Musica

Intervista a Roy Paci: "Tutta la mia carriera in un solo spettacolo"

Siamo stati alla prima di "Inediti, B-Sides e altre amenità", il nuovo show del cantautore e trombettista siciliano

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Matteo Politanò

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Dopo la partecipazione all'ultimo Festival di Sanremo insieme a Diodato con il brano "Adesso", Roy Paci è tornato a fare ciò che ama di più: suonare in giro per l'Italia. Lo abbiamo incontrato in occasione della prima assoluta di Inediti, B-Sides e altre amenità, uno spettacolo dove il trombettista di Augusta ha voluto sperimentare lo storytelling della sua vita.

Uno show incalzante dove Roy ha ripercorso 35 anni di carriera, raccontando i retroscena dei suoi brani più famosi e delle collaborazioni di tutta una vita. Dallo ska al jazz, dai viaggi in Sudamerica alle tournée in tutto il mondo, passando per i progetti cinematografici, televisivi e le amicizie che lo hanno fatto crescere, ridere e commuovere.

Inediti, B-Sides e altre amenità: come nasce questo show?

"Da tempo avevo in mente di fare qualcosa che potesse, in modo gioiso e narrativo, raccontare il mio percorso musicale in tutti questi anni. Mi è stato proposto di scrivere un libro sulla mia vita e anche di fare un cortometraggio... Io però non so fare né l'uno né l'altro così ho scelto la strada che conosco meglio: la musica! Il mio percorso in 35 anni di concerti è pieno di aneddoti e storie incredibili così ho raccolto un po' di musicisti e pensato questo spettacolo. Alcuni fanno parte degli Aretuska, altri sono jazzisti con i quali collaboro. Ho tirato fuori questa cosa ambiziosa e coraggiosa, un minestrone di bastard music come da mia tradizione!"

Quante date farai?

"La Claque di Genova mi ha dato carta bianca per provare la prima, li ringrazio. Questa è una città alla quale sono molto legato, spero sia la prima data di tante. Se lo spettacolo funziona vorrei portarlo in quei luoghi, teatri e teatrini, che con gli Aretuska non riuscivo a frequentare perché la gente ballava troppo e rischiavamo di distruggere il locale!"

Sanremo: come è stato l'esordio da big sul palco?

"È incredibile la macchina che si muove dietro questo evento. In decenni di carriera non ricordo giornate passate a parlare come nell'ultimo Sanremo. Ho fatto qualcosa come 80 interviste al giorno! L'altra cosa bella è stata aver incontrato un sacco di amici, anche dietro le quinte. Il palco del Festival l'avevo già assaggiato, avevo anche fatto il direttore artistico dell'orchestra con quei pazzi di Biggio e Mandelli... Se devo dire la verità un brano dura troppo poco, avrei voluto esibirmi di più. L'ultimo a salire sul palco di Sanremo con una tromba era stato Luis Armstrong nel 1968: fece un assolo lunghissimo che Baudo fu costretto ad interrompere. Ero tentato di farlo anche io! Sono contento di tutto quello che è venuto fuori da questa esperienza e anche di quello che sta succedendo adesso..."

Tensione sul palco?

"Il brano di Antonio (Diodato, ndr.) aveva una tonalità molto difficile per uno strumento a fiato, un mi maggiore, quindi ero concentrato per suonarlo. Ci sono andato con i piedi di piombo e non mi sono fatto distrarre da nulla, neanche dalle emozioni..."

Come avete scelto la collaborazione con Ghemon?

"Ghemon lo abbiamo scelto perché oltre ad essere un grande amico è uno che cerca di abbattere le barriere del ghetto musicale. Non è più solo un semplice rapper, pensavamo che con lui sarebbe uscita fuori una cosa bella e così è stato. Ho molto apprezzato il suo lavoro!"

Parliamo anche di Etnagigante: come va la tua etichetta?

"A differenza degli anni passati io produco sempre meno perché il gioco non vale la candela. Produrre un disco non è così semplice... Così l'etichetta è diventata anche una realtà che organizza eventi. Dal punto di vista discografico, anche per mancanza di tempo, ho smesso di cercare nomi nuovi perché faccio fatica. Negli ultimi anni mi sono reso conto che ho dedicato troppo poco tempo alla mia vita, al mio riposo e al mio ozio creativo. Così mi sono fermato a riflettere su quello che serviva al mio quieto vivere e ho capito di aver bisogno un po' di relax. Due anni fa ho vissuto un periodo molto travagliato con i miei familiari e alla fine ho avuto un crollo... Ho deciso di smollare il colpo, anche se non faccio vacanze da sette anni!"

Che momento è per la musica italiana?

"Mi sembra un momento positivo, c'è tanta bella musica. Vedi Colapesce per il cantautorato, Willie Peyote per il conscious-rap e gli Inude per l'elettronica. A dire il vero però c'è anche tanta musica farlocca. Ci sono artisti bravissimi ma anche pseudo musicisti che non sanno nemmeno come è fatto un pentagramma. Mio nonno che lavorava con le vacche sapeva come era fatto l'intestino di una vacca. Devi conoscere la materia con la quale vuoi lavorare: se fai musica devi conoscere la musica! Allo stesso tempo bisogna dire che l'elettronica è servita parecchio e ha aperto nuovi orizzonti. Tuttavia la parte organica, quella suonata, mantiene una posizione importante. In un progetto che suona bene dal vivo ci saranno sempre strumenti suonati a fare la differenza!"

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