Il grande Walt Disney ebbe a sottolineare: «È divertente riuscire a fare ciò che sembrava impossibile». Parole che si adattano perfettamente alla filosofia esecutiva e creativa di Patek Philippe. Il divertimento cela la molla della passione, della partecipazione e, in tal senso, il Presidente della Maison, Thierry Stern, aggiunge: «Da oltre 185 anni, Patek ha affrontato dei rischi, consapevole degli standard al top assoluto che si è sempre prefissa. Il mio obiettivo e quello della Casa è quello di produrre i più raffinati modelli “artigianali” al mondo e sono disposto a lavorare ed investire fino al raggiungimento del risultato pianificato».
Piuttosto chiaro, sembrerebbe. Ma per coloro che non ne fossero pienamente convinti, suggeriamo di destinare qualche ora alla visita della mostra itinerante di Patek Philippe, «Watch Art – Grand Exhibition Milano 2026», in corso nella capitale lombarda dal 2 ottobre e aperta fino al 18 prossimo.
La «Watch Art – Grand Exhibition Milano 2026»
Si tratta della settima edizione di un progetto espositivo aperto al pubblico e gratuito, che la Maison ginevrina ha cominciato nel 2012 a Dubai (2013 a Monaco di Baviera, 2015 a Londra, 2017 a New York, 2019 a Singapore, 2023 a Tokyo), al fine di veicolare e trasmettere i molteplici aspetti dell’Alta Orologeria intesa come arte purissima: un viaggio emozionale non limitato alla propria storia e tradizione, ma esteso al percorso compiuto dal segnatempo lungo i secoli.
Ospitata da City Oval, edificio noto storicamente come Palazzo delle Scintille, situato nel quadrante ovest di Milano, connotato dalla sua cupola ovale alta circa 30 metri, nel quartiere CityLife (Piazza Sei Febbraio), è da considerarsi, con la sua composita scenografia distribuita su 2.900 metri quadri, la più grande mostra mai organizzata da Patek Philippe.
Un evento del quale l’Italia deve andare fiera ed orgogliosa, scelta dal Presidente Thierry Stern, perché costituisce un mercato, da sempre, centrale per la Maison, pronto a comprendere la tradizione nell’innovazione espressa dalla Casa fin dalla sua fondazione, e poiché diversi orologi, tra i primi prodotti da Patek, sono stati acquistati da clienti italiani.
All’origine di Patek Philippe e degli orologi di lusso
Nei succitati sei eventi precedenti sono stati complessivamente 225.000 i visitatori, e molto alte sono le aspettative sulla capacità di Milano di attrarre un elevatissimo numero di appassionati negli ambienti illuminati dall’accattivante riproduzione, nell’Atrium, del celebre «Jet d’Eau», dal 1891 simbolo della città, sul Lago di Ginevra, alto 9 metri e largo 4,5 metri, composto da ben 2.026 gocce di cristallo, centro di un’atmosfera che richiama inequivocabilmente l’aria ed il savoir-faire che si respira nei vecchi e nuovi «cabinet» della città di Calvino.
L’avventura, iniziata nel 1839 da Antoine Norbert de Patek con Franciszek Czapek, proseguita «in segreto», dopo la conclusione del contratto con quest’ultimo, dal 1 maggio 1845, con l’orologiaio francese Jean Adrien Philippe, fresco della sua rivoluzionaria invenzione della carica sans clé – il 1° gennaio 1851, la ragione sociale divenne ufficialmente «Patek, Philippe & Cie» -, e condotta, a partire dal 1932, dalla famiglia Stern (Charles e Jean Stern erano titolari della fabbrica di quadranti «Stern Frères»), dal 2009, con Thierry, giunta alla quarta generazione alla guida dell’azienda, è raccontata attraverso 15 sale e 500 segnatempo esposti, artigiani all’opera sulle tecniche d’intarsio/guillochage/smalto cloisonné/pittura miniata su smalto/incastonatura, orologiai a disposizione per analizzare i meccanismi, ambienti per ascoltare l’acustica delle suonerie, affissione di gran parte degli oltre 200 brevetti ottenuti dalla Casa, oltre che la puntuale illustrazione di un percorso storico costruito su capolavori, intuizioni, costante aggiornamento della manifattura, il lungimirante lavoro della famiglia Stern, attenzione all’universo femminile (non manca, evidentemente, il primo orologio da polso svizzero, con carica a chiave, realizzato nel 1868 per la contessa Koscowitz d’Ungheria), sensibilità per l‘avanguardia tecnologica con la divisione Advanced Research all’inizio degli anni 2000.
Il re degli orologi di lusso
Insomma, come affermò Edward Dent, responsabile tecnico del Big Ben, durante la Great Exhibition di Londra, nel 1851, osservando lo stand Patek Philippe: «Patek, lei è il re degli orologiai».
O, ancora, nell’universo dell’Alta Orologeria, vi sono molti straordinari attori, poi, c’è Patek Philippe. Dunque, tra i suddetti segnatempo esposti troviamo, provenienti dal Patek Philippe Museum, 35 pezzi della collezione antica (fino al 1548, comprensivi di automi, cronometri da marina e pendenti dipinti a smalto) e 49 modelli della collezione Patek (tra cui, i pluricomplicati da tasca, come il Duca Di Regla del 1909, il Packard del 1927, il Graves del 1933, la prima ripetizione a 5 minuti da polso per signora del 1916, il Chronometro Gondolo su cassa tonneau del 1920, i primi cronografi da polso Patek – sdoppiante e monopulsante – del 1923 e 1924, il Calibro 89 con le sue 33 complicazioni).
Ecco, poi, il tasca di papa Pio IX del 1866, il crono rattrapante di Duke Ellington, il pendente senza coperchio della Regina Vittoria, i 152 modelli della collezione corrente, i 3 supercomplicati (tra cui lo Star Caliber 2000), le 21 versioni con suoneria (compreso il Grandmaster Chime). Immancabili i superlativi motori: 53 movimenti esposti su vetrine rotanti e i 64 meccanismi collocati su vetrine interattive.
Il ruolo di Patek Philippe nel mercato italiano
Infine, Patek Philippe ha lavorato duramente per onorare il mercato italiano, con prodotti esclusivi, in primo luogo con sette edizioni limitate (un innovativo cronografo con calendario perpetuo istantaneo, tre Calatrava con quadranti che richiamano la bandiera italiana, tra ripetizione minuti e calendario perpetuo, un Aquanaut sportivo con dettagli in rosso e due Ripetizione Minuti Ora Universale con quadrante ad interpretare il centro della città di giorno e di notte in smalto cloisonné) e 25 pezzi d’Alto Artigianato (tasca, polso e pendolette), raffiguranti scorci dell’Italia, da Nord a Sud, tra Toscana, Venezia, Costiera Amalfitana, Capri, Napoli, Sicilia e icone della nostra storia come la Cinquecento.
Concludiamo sottolineando che, per l’occasione, Patek Philippe ha voluto lanciare la nuova linea femminile Gondolo Ladies First, che ritorna, proponendo la cassa coussin e vestendola di diamanti, su un concept di forma proposto per la prima volta dalla Maison all’inizio del 1900 con il Chronometro Gondolo.



























