Musica

Avantasia: trionfo al monastero di Schiffenberg in Germania

Tre ore di concerto tra metal, pop e sinfonie. Con una cover speciale: Maniac da Flashdance....

German ESC preliminary decision

Michela Vecchia

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Il monastero di Schiffenberg è un ex monastero situato a pochi km. dalla cittadina universitaria di Giessen. È ubicato sulla cima di una collina e da lassù si gode di una bellissima vista. È circondato da boschi. Spesso è sede di concerti e festival, come il Giessener Kultursommer che ha luogo in estate. L’organizzazione è ineccepibile. Il parcheggio è riservato a uno stretto numero di veicoli, per tutti gli altri spettatori ci sono shuttle gratuiti che partono dalla vicina Giessen e che a fine concerto ti riportano indietro. Tutto è studiato nei dettagli. 

Valeva un viaggio già solo per la location, e se poi ci aggiungiamo che era l’ultimo open-air in Germania degli Avantasia, diventava difficile non esserci? Tobias Sammet, mente e leader del super gruppo, gioca in casa, essendo nativo di Fulda, non molto distante da Giessen e anch’essa in Assia. 

E al tramonto, alle otto in punto, in un'atmosfera degna del Signore degli Anelli, compare sul palco l'Elfo Re, Tobias Sammet, visibilmente emozionato, un po’ stanco, tanto da far cadere il microfono. Ma appena attacca con le note di Ghost In The Moon gli si perdona tutto. Il pubblico è unito in un unico grande coro. La scenografia è la stessa del concerto di Milano a Marzo 2019. La scaletta è un po’ diversa, forse anche per l’assenza di una delle voci, Ronnie Atkins dei Pretty Maids.

E una dopo l’altra le canzoni dell’ultimo disco Moonglow vengono magistralmente eseguite da una macchina ormai ben rodata. E piano piano fanno capolino uno dopo l’altro tutti gli “ospiti”, che ormai ospiti non sono più, ma cerimonieri della celebrazione di un rito che si ripete in ogni spettacolo: la musica degli Avantasia.

E così con Book of Shallows fa la sua parte Herbie Langhans, uno dei coristi, già voce protagonista in Draconian Love nel precedente disco Ghostlights, e in questo brano sostituto di Atkins. E con grande sorpresa ha una parte solista anche la corista Adrienne Cowan, che sostituisce il cantato di Mille Petrozza dei Kreator. “La donna dalle mille voci” come la definisce spesso in pubblico Sammet.

L’atmosfera si scalda con The Raven Child, in cui fa il suo ingresso una delle voci più potenti di tutto il panorama metal, Jorn Lande, un vero vichingo sul palco. Vicini Sammet e Lande sembrano Davide e Golia, ma se si chiudono gli occhi le voci si uniscono in un armonico duetto. Jorn resta sul palco anche per Lucifer, un brano molto coinvolgente in cui Lande si trova davvero a proprio agio. Nel frattempo il sole sta calando regalando ai presenti un bellissimo tramonto, rendendo il paesaggio ancora più suggestivo.

Ed entra The Dark Lord, Geoff Tate (ex Queensrÿche), soprannome affibbiatogli da Eric Martin (Mr. Big).
Geoff Tate si cimenta nei due brani presenti nell’ultimo disco, Alchemy e Invincible. Tate è carismatico, non ha bisogno di fare nulla se non cantare, il suo sguardo, la sua presenza sono più che sufficienti per catturare tutta l’attenzione del pubblico.  E poi Moonglow, dove la terza corista, Ina Morgan sostituisce degnamente Candice Night, voce nel brano in studio.

Non può mancare il momento pop della serata, con la cover di Maniac, il brano reso celebre dal film cult degli anni Ottanta, Flashdance. Una cover quasi azzardata per una band dedita al power metal, ma dalle stesse parole di Sammet sulla singolare scelta, la risposta è “perché possiamo!”.

Perché gli Avantasia non hanno vincoli, non devono rispondere a nessuno, se non al loro pubblico, che li ama anche per la loro follia. E per un brano folle ci vuole un cantante ecclettico, che osa, come Eric Martin, non solo bravo ma anche simpatico, sempre disponibile tanto da prestarsi in un precedente show ad una performance pomeridiana in acustico in piazza (stiamo parlando di Villena, in Spagna, che ospita ogni anno un altro grande festival, il Leyendas del Rock che ha avuto gli Avantasia headliner ad inizio agosto).

Lo show prosegue con Lavender, quando sale sul palco Bob Catley, immortale voce degli inglesi Magnum, una band che avrebbe meritato molto più successo di quello che ha realmente avuto. Catley dall’alto della sua esperienza, settantuno anni, di cui quasi cinquanta sul palco, regala al pubblico una voce calda e di classe, cimentandosi anche in Mystery of a Blood Red Rose, in cui non ha una parte nella versione studio. Siamo oltre la metà dello show, di tre ore complessive, ora le voci si sono tutte presentate e il pubblico è totalmente partecipe. Si passa quindi dai duetti ai terzetti, con i brani più storici come Twisted Mind, Avantasia, The Promise Land, solo per citarne alcuni.

Verso il gran finale: risuonano le dolci note di Lost In Space, il brano protagonista della rinascita della band nel 2007 che scalò le classifiche tedesche. Farewell, Sign of The Cross e The Seven Angels sono i bis che chiudono lo spettacolo, sul palco non manca più nessuno. E l'Elfo Re non smette di salutare il suo pubblico, la sua Germania, piacevolmente stupito dalla presenza di fan provenienti dall’estero (c’è un gruppo di brasiliani in prima fila!). E ci siamo anche noi a testimoniare sempre che il metal ha un’unica bandiera, quella della musica che unisce. Sono le undici, ci si avvia verso gli shuttle gettando un ultimo sguardo al monastero che si erge imponente dietro al palco. Nella notte le navette attraversano il bosco e ci riportano a Giessen. E la magia è ancora nell’aria.

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