Gabriele Antonucci

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Mentre il cd perde costantemente quote di mercato, salvo risollevarsi un poco durante le festività natalizie, lo streaming e la vendita di vinili continuano a crescere senza sosta. Un dato apparentemente contraddittorio, che in realtà ha una spiegazione.

C’è una musica liquida, di facile fruizione e con una vita piuttosto breve. La si ascolta distrattamente sui telefonini e sui tablet, a volte si scarica sul proprio pc, ma dopo alcuni mesi ha concluso il suo ciclo e non ne resta più traccia.

Esiste, al contrario, una musica solida, ideata con un forte concept, che necessita della massima qualità sonora e di un supporto destinato a durare nel tempo, magari da tramandare di padre in figlio.

Nella seconda categoria rientrano naturalmente gli album dei Beatles, che sia nei lavori solisti (Egypt Station di Paul McCartney, attualmente primo negli Usa; la riedizione di Imagine di John Lennon, che uscirà il 5 ottobre) che nelle edizioni celebrative (come quella del cinquantennale di The Beatles, meglio conosciuto come White Album, disponibile in 4 nuove versioni dal 9 novembre), continuano a macinare numeri da record, a 48 anni dallo scioglimento della band.

Il loro è stato un incontro magico tra quattro personalità assai diverse, che insieme hanno dato vita a un'epopea irripetibile per qualità e quantità di brani indimenticabili.

Una carriera tutto sommato breve, quella dei Fab Four, che va dal 1962 al 1970, ma incredibilmente intensa, che ha prodotto dodici album, ognuno dei quali è entrato a pieno diritto nella storia del rock.

Paul McCartney

Paul McCartney è sempre stato l’ambasciatore e il divulgatore più attento e attivo dell’eredità artistica dei Beatles, si pensi al monumentale progetto Anthology, alla compilation One e alle rimasterizzazioni di tutti gli album della band nel 2009.

McCartney, undicesimo nella lista di "Rolling Stone" dei cento migliori cantanti al mondo e terzo in quella dei migliori bassisti, è anche un convinto sostenitore della dieta vegetariana, dei diritti degli animali, dell'educazione musicale nelle scuole, delle campagne sulla cancellazione del debito del Terzo Mondo e di quelle contro le mine antiuomo e la caccia alla foca.

A partire dai gloriosi anni Sessanta, Paul, con il suo fedele violin bass Hofner, ha tessuto linee melodiche e progressioni mai sentite prima d’ora, imitate poi dai migliori bassisti jazz e fusion.

Abilissimo nella creazione di armonie vocali, tecnica imparata dal padre jazzista, McCartney non ha eguali nei panni del cantante di ballate, traendo ispirazione dai suoni assorbiti durante l’infanzia nelle sale da ballo britanniche, ma anche da Elvis Presley ed Everly Brothers, ben presenti nella creazione di Michelle.


John Lennon

L'8 dicembre del 1980 Mark Chapman, uno squilibrato che poche ore prima si era fatto firmare un disco dal suo stesso idolo, sparò a bruciapelo a John Lennon, che aveva da poco compiuto 40 anni, di fronte al Dakota Building di New York.

Un omicidio che ha gettato nello sconforto milioni di fan in tutto il mondo, che vedevano l'ex Beatles non sono come un artista geniale, ma anche come un leader carismatico che si era speso in prima persona a favore dei movimenti pacifisti.

Artista estroso, colto, influente e politicamente impegnato, Lennon, nato il 9 ottobre 1940 a Liverpool, oggi sarebbe un distinto signore di quasi 78 anni, regalandoci chissà quanti altri capolavori.

Dopo il traumatico scioglimento nel 1970 dei Beatles, il più importante gruppo pop-rock del Novecento, John Lennon è stato probabilmente l'ex Fab Four con la migliore carriera solista, sia per qualità che per numero di dischi venduti.

Qualche anno prima di essere ucciso, Lennon dichiarò profeticamente: "Non ho paura di morire, sono preparato alla morte perché non ci credo. Penso che sia solo scendere da un'auto per salire su un'altra".

Ringo Starr ha detto di lui: "Ero un grande ammiratore di John. Ho avuto sempre la sensazione che avesse un grande cuore e che non fosse cinico come si pensava. Aveva il cuore più grande di tutti ed era il più svelto. Era dentro e fuori. Mentre noi stavamo ancora entrando, lui era già fuori e proseguiva".

Dello stesso tenore anche le parole del'amico/rivale Paul McCartney: "Uno dei miei più bei ricordi di John è quando ci mettevamo a litigare: io non ero d'accordo con lui su qualcosa e finivamo per insultarci a vicenda. Passavano un paio di secondi e poi lui sollevava un po' gli occhiali e diceva "è solo che sono fatto così...". Per me quello era il vero John. In quei rari momenti lo vedevo senza la sua facciata, quell'armatura che io amavo così tanto, esattamente come tutti gli altri. Era un'armatura splendida; ma era davvero straordinario quando sollevava la visiera e lasciava intravedere quel John Lennon che aveva paura di rivelare al mondo".

L'imperituro affetto dei fan è confermato dal successo con il quale viene accolta ogni inziativa editoriale che riguardi l'artista di Liverpool, come l'elegante box Lennon che raccoglie i suoi 9 LP o l'interessante docufilm LennonNYC sulla sua vita dopo i Beatles, fino alle diverse biografie a lui dedicate.

I rapporti tra Paul e John

John Lennon e Paul McCartney non sono state due personalità opposte, ma soprattutto complementari, poiché si integravano magnificamente a livello compositivo ed espressivo: due artisti nati per comporre, sperimentare e fare ricerca insieme.

Si è spesso descritto Paul come romantico, melodico e pop quasi a sottolineare la contrapposizione con un John politico, avanguardista e rock, ma la realtà è più complessa e sfaccettata dei luoghi comuni.

Paul, mentre John veniva sempre più assorbito dalla sua dimensione familiare, frequentava mostre d’arte, concerti di musica contemporanea e performance d’avanguardia.

Passava molto più tempo in studio dell’amico/rivale a rifinire le sue melodie e a giocare con le allora limitate possibilità tecnologiche degli Abbey Road, preparando lui stesso, ad esempio, gli inquietanti loop di Tomorrow never knows.

Inoltre si interessava alla politica, all’ambiente e a tutto ciò che stimolava la sua vorace curiosità; rivelava, a un orecchio più attento, tutto il suo amore per il rock ( Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band, Live and let die) e per il soul della Motown (Got to Get You into My Life).

George Harrison

Spesso oscurato dalla salutare rivalità tra i due amici/nemici Paul McCartney e John Lennon, George Harrison, l’ex Beatles più riservato ed enigmatico, non solo è stato un eccellente chitarrista, ma anche l’autore di alcuni tra i brani più memorabili dei Fab Four.

Come non ricordare i capolavori Something, Here comes the sun o While my guitar gently weeps, quest’ultima realizzata insieme all’amico e rivale in amore Eric Clapton?

Revolver è stato il primo album dei Beatles che si apre con una canzone composta da George Harrison, autore di tre brani (solo il White Album ne ha di più), la corrosiva Taxman, in cui irride il premier Mr.Wilson, reo di aver alzato le aliquote delle tasse.

Love you to ha la struttura orizzontale tipica della musica indiana, in cui spicca l'esotico suono del tablista Anil Bhagwat, mentre è più rock e occidentale I want to tell you, che conferma tutte le sue qualità di chitarrista elettrico.

Affascinato dalla sonorità e dallo spiritualismo indiano, Harrison è riuscito a smarcarsi dalla pesante eredità dei Beatles con due album straordinari, il monumentale triplo album All Things Must Pass del 1970 e il leggendario concerto per il Bangladesh del 1971, ideato insieme all’amico Ravi Shankar.

George Harrison è morto di cancro all'età di 58 anni, il 29 novembre 2001, nella villa di Ringo Starr a Beverly Hills. Il suo corpo è stato cremato e le sue ceneri sono state sparse nel sacro fiume indiano, il Gange, secondo la tradizione induista.

Ringo Starr

Ringo, che è stato recentemente in Italia in tour, è da molti visto semplicemente come un buon musicista, il cui merito maggiore è stato quello di trovarsi nel posto giusto al momento giusto. Errore.

Richard Starkey ha creato un modo di suonare la batteria, in particolare in alcuni fill e nei groove sempre in funzione della canzone, che è stato copiato da migliaia di epigoni (pensiamo a Dave Grohl, Nicko McBrain,Terry Bozzio e Kenny Aronoff).

Quando è entrato nei Beatles (su idea di George Martin) era il musicista più famoso e quotato di Liverpool, senza di lui, il vero collante della band grazie alla sua umanità e alla sua naturale simpatia, fondamentale per disinnescare gli screzi tra prime donne, i Beatles si sarebbero sciolti probabilmente 4-5 anni prima di quel nefasto 10 aprile del 1970.

Inoltre Starr è stato il primo musicista ad avere l’intuizione di registrare la batteria con il microfono vicino ai tamburi o dentro alla cassa, il primo a mettere delle coperte nella cassa (le cosidette sordine) e il primo a portare al grande pubblico l’uso dell’ impugnatura delle bacchette matched, cioè identica per entrambe le mani, lui che era un mancino che suonava quasi da destro.

Ringo ha lanciato la tendenza di tenere lo sgabello molto alto, per interagire visivamente con gli altri musicisti, ha reso leggendario il marchio di batterie Ludwig e ha sempre dimostrato un timing impeccabile, evitando virtuosismi fini a se stessi e lunghi assoli che mal si sarebbero conciliati con i brani dei Beatles, di cui era il regista occulto dietro le pelli.

George Martin, il quinto Beatle

Negli anni Sessanta le tecnologie non erano neanche lontanamente paragonabili a quelle di oggi, ma la creatività della band sopperiva ampiamente il gap tecnologico, grazie soprattutto al talento di George Martin, encomiabile nella sua capacità di tradurre in musica le geniali intuizioni di John Lennon e di Paul McCartney.

George Martin, arrangiatore, pianista e confidente dei Fab Four, ha creato a partire dalla seconda metà degli anni Sessanta un mondo di suoni che lasciava stupefatti i suoi concorrenti americani, che pure avevano più mezzi tecnologici a disposizione. Le canzoni dei Beatles rappresentavano lo stato dell’arte, con il quale tutti gli artisti, prima o poi, si sono dovuti confrontare.

La scintilla artistica che è scattata nel 1962 tra George Martin, allora produttore quarantenne di una grande azienda discografica come la Parlophone, e quattro brillanti ventenni provenienti dalla Liverpool proletaria, i Beatles, è un unicuum nella storia del rock.

All’inizio tutto era sotto il controllo di Martin, che coordinava e guidava le scelte artistiche della band, ma presto il produttore intuisce di non poter contenere e piegare alla sua volontà l’estro e il talento dei Fab Four, ritagliandosi il ruolo di quinto Beatles, di realizzatore delle intuizioni artistiche di John e Paul, mettendo a disposizione la sua ampia cultura musicale nei magnifici arrangiamenti delle canzoni, si pensi agli archi di Yesterday.

Forse il più grande rimpianto della carriera di Martin è stato quello di pubblicare Penny Lane come singolo, con Strawberry Fields Forever sul lato B, lasciando fuori da Sgt.Pepper’s Lonely Hearts Club Band due canzoni straordinarie. A Strawberry Fields Forever, brano che non ha una tonalità precisa, è legato uno degli aneddoti più celebri della storia dei Beatles.

I Fab Four erano scontenti degli arrangiamenti, così registrarono diverse versioni della canzone. John disse a Martin: “Mi piace la prima parte di quella certa versione e la seconda di un’altra versione”.

Martin gli fece notare che erano registrate in tonalità diverse, quindi era quasi impossibile metterle insieme. Lennon rispose con una frase ormai entrata nella leggenda: “I’m sure you’ll fix it”(“Sono sicuro che risolverai il problema”).

Martin, dopo due notti insonni, risolse effettivamente il problema, accelerando una versione e rallentando l’altra, fino a coordinarle.

Per questo Stawberry Fields Forever ha un sound unico: è a metà tra due valori tonali, quindi non ha una tonalità esatta. Ecco perché il successo dei Beatles è strettamente legato alla genialità di George Martin, l’uomo che traduceva i sogni dei Beatles in canzoni che ancora oggi fanno sognare.

Il segreto del successo dei Beatles

Al di là dei singoli artisti, perché i Beatles sono ancora oggi considerati il più importante gruppo pop-rock di sempre?

Innanzitutto è impossibile immaginare il rock, il pop, il beat, la psichedelia e buona parte della musica che ascoltiamo oggi senza i Fab Four che, tra l'altro, sono stati anche tra i precursori dell'heavy metal nell'adrenalinica Helter Skelter.

Secondo una classifica della rivista ‘Rolling Stone‘ il migliore album della storia della musica leggera è Sgt.Pepper’s Lonely Hearts club band, mentre 4 dei primi 10 dischi sui 500 recensiti appartengono ai Beatles.

Al di là delle classifiche, non c’è dubbio che i Beatles sono il gruppo che vanta la maggiore influenza musicale nella storia del rock, con decine di band epigone. 

Nessuna, però, neanche i loro eredi naturali Oasis e Blur, è riuscita a ripetere la magia delle loro canzoni, veri e propri classici che non risentono dell’usura del tempo

Eliminando la figura del frontman unico, i Beatles sono diventati inconsapevolmente le icone di una rivoluzione epocale, non solo in campo musicale.

George Martin, colpito dallo spirito cameratesco, dall’energia e dall’ironia dei quattro giovani artisti di Liverpool, comprese che non c’era bisogno di rimettere in discussione quella solida unione, cementata nel periodo dei concerti ad Amburgo, con la scelta di un solo cantante, a scapito del collettivo, il loro punto di forza.

A partire da Revolver, pubblicato il 5 agosto 1966, i Fab Four iniziarono una rivoluzione copernicana anche nel modo di incidere gli album.

Prima il disco era una raccolta di singoli, uguali in tutto e per tutto alle canzoni che il gruppo proponeva nei concerti dal vivo.

Con Revolver lo studio di registrazione diventa esso stesso uno strumento, grazie a manipolazione di nastri, sovraincisioni e filtri.

I Beatles hanno inciso 211 brani, di cui 186 composti direttamente dai Fab Four, la maggior parte firmati dalla coppia Lennon-McCartney.

Ciò che impressiona è che oltre la metà sono canzoni straordinarie, tanto che nessuna raccolta da 20-30 brani può ritenersi sufficiente a rappresentare la magia della musica dei Beatles.

C'è un altro gruppo per il quale non basterebbe una tripla raccolta per essere rappresentativa della loro discografia?

La band di Liverpool è stata tra le prime a credere nella forma del concept album, che fu poi magistralmente riproposta anche dagli Who e dai Pink Floyd.

I dischi non erano più una raccolta casuale di singoli, ma un’opera in sé compiuta, con un filo conduttore e con una ispirazione complessiva che permeava ogni singolo brano, quasi fossero parti di un’unica sinfonia.

Ma forse la rivoluzione più importante dei Liverpool è stata quella di essere il primo gruppo di ragazzi che cantava espressamente per i ragazzi.

Prima di loro, la musica leggera era affidata a cantanti impettiti, che interpretavano canzoni svenevoli con l’entusiasmo e con la partecipazione emotiva di un manichino.

Non esisteva una musica scritta e composta appositamente per i giovani, i quali si arrangiavano con i 45 giri più “digeribili” presi in prestito dai genitori.

Dal 5 ottobre del 1962, data di uscita di Love me do, tutto è cambiato nel mondo della musica leggera.

Se nessun gruppo, negli ultimi 56 anni, è mai riuscito a scalzare i Beatles dal loro trono, un motivo c'è, ed è lo stesso motivo per cui non smettiamo mai di emozionarci quando ascoltiamo le loro canzoni.

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