiscono in modo sinergico per traportarti in un mondo altro e al tempo stesso "umano troppo umano", dentro e fuori te stesso.

Chi ha assistito lo scorso anno alle tappe italiane del tour di Us + Them si porterà per anni il ricordo indelebile di una grande serata di musica, con Waters che, a 75 anni, ha ancora una grinta, una capacità di tenere il palco e di suscitare emozioni come solo pochi altri frontman al mondo.

Il tour Us + Them ha segnato il ritorno di Waters in Europa dai tempi di The Wall Live (2010-2013), il tour mondiale sold-out che è stato visto da oltre 4 milioni di fan globalmente in 219 spettacoli e che rimane il tour col più alto incasso nella storia per un artista solista.

Il titolo del tour prende spunto dall'emozionante brano Us And Them, uno dei tanti capolavori contenuti nel leggendario The Dark Side of the Moon del 1973, il loro album più fortunato che ha venduto oltre 45 milioni di copie.

La scaletta, inattaccabile, ha fatto la gioia di almeno due generazioni di fan dei Pink Floyd, con ben otto brani tratti da The dark side of the moon, cinque da The Wall, due da Wish you were here e da Animals, uno da Meddle, oltre a quattro canzoni del suo ultimo album Is This the Life We Really Want? , il quinto della carriera solista, uscito nel giugno del 2017, a 25 anni di distanza dal precedente Amused to death.

Smell the roses, Deja Vu e The last refugee sono stati i primi tre estratti dell’atteso album, descritto dallo stesso Waters come «una dura presa di posizione nei confronti del mondo contemporaneo e di quest’epoca confusa».

Ingiustizie, razzismo, politici senza cervello e leader bugiardi: sono questi i temi di un artista che non ha ancora perso la voglia e il gusto di indignarsi ad alta voce, anche a costo di perdere qualche fan per strada.

Dell'album colpisce l'attenzione ai dettagli, ai particolari, ai suoni, ai rumori e alle voci (ce ne sono molte sparpagliate nel disco, inclusa quella di Donald Trump, lo spettro che aleggia lungo le dodici tracce).

Ad ottobre (solo nei giorni 7,8 e 9) quello spettacolare concerto rivivrà in più di 2500 cinema di oltre 60 paesi nel docufilm Roger Waters. Us + Them, con riprese eccezionali realizzate nel corso dell’ultimo tour di Waters, acclamato unanimemente da critica e pubblico internazionali.

Il film sarà presentato in anteprima mondiale il 6 settembre alla 76esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (sala Darsena, ore 21.00).

Subito dopo la proiezione Rogers Waters converserà con Liv Tørres, Direttrice Nobel Peace Center di Oslo, Waters e parlerà del film, della sua carriera, della sua visione politica.

Nel corso degli ultimi due anni, Waters ha infatti suonato in un totale di 156 concerti davanti a 2,3 milioni di persone, viaggiando attraverso il nord America, l’Australia, la Nuova Zelanda, l’Europa, la Russia, l’America Latina e il Messico. È partito nel maggio 2017 da Kansas City, in Missouri, per concludere con l’ultimo concerto del tour, tenutosi nel dicembre del 2018 a Monterrey, in Messico.

L’evento speciale Roger Waters. Us + Them sarà l’occasione per tutti i fan dell’artista per darsi appuntamento al cinema solo il 7, 8 e 9 ottobre (elenco sale a breve su www.nexodigital.it) e rivivere in 4K e Dolby Atmos la potenza di quell’eccezionale tour, riascoltando brani dagli album di maggior successo dei Pink Floyd (The Dark Side of the Moon, The Wall, Animals, Wish You Were Here) e canzoni tratte dal nuovo album di Roger Waters, Is This The Life We Really Want?

Da sempre, le leggendarie esibizioni dal vivo di Roger Waters sono famose in tutto il mondo per essere esperienze sensoriali coinvolgenti e totalmente immersive: uniche nel loro genere, possono vantare una produzione audiovisiva all'avanguardia e un suono senza precedenti.

Spiega Roger Waters: "Non vedo l’ora che sia ottobre. Questo non è il classico concerto rock and roll: alcuni spettatori potrebbero urlare 'yee haaaa!!!'. Che va benissimo, certo! Ma molti piangeranno. Ed è quello che spero. US + THEM è un invito all'azione. Oggi l’Homo Sapiens si trova ad un bivio: possiamo far sì che l’amore sia l’elemento che ci unisce, possiamo sviluppare la nostra capacità di entrare in empatia con gli altri e agire collettivamente per il bene del nostro pianeta. Oppure possiamo rimanere comodi e insensibili e continuare, come pecoroni ciechi, a percorrere la nostra marcia omicida verso l'estinzione. US + THEM è un voto all'amore e la vita".

Aggiunge il regista, Sean Evans: “Questo è un grande film: un’incredibile performance messa a punto con cura, densa di emozioni e significato. Non pensavo fosse possibile, ma credo che abbiamo superato The Wall ...".

Lo pensano in molti, anche a giudicare dalla seconda parte del concerto di Us+Them, che inizia con una trovata scenica che lascia letteralmente a bocca aperta gli spettatori quando, dietro al maxischermo, spuntano a poco a poco le quattro enormi ciminiere di una titanica riproduzione della centrale elettrica di Battersea Power Station a Londra, una delle immagini più iconiche della storia del rock, che viene sorvolata dal maiale Algie esattamente come sulla copertina di Animals.

L'album è nato nel 1977 dall'adattamento musicale e testuale di vecchi pezzi scartati da Wish you were here , You Gotta Be Crazy e Raving and Drooling, declinati, nelle nuove versione, al mondo animale con i titoli di Dogs e Sheep: i primi sono gli arrampicatori sociali; i secondi rappresentano il popolo, che accetta tutto passivamente, anche ciò che è inaccettabile.

I maiali a cui si riferisce la corrosiva Pigs (three different ones) sono i politici di “tre tipi diversi”: Waters si riferisce implicitamente al primo ministro inglese James Callaghan e alla lady di ferro Margareth Thatcher, esplicitamente a Mary Whitehouse, deputata conservatrice che voleva vietare le canzoni dei Pink Floyd in quanto ritenute “diseducative”.

Nell'ultimo tour, invece, le immagini del maxischermo sono dedicate interamente al presidente degli Usa Donald Trump, il bersaglio preferito di Waters, che lo definisce senza mezzi termini "un maiale", plasticamente rappresentato da una gigantesca copia del maiale Algie che vola sopra le teste degli spettatori, che lo guardano con un misto di divertimento e inquietudine.

Mai, prima d'ora, il maiale Algie aveva avuto, in 40 anni di rappresentazioni, le sembianze di un singolo politico.

Quella di Waters contro Trump è ormai una battaglia senza quartiere, un po' come le durissime prrese di posizione del leader dei Pink Floyd nei confronti di Israele.

Si può essere legittimamente contro il governo di Tel Aviv, ma criminalizzare in toto un intero stato, dove vivono migliaia di suoi fan che magari nulla condividono delle posizioni dell'attuale amministrazione di Israle, a molti osservatori e colleghi è parso eccessivo.

Waters e Brian Eno sono i due esponenti di punta del movimento di Artisti per la Palestina, che critica apertamente tutti i musicisti internazionali che vengono a suonare in Israele: tra gli ultimi, in ordine cronologico, i Radiohead e Nick Cave.

Il cantautore australiano ha, però, risposto per le rime alla richiesta di boicottare Israele: "Non sostengo l'attuale governo di Israele, ma non accetto che la mia decisione di suonare in quel paese possa essere intesa come tacito sostegno per le politiche di quel governo. Non sostengo neppure il movimento di Boicottaggio, Disinvestimenti e Sanzioni. Penso che il boicottaggio culturale di Israele sia da vigliacchi, vergognoso.Non potevo trattare i miei fan israeliani con il disprezzo necessario per seguire gli ordini di Brian Eno e Roger Waters".

«Nick crede si tratti di censurare la sua musica? Cosa?", ha risposto a stretto giro Waters. "Nick, con tutto il dovuto rispetto, la tua musica è irrilevante se messa in relazione al problema principale, così come la mia o quella di Beethoven, non riguarda la musica, ma i diritti umani. Guardando uno dei siti di informazione di Israele, sono stato rimandato a un tuo video, che termina con questa frase: ‘Sediamoci assieme nell’oscurità fin quando arriverà il momento’. Nick, il momento è arrivato ed è passato, tu l’hai mancato e se in futuro vorrai riemergere dall’oscurità, tutto quello che dovrai fare è aprire gli occhi. Noi, alla BDS, saremo qui a darti il benvenuto nella luce».

Waters è così, prendere o lasciare: a un artista del suo calibro, molti fan avranno perdonato anche alcune posizioni che non condividevano.

Impossibile non essere d'accordo, invece, sulla straordinarietà del repertorio dei Pink Floyd, indefessi esploratori delle infinite potenzialità sonore del rock che, nella Weltanschauung floydiana, è inteso più come estasi che come stordimento edonista, grazie anche alle suggestive commistioni di elettronica e di musica sinfonica.

La band inglese è stata la prima ad aver dato vita a mastodontiche rappresentazioni multimediali della propria musica, in spettacoli d’avanguardia nei quali la componente visiva è strettamente complementare a quella sonora.

I Pink Floyd hanno creato, grazie al geniale studio fotografico Hipgnosis, alcune delle immagini più popolari e iconiche della cultura pop: dalla mucca Lulubelle III che fa bella mostra sulla copertina di Atom Heart Mother all’enigmatico prisma di The Dark Side Of The Moon, fino al maiale rosa Algie che vola sopra la Battersea Power Station di Londra per Animals e ai "Marching Hammers" di Another Brick in the Wall.

La loro musica resta un "endless river" al quale torniamo sempre volentieri per dissetarci.

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