Gabriele Antonucci

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L'arte può essere divertente, senza abdicare alla sue ambizioni? Assolutamente sì, a giudicare dall'entusiasmante concerto di David Byrne a Umbria Jazz.

Fondatore dei Talking Heads nel 1974, creatore della Luaka Bop, produttore discografico, fotografo, regista, autore, musicista iscritto nel 2002 nella Rock & roll Hall of Fame e artista a tutto tondo, Byrne è un talento multiforme ed in continua evoluzione.

Americano di origini scozzesi, David ha vinto, nella sua lunga e intensa carriera, un Oscar ed un Golden Globe nel 1988 per la migliore colonna sonora (L’Ultimo Imperatore con Sakamoto) e due David di Donatello nel 2012.

Non bastasse, Byrne continua ad esporre visual art da oltre un decennio, ha scritto un libro di culto Come funziona la musica, uno studio imprescindibile sulla storia, l’esperienza e l’aspetto sociale della musica, ed è uno dei maggiori intellettuali della musica popolare che strizza l'occhio all'avanguardia.

Una premessa necessaria per capire che la posta in gioco è alta, che Byrne non si accontenta mai di fare un diligente greatest hits dei suoi (tanti) successi , ma vuole proporre al pubblico un'esperienza olistica che lo trasporti in una dimensione altra, una vera e propria performance alla Marina Abramović che abbia, al tempo stesso, la forza simbolica di un rito tribale.

Gli spettatori dell'Arena Santa Giuliana, colma come solo nelle grandi occasioni, vengono accolti dal bucolico canto di uccellini registrato, ma è solo la classica calma prima della tempesta di emozioni che, da qui a poco, si manifesteranno sul palco.

Il racconto della serata

Il sipario si alza, svelando un palco completamente spoglio, delimitato da una gabbia formata da fili metallici, con Byrne seduto al centro, dietro un banchetto, mentre tiene un plastico di cervello in mano, come se fosse un Amleto 3.0.

L'ex leader dei Talking Heads, uno dei gruppi più influenti degli anni Ottanta, si muove sincronizzandosi con i musicisti che entrano alla spicciolata, tutti vestiti come Byrne e tutti scalzi, con i loro strumenti in mano o appesi a imbracature.

Niente fili, niente pedane, niente posti fissi, tutto è in movimento, tutto è sincronizzato, tutto è studiato nei minimi particolari: più che un concerto tradizionale, lo show appare come uno sghembo balletto rock, permeato della consueta autoironia dell'artista, ma incredibilmente coinvolgente, tanto che è ardua impresa rimanere seduti al proprio posto.

Il concerto inizia simbolicamente con Here, brano conclusivo dell'ultimo album American Utopia, magico incontro tra attitudine pop, elettronica, world music, new wave e un senso del ritmo che trova radici e ispirazione nel suo lavoro con i Talking Heads, supportato da una voce inconfondibile e da una scrittura sorprendente.

I ritmi si fanno più sostenuti con le sonorità soulful house di Lazy, brano nato nel 2003 dalla collaborazione con il duo di musica dance elettronica X-Press 2, con un testo spiazzante sui nefasti effetti della pigrizia.

Arriva l'atteso momento del recupero del repertorio dei Talking Heads, con il trascinante afrofunk di I Zimbra e la simil-disco di Slippery People, che strizza l'occhio alle sonorità degli Chic, e diventa davvero difficile (e frustrante) rimanere seduti ai propri posti, mentre sul palcoscenico le coreografie si fanno sempre più complesse e ritmate.

Byrne esplora il suo repertorio solista, con I should watch TV, tratta dall'album congiunto con la talentuosa cantautrice St.Vincent, dove usa un semplice faro sulle catene per creare il riflesso di uno schermo televisivo, cui seguono l'ironica Dog’s Mind e l'accattivante singolo Everybody’s Coming to My House, scritta a quattro mani con Brian Eno in American Utopia, che rivela la sua perfetta tenuta vocale anche sulle note più alte.

"Mi raccomando, andate a votare sempre alle elezioni, anche le più piccole", afferma Byrne, che ama lanciare messaggi politici soprattutto attraverso la sua musica.

Le prime, inconfondibili note di This Must Be the Place (Naive Melody), oggettivamente un capolavoro dei sottovalutati Anni Ottanta, preannunciano che qualcosa sta per accadere nell'aria, ma la security blocca i primi tentativi di "fuga in avanti" degli spettatori, attratti come una calamita da quel mix inconfondibile di genialità, ritmo e balli sincronizzati.

Gli applausi sono sempre più calorosi, ma manca ancora qualcosa per rendere la serata perfetta, così Byrne, poco dopo l'inizio dell'irresistibile Once in a lifetime (uno dei testi più geniali e spiazzanti della storia del pop), indossa i panni del "deus ex machina" e, rivolgendosi alla sicurezza, afferma perentorio: "Fermate lo show! Hey voi, uomini della sicurezza: lasciateli ballare!".

Detto, fatto, con buona parte della platea che inizia a correre per accaparrarsi i posti migliori sotto al palco, dove tutto acquista più calore e coinvolgimento, oltre ad apprezzare meglio la pulizia del suono degli eccellenti musicisti che, nonostante il movimento costante sul palco, non sbagliano una nota.

"Un mio amico di San Antonio mi ha chiesto se avevo intenzione di utilizzare nel concerto delle parti in playback -sottolinea Byrne- Assolutamente no, qui è tutto suonato dal vivo da questi straordinari musicisti".

Viene accolta da un boato la hit Born Under Punches (The Heat Goes On) dal monumentale Remain in Light del 1980, forse il miglior album dei Talking Heads, oltre che uno dei migliori album della storia del rock, mentre la danza robotica di I Dance Like This è davvero coinvolgente e autoironica (“Ballo così, perché mi fa sentire così dannatamente bene; se sapessi ballare meglio, sai che lo farei”).

Di grande impatto scenico Bullet, dove David tiene una lampada in mano mentre i musicisti gli girano intorno, una chiara metafora del potere lenitivo dell'arte.

Every Day Is a Miracle è una canzone che, per il suo ritornello gioioso e per il suo messaggio positivo, andrebbe ascoltata ogni mattina, appena svegliati, e anche Like Humans Do non fa che confermare la bontà del progetto American Utopia.

"Queste canzoni" - ha spiegato Byrne in una nota introduttiva al nuovo disco- "parlano della nostra vita oggi, di un sistema, quello americano, che per decenni è stato un esperimento. Pieno di difetti, ma che teneva viva la sensazione che negli United States of America fosse possibile sognare, costruire un futuro, convivere e sviluppare delle idee. Beh, quell'esperimento è a un passo dal collasso e allora mi sono chiesto che cosa possiamo fare in concreto per vivere meglio, esiste una nuova via per questo mondo? Non ho risposte, ma speranze sì".

Scene di incontenibile entusiasmo salutano il funk a la James Brown di Blind, ripescata da Naked del 1988, e la strepitosa Burning Down the House, che trasforma l'Arena di Santa Giuliana in una gigantesca discoteca all'aperto, dove anche i più restii allentano i freni inibitori.

I due bis

Il bis è affidato alla gioiosa Dancing Together, nata dalla collaborazione con Fatboy Slim, e alla imprescindibile The Great Curve dei Talking Heads.

C'è ancora il tempo per un secondo bis, e qui l'atmosfera si fa più seria, con la cover di Hell You Talmbout di Janelle Monae, un lungo elenco di vittime afroamericane di violenze da parte della polizia, il tutto su un irresistibile tappeto sonoro afrofunk.

Il concerto, o meglio, la performance è durata un'ora e quaranta, non moltissimo in assoluto, ma, considerando l'originalità e la qualità dello show, senza mai una pausa o un calo di tensione, possiamo affermare con certezza che quello di David Byrne, magnifico sessantaseienne in costante trasformazione, sia stato uno dei migliori concerti del 2018, un landmark che sarà difficile da superare per chiunque.


La scaletta del concerto di David Byrne a Umbria Jazz (20/7/2018)

Here

Lazy

I Zimbra
(Talking Heads song)

Slippery People
(Talking Heads song)

I Should Watch TV
(David Byrne & St. Vincent cover)

Dog's Mind

Everybody's Coming to My House

This Must Be the Place (Naive Melody)
(Talking Heads song)

Once in a Lifetime
(Talking Heads song)

Doing the Right Thing

Toe Jam
(Brighton Port Authority cover)

Born Under Punches (The Heat Goes On)
(Talking Heads song)

I Dance Like This

Bullet

Every Day Is a Miracle

Like Humans Do

Blind
(Talking Heads song)

Burning Down the House
(Talking Heads song)

Encore:
Dancing Together

The Great Curve
(Talking Heads song)

Encore 2:

Hell You Talmbout
(Janelle Monáe cover)

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