Home » Attualità » Economia » Longevità, cambia tutto: le famiglie spendono più per i genitori che per i figli

Longevità, cambia tutto: le famiglie spendono più per i genitori che per i figli

Longevità, cambia tutto: le famiglie spendono più per i genitori che per i figli

Nel 2025 l’elder care supera la spesa per i figli: l’ascesa della “generazione sandwich” e il ruolo crescente del welfare aziendale ridisegnano i bilanci familiari italiani

Si vive di più e questo sta rivoluzionando anche il modo in cui si gestiscono i budget familiari. Nel 2025, per la prima volta, la spesa per l’assistenza a genitori e nonni ha superato quella destinata ai figli. Secondo un’analisi del Centro Studi di Coverflex il 54% delle risorse allocate alla family care viene oggi destinato all’elder care, contro il 44,6% riservato ai figli a carico. L’allungamento della vita media e l’invecchiamento della popolazione stanno ridefinendo le priorità economiche delle famiglie, mentre la cosiddetta longevity economy, che in Italia vale già circa un terzo del PIL, promette di crescere ulteriormente nei prossimi anni.

Generazione sandwich: lavoratori che sostengono economicamente genitori e figli

È sempre più diffusa la cosiddetta “generazione sandwich”: lavoratori che si trovano a sostenere contemporaneamente figli e genitori anziani. Una condizione che una volta era un’eccezione e ora sta diventando normalità. Questa doppia responsabilità modifica profondamente la gestione del reddito. Non si tratta più soltanto di investire sul futuro dei figli, ma di far fronte a bisogni immediati e spesso onerosi legati all’assistenza degli anziani. Il risultato è una pressione crescente sui bilanci familiari e sull’organizzazione del tempo. E il carico di cura resta prevalentemente sulle spalle delle donne, che vivono più a lungo ma spesso in condizioni di salute peggiori, anche per le responsabilità familiari gestite lungo tutta la vita.

Welfare pubblico e bisogni reali: oltre 4mila euro l’anno per i genitori anziani

A emergere con forza è anche il disallineamento tra i bisogni concreti delle famiglie e i criteri formali del welfare pubblico. Solo un lavoratore su cinque, tra quelli che utilizzano risorse per assistere i genitori, riesce a dichiarare il familiare come “a carico” secondo i parametri fiscali vigenti. Questo significa che una larga parte di caregiver resta di fatto invisibile per il sistema. Eppure, sostiene costi reali, spesso elevati. In questo vuoto si inserisce il welfare aziendale, che diventa uno strumento cruciale per colmare il gap tra normativa e realtà. Ed è per questo che sempre più dipendenti utilizzano oggi i propri piani welfare per coprire spese legate all’assistenza, anche in assenza di riconoscimenti formali. E così il welfare aziendale non è più percepito come un insieme di benefit accessori, ma come una componente strutturale del reddito, necessaria per la “generazione sandwich”. I dati mostrano che chi assiste genitori anziani destina mediamente circa 4.350 euro l’anno del proprio piano welfare a questa voce. Se per i figli la spesa resta concentrata sull’education (+ 14% su base annua), per l’assistenza agli anziani i settori sono più diversificati e soprattutto su questioni di urgenza (cura, assistenza…).
La sfida oggi è adattare welfare (priva e pubblico) a una società che vive più a lungo. Perché la longevità è una conquista, ma il suo costo è già una realtà sulle spalle delle famiglie. E la sua redistribuzione sarà uno dei temi chiave dell’economia italiana nei prossimi anni.

© Riproduzione Riservata