Gabriele Antonucci

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"Puoi provare a bloccarmi, ma non servirà a niente/ Puoi fare quel che vuoi, ma sarò sempre qui/ Nonostante tutte le tue menzogne e i tuoi stupidi giochi/ Sono ancora qui e sono sempre me stesso, sono indistruttibile".

Ascoltare oggi Unbreakable, uno dei brani più memorabili dell'album Invincible del 2001, è emblematico di come il mito di Michael Jackson, nel giorno del suo sessantunesimo compleanno (è nato a Gary nel 29 agosto del 1958), sia ancora intatto, senza essere scalfito dal discusso "documentario" Leaving Neverland" di Dan Reed.

In un nostro articolo di alcuni mesi fa abbiamo mostrato, per primi in Italia, tutte le imbarazzanti imprecisioni e incongruenze del documentario, di cui ciclicamente emergono altre contraddizioni che ne inficiano completamente la veridicità.

I controdocumentari Michael Jackson: Chase The Truth, disponibile su Amazon Prime dal 13 agosto, Neverland Firsthand: Investigating The Michael Jackson Documentary e Lies of Leaving Neverland, che possono essere visti gratuitamente su Youtube, mostrano in modo inequivocabile come Leaving Neverland abbia così tante falle e imprecisioni da non poter essere ritenuto credibile da chiunque abbia un mininimo di serenità e onestà intellettuale.

Il documentario, tralasciando l'aspetto "artistico", da un punto di vista cinematografico (oltre che etico) lascia davvero perplessi: intervistare solo i due protagonisti delle presunte violenze e i loro stretti familiari, con primi piani, lacrime di prammatica e musichette d'atmosfera, non offre quella pluralità di voci e quell'approfondimento che sono elementi indispensabili a ogni documentario degno di questo nome.

Inoltre, a fronte di accuse gravissime, appare davvero incredibile che il regista non si sia premurato di ascoltare o di riportare la versione dei fatti di uno dei rappresentanti legali o della fondazione che cura gli interessi di Jackson.

Appare inoltre singolare che, a sette mesi dalla prima del documentario al Sundance festival, nessun altro ex frequentatore di Neverland si sia fatto vivo sull'onda emotiva del documentario, asserendo di essere stato oggetto anch'egli di violenze, come avvenne in massa sia dopo lo scandalo Weinstein che dopo il caso dei preti pedofili in Australia: fatto assai curioso.

Ma vediamo più da vicino chi sono i due accusatori del cantante che, ricordiamo, nel processo Arvizo del 2005 fu scagionato completamente, in 14 capi di imputazione su 14, dalle accuse di pedofilia dopo anni di indagini, anche da parte dell'FBI, che non hanno portato a nulla.

Il ballerino e coregrafo Wade Robson, che in passato ha lavorato con Britney Spears ed è apparso nelle serie So You Think You Can Dance su Fox, fu chiamato a testimoniare nel 2005 nel processo Arvizo, negando allora con decisione che Jackson lo avesse mai infastidito e affermando sotto giuramento che "mai niente di inappropriato era accaduto con il Signor Jackson".

Thomas Mesereau, il brillante legale che difese Michael Jackson, scelse come primo testimone per la difesa di Jackson lo stesso Wade Robson, che ora sostiene di essere stato molestato da MJ quando era bambino.

Nel 2005, Robson - come affermato da Mesereau - era «irremovibile» sul fatto che Jackson non gli avesse mai fatto nulla di male.

Anche la madre e la sorella di Robson affermarono le stesse cose. I Robson volarono dall'Australia per il processo. Rimasero a Neverland, e Mesereau li interrogò ripetutamente.

Mesereau, dopo la prima di Leaving Neverland, ha dichiarato: «Trovai Wade eloquente e simpatico. Difese strenuamente Michael. Sua madre e sua sorella lo sostennero con le loro dichiarazioni. Sul banco dei testimoni, Wade fu sottoposto a un pubblico ministero accanito. Sono scioccato dal fatto che abbia assunto una posizione così diversa rispetto a ciò che mi disse e che testimoniò in tribunale».

Quando il cantante morì, il 25 giugno 2009, Robson scrisse sui social: "Michael Jackson ha cambiato il mondo e, più personalmente, la mia vita per sempre. Lui è il motivo per cui ballo, il motivo per cui faccio musica e uno dei principali motivi per cui credo nella pura bontà del genere umano. E’ stato un mio caro amico per 20 anni. La sua musica, il suo movimento, le sue personali parole di incoraggiamento e di ispirazione e il suo amore incondizionato vivranno per sempre dentro di me. Lui mi mancherà immensamente, ma so che ora è in pace e incanta il cielo con una melodia e un Moonwalk".

Dopo la morte del cantante, il coreografo ha fatto di tutto per avere i biglietti per partecipare al suo memoriale (come confermano gli sms scambiati con Taj Jackson, che li ha pubblicati su Twitter) e ha partecipato ai tributi del de cuius insieme Janet Jackson.

Robson, a decenni di distanza dai presunti incidenti, ha partecipato ad alcuni barbecue con Michael Jackson e i suoi figli e nel 2005 voleva addirittura sposarsi a Neverland.

L'Estate di Michael Jackson si fidò di lui e lo coinvolse nel 2012 nella lavorazione degli show del Cirque du soleil dedicato a Michael, il fortunato One, ma in seguito lo licenziò, insoddisfatta del suo comportamento ondivago.

Nel 2013 Robson, quattro anni dopo la morte del Re del Pop, affermò ex abrupto di essere stato molestato quando era bambino da Michael Jackson e intentò due cause milionarie per risarcimento dei danni morali contro l'Estate del cantante per i presunti abusi.

Tra il 2012 e il 2014, il ballerino scrisse due bozze di una biografia sui presunti abusi di Jackson, cercando, senza successo, di venderle agli editori.

Jimmy Safechuck, dopo aver visto Wade Robson, intervistato sulla sua causa contro l’Estate di Jackson, si ricordò improvvisamente di essere stato molestato da Jackson, quindi decise di unirsi alla causa, contattando lo stesso avvocato.

Una “illuminazione” coincisa con questioni di eredità dopo la morte di un suo parente, i cui fratelli sopravvissuti hanno cominciato a farsi causa l'uno con l'altro per il controllo degli affari di famiglia.

Nel 2017 due diversi collegi giudicanti rigettarono le accuse intentate per mancanza di prove.

Secondo il giudice della Corte Superiore di Los Angeles Mitchell Beckloff, oltre all'insussistenza del fatto, il motivo alla base del rigetto delle accuse da parte del giudice è che Robson abbia atteso troppi anni per sporgere denuncia contro Jackson, addirittura il maggio del 2013, quasi 4 anni dopo la sua morte.

A sette mesi dall'uscita di "Leaving Neverland", possiamo serenamente affermate che, chi aveva intenzione di distruggere la sua fama con questo "documentario", ha fatto male i suoi calcoli.

Il segno "più" sia negli stream su Spotify che nelle visualizzazioni su Youtube dei suoi video confermano, più di mille discorsi, quanto non solo i suoi fan gli siano rimasti fedeli, ma di come, realisticamente, si stiano accostando alla sua musica anche nuovi utenti.

Jackson è stato l'artista più famoso e amato del mondo, ma anche il più frainteso e addirittura misconosciuto, un po' per la sua proverbiale riservatezza e molto a causa delle fantasiose notizie riportate per anni dai tabloid.

Purtroppo ancora oggi, a dieci anni dalla morte, in molti pensano che l'artista di Gary si sia schiarito la pelle per un vezzo estetico o, peggio ancora, per rinnegare le origini afroamericane di cui era fiero, oltre che avere una sorta di fissazione patologica per la chirurgia plastica, come se le star di Hollywood non ne facessero continuamente ricorso.

Il cantante soffriva di vitiligine e di lupus eritematoso sistemico, due malattie della pelle autoimmuni, come conferma anche l'autopsia effettuata il 26 giugno del 2009, il giorno dopo la sua morte.

La vitiligine è una malattia cutanea caratterizzata da estese macchie bianche che porta a una progressiva depigmentazione della cute, ovvero a uno schiarimento irregolare della pelle.

La vitiligine portò Michael a perdere la pigmentazione in quasi tutte le aree del corpo, lasciando la sua pelle traslucida più che bianca.

Per anni la sua truccatrice e fidata amica Karen Faye, che lo seguiva come un'ombra, ha coperto la vitiligine con un pesante trucco. Nei primi anni dell'insorgenza della malattia, Karen scuriva le macchie bianche, ma, quando la vitiligine si diffuse in quasi tutto il corpo, iniziò a schiarire le poche zone rimaste scure, in modo da avere un colorito uniforme.

Solo allora il cantante si sottopose a dei trattamenti di schiarimento della pelle per mano di Arnold Klein, il dermatologo dei vip, che riuscì, attraverso complessi trattamenti, a uniformare il colore dell'epidermide

Il lupus eritematoso sistemico, la malattia cutanea di cui soffriva il Re del Pop, provoca forti eruzioni cutanee sul viso e sul naso, lesioni delle pelle, perdita dei capelli e infiammazione dei polmoni.

Il Dr.Strick, che effettuò un'ispezione personale al cantante nel 1993 su richiesta del procuratore Tom Sneddon, confermò che "il lupus aveva distrutto parte della sua pelle, in particolare del naso" e che i numerosi interventi di chirurgia a cui si era sottoposto erano per lo più "di tipo ricostruttivo, per nascondere le cicatrici del lupus". Michael tenne tutto questo per sé, senza renderlo pubblico, in quanto ritenuto imbarazzante e traumatico.

Oggi non c’è praticamente artista r&b contemporaneo, da Pharrell Williams ad Usher, da Bruno Mars a Justin Timberlake, da Ne-Yo a The Weeknd, da Chris Brown a Jason Derulo, che non si ispiri apertamente al pop visionario e senza confini di Jackson.

Tutti cantanti di talento, alcuni assai dotati anche nel ballo, ma privi, però, della creatività, del carisma, della magia e dell'incessante capacità di rinnovamento del Re del Pop.

Jackson ha trasformato la musica da prodotto suonato a prodotto suonato e recitato insieme, facendo incontrare Hollywood con la Motown. Prima di lui i video musicali non avevano grande importanza e hanno smessa di averla dopo la sua morte.

I suoi memorabili passi, dal moonwalk al circle glide, dal sidewalk all’antigravity, dall’airwalk al robot, vengono oggi insegnati nelle scuole di danza moderna e influenzano, con la loro grazia, perfino la danza classica.

La moda continua ciclicamente a ispirarsi ai suoi look: dai pantaloni sopra alla caviglia al cappello Fedora nero, dal guanto ricoperto di strass alle vistose divise militari, dal giubbotto rosso di Thriller alle borchie di Bad, fino agli amati mocassini neri e ai Ray Ban specchiati da aviatore.

Mentre oggi dominano le classifiche artisti rassicuranti come Ed Sheeran e Adele, che potrebbero tranquillamente essere i nostri vicini di casa, nel suo periodo d'oro Michael Jackson era unico e inarrivabile: sembrava provenire da un'altra galassia.

Un alieno benevolo e imprevedibile, che aveva la grazia di Stevie Wonder, l’energia di James Brown e il carisma di Muhammad Ali.

Nei suoi album si alternano con naturalezza funk, r&b, soul, rock, jazz, disco, musical, gospel, musica latinoamericana, hip hop, elettronica e industrial.

Le sue canzoni, che mixavano i generi, scalavano le classifiche e conquistavano il mondo, erano porte d'accesso alla migliore musica.

C’è uno struggimento e una verità nella voce di Michael Jackson (dotato di un'estensione di tre ottave e mezzo) che la rendono unica, riconoscibile tra mille altre e inimitabile.

La sua voce, se isolata dagli altri strumenti, contiene già in sé la melodia, l'armonia, la ritmica e l'arrangiamento.

Mentre grandi artisti come Bob Dylan e Bruce Springsteen hanno raccontato con verità e con poesia ciò che accadeva nel mondo, Jackson si è spinto oltre: ha creato un nuovo mondo, accessibile e misterioso, solare e cupo al tempo stesso, in cui i confini del reale sono notevolmente dilatati.

La sua discografia è attraversata da alcuni temi ricorrenti come la pace, la speranza, la seduzione, l'amore, l'inganno, la lontananza, la paura, il desiderio di essere altrove, le ingiustizie sociali, la difesa della natura e la fratellanza tra i popoli.

L'intero messaggio della sua opera era semplice, ma non facile da applicare: fare tutto per amore.

Un amore che, ancora oggi, viene tenuto in vita in tutto il mondo dai suoi numerosi fan.

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