Il Trentino è luogo di magia: montagne scolpite contro il cielo, cascate, laghi e foreste da fiaba, e poi castelli, borghi e città dove cultura e bellezza compongono un indissolubile intreccio. Di questo mondo incantato sono paesaggio vivo e altrettanto spettacolare le colture, su tutte di melo e di vite. Ed è di quest’ultima, nella sua declinazione più raffinata, che parleremo.
Chi ha fatto la storia del Trentodoc
A fare la storia della spumantistica trentina, negli anni Ottanta interviene l’Istituto Agrario di San Michele all’Adige, oggi Fondazione Edmund Mach, che sviluppa le conoscenze tecniche vitivinicole ed enologiche applicate alla produzione delle bollicine di montagna, allora ancora poco diffuse in Trentino, e soprattutto promuove tra i viticoltori locali la consapevolezza della grande vocazione di quel territorio alla produzione di spumante di qualità.
Gli studi e i meriti della Fondazione spaziano in tutto il panorama agricolo, agroalimentare e ambientale, compresi importantissimi traguardi recentemente raggiunti nel campo dell’ittiocoltura. Ma il prof. Mach era, per vocazione, enologo, con spiccata predilezione per le tecniche di spumantizzazione. A quella scuola si sono formati produttori leggendari come i Ferrari, brand oggi della famiglia Lunelli. Grazie alla loro dedizione, nel 1993, il metodo classico di sperimentazione trentino ottiene, primo in Italia, il riconoscimento della D.O.C.
Un’eredità importante che i vignaioli di oggi mantengono viva con devozione, senza mai cedere all’omologazione. Se la tradizione è comune e fortemente rispettata, ogni cantina interpreta comunque il territorio attraverso una propria sensibilità espressiva. La denominazione attuale, contraddistinta dal marchio Trentodoc, viene ufficialmente battezzata nel 2007, a tutela e sostegno di una preziosa realtà che conta oggi 74 produttori.
Tra questi ci sono realtà giovani e dinamiche come Cantina Salìm, guidata da Pietro Bortolotti; Francesco De Vigili, che custodisce con visione contemporanea la storica cantina di Mezzolombardo; la freschezza di Cantina Moncalisse, fondata nel 2016 dalle sorelle Julia e Karoline Walch, fino all’approccio moderno di Cantina Moser, azienda radicata nella tradizione contadina della Valle di Cembra. A loro si affiancano pilastri dell’eccellenza come Cesarini Sforza, maison che fin dalle origini seleziona i cru più vocati di Chardonnay e Pinot nero e che, attraverso progetti pilota condotti con i conferitori, progetta spumanti destinati a lunghissimi affinamenti.
Numeri e caratteristiche del Trentodoc
I vitigni di Chardonnay e Pinot nero, con più contenute presenze dei Pinot bianco e meunier, destinati alla produzione Trentodoc, giungono ormai a sfidare la soglia dei 700-800 metri di quota, occupando quasi il 14% della complessiva superficie vitata trentina, e continuano a stupire e sedurre gli estimatori con la loro sapidità, le sfumature minerali, le inconfondibili note di crosta di pane che hanno reso internazionalmente celebre l’iconico «Giulio Ferrari Riserva del Fondatore».
E si tratta, per le sole uve dedicate al metodo classico, di ben 1300 ha di vigneti. Perdersi fra cantine e filari, filari e cantine, in una infinita cornice di monti, è una riambientata Odissea esperienziale, un’avventura di gusto nel gusto da mettere assolutamente in calendario. Se il Trentino è una perla, il Trentodoc ne è il perlage: finissimo, intrigante, imperdibile.
