Gabriele Antonucci

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Hey Hey, My My (Into the Black), ultima traccia nell'album-capolavoro Rust Never Sleeps del 1979, contiene una delle frasi più famose e citate della storia del rock: “E’ meglio bruciare che spegnersi lentamente”.

Per nostra fortuna, la fiamma di Neil Young brucia da settantaquattro anni e continua a illuminare e a riscaldare il rock grazie al suo bagliore.

La sua inconfondibile voce, eterea, profonda ed evocativa, ha conquistato tre generazioni con i suoi intensi brani acustici che si alternano a travolgenti cavalcate elettriche in cui strazia la sua fedele sei corde scrostata, come posseduto dal sacro fuoco del rock, di cui è ancora oggi uno dei custodi più credibili e influenti.

La sua influenza musicale

Cantante, chitarrista e compositore, ma anche padrino del punk e del grunge (i Pearl Jam hanno per lui una vera e propria venerazione), il cantautore canadese ha saputo interpretare e, in alcuni casi, anticipare le varie anime del rock, restando sempre attuale, album dopo album.

Neil Young ha scritto con i Buffalo Springfield e con Crosby, Stills e Nash alcune delle più belle pagine del folk-rock, come rivela lo splendido cofanetto CSNY 1974 uscito nel 2014.

Non da meno la sua carriera solista, che ha prodotto album indimenticabili come After the gold rush, Harvest e Zuma, presenze fisse nelle classifiche dei migliori album rock di sempre.

Nel corso di quasi mezzo secolo di carriera il rocker canadese ha saputo convertire il malessere sociale, politico ed esistenziale in immagini poetiche.

Un artista, ma prima ancora un uomo che con la morte e, più in generale, con il dolore ha un conto aperto fin dall'infanzia: a sei anni ha contratto la poliomielite, a sessanta lo ha colpito un aneurisma.

Gli anni d'oro in California

Nel mezzo tanti momenti indimenticabili, in particolari gli anni a cavallo tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta: il trasferimento dalla California all'Ontario, l'incontro con Stephen Stills e i viaggi on the road su un carro funebre modificato, le feste hippie, la vita comunitaria, il difficile rapporto con il successo, l'euforia e le inquietudini di Woodstock e di Altamont, l'incontro con Jimi Hendrix.

Un periodo felice, inaugurato dalla "Summer of Love" del 1967, in cui si pensava che il rock, veicolo privilegiato di un potente messaggio sociale e di un nuovo stile di vita, avesse la forza di cambiare il mondo.

Purtroppo così non è stato, anche se indubbiamente le canzoni di quegli anni hanno reso migliore la vita di tutti gli amanti della buona musica.

Le tragedie familiari

Dalle luci abbaglianti e fatue di una vita on the road, costellata di donne, vita comunitaria, automobili ed eccessi, il rocker dell’Ontario è stato catapultato nella tragedia di due figli affetti da paralisi cerebrale, una rara malattia non trasmessa ereditariamente.

Neil Young, da uomo testardo e bastian contrario qual è, non si è mai abbattuto, ha portato avanti la sua arte e ha dato vita a numerosi progetti extramusicali.

I progetti extramusicali

La sua coscienza ecologica, unita alla passione per le quattro ruote, lo ha coinvolto nello studio di un auto elettrica con un sistema di generatori alimentato a biomassa, la Lincvolt.

L'ossessione per la purezza del suono e per la musica destinata a durare nel tempo lo ha portato a intraprendere l’avventura di Pono, un lettore musicale che legge solo file audio non compressi di altissima qualità.

In seguito all’esperienza con l’handicap dei due figli, Young è diventato un sostenitore benemerito della Bridge School, scuola che usa la tecnologia per insegnare la comunicazione ai bambini affetti da gravi handicap, organizzando ogni anno un concerto benefico a cui partecipano gratuitamente ospiti prestigiosi del mondo della musica.

Le canzoni indimenticabili

Tra le tante gemme composte dall’artista, nei 40 album in studio incisi, possiamo citare Cowgirl in the Sand Cinnamon Girl, Helpless, After the Gold Rush , Cortez the killer, Southern Man, Ohio, The Needle and the Damage Done, Old Man, Heart of Gold, Like a Hurricane, Rockin' in the Free World e Harvest Moon.

Nel dicembre del 2016 il cantautore ha condiviso gratuitamente online il suo immenso archivio musicale su XStream Music.

Le sue ultima fatiche discografiche sono The visitor, inciso insieme ai Promise of The Real, il live album Songs for Judy, registrato nel corso del tour del 1976 e curato dal regista Cameron Crowe e dal fotografo Joel Bernstein, e la colonna sonora di Paradoxwestern-musical anticonformista diretto dalla sua compagna Daryl Hannah, anche qui affiancato dai Promise of The Real.

Il British Summer Time Hyde Park di Londra ha annunciato che l’edizione 2019 avrà come headliner, il prossimo 12 luglio, due mostri sacri come Bob Dylan e Neil Young.

La partecipazione di quest'ultimo, però, sembra ora a rischio. "Se siete stati colti di sorpresa dall’annuncio del concerto di Bob Dylan e Neil Young ad Hyde Park ovunque tranne che su neilyoungarchives.com dovreste chiedervi il perché", ha scritto il cantautore canadese.

Pare che, oltre che per l'annuncio non concordato con il suo sito, Young non abbia gradito uno sponsor – Barclays Bank – che lui definisce 'un'entità di finanziamento di combustibili fossili', quindi in contrapposizione con la salvaguardia dell'ambiente a lui tanto cara. Staremo a vedere.

Nel 1979 Young cantava "Hey Hey, My My/Rock'n'roll can never die".

Le sue ballad malinconiche e i suoi trascinanti inni rock, in effetti, non moriranno mai.

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