Ventidue tiri di cui dieci nello specchio della porta per partorire il tapolino di un gol e colpire una traversa. La Juventus a Cagliari è tornata a recitare la parte della Juventus di Spalletti, spartito che un anno fa in Sardegna cosò addirittura la sconfitta e che alla fine ha bruciato le speranze di qualificazione Champions League dei bianconeri. Possesso palla, invasione della metà campo avversaria, cross a manciate e tentativi di finalizzazione per non arrivare quasi a nulla. Un problema che la Juventus si trascina dalla scorsa stagione, ma che ora non può trovare le stesse giustificazioni di inverno e primavera.
Un anno fa il problema era l’assenza di Vlahovic, infortunato. Oggi l’attaccante c’è, è stato pagato 50 milioni di euro ed è stato inseguito a lungo con il consenso dello stesso Spalletti. Dunque, non ci sono alibi o spiegazioni e quando il tecnico toscano descrive il francese come un attaccante forte, ma che deve giocare diversamente da quelle che sono le sue caratteristiche, in realtà pronuncia un atto d’accusa verso se stesso e i suoi dirigenti.
A Cagliari Kolo Muani ha fatto gol (il primo dall’inizio dell’anno in campionato), colpito una traversa che sembra più un errore che una prodezza, toccato una gran quantità di palloni nell’area avversaria e concluso male. Addirittura in un’occasione ha preferito fare velo e lasciare palla (sbagliando) al compagno piuttosto che tentare una finalizzazione che sembrava abbastanza comoda. Questione di istinti che se non li hai, nessuno te li può dare.
Come uscire dallo stallo? Detto che Kolo Muani non può cambiare il suo modo di essere, al massimo cercare di adattarlo alle necessità della squadra, la sensazione è che Spalletti debba metterci qualcosa di suo. A tratti le cose sono migliorate quando ha schierato Woltemade contemporaneamente al francese, raddoppiando la forza d’urto e riempendo meglio l’area avversaria. Il modulo a due punte, però, nasconde insidie perché la Juventus è stata costruita per dare il meglio di sé sugli esterni che sarebbero sovrabbondanti giocando a due davanti.
Il compito, insomma, non è semplice: smontare e rimontare progetto e squadra facendo i conti anche con gli infortuni. Il tempo comincia a venire meno, anche perché non si può dimenticare che Spalletti non allena la Juventus da ieri, ma ormai da un anno e ha alle spalle la fallita volata Champions League dello scorso maggio. Ecco perché il nervosismo a Cagliari e alcune frasi sulle sue prospettive sono comprensibili.
