La casa patriarcale risale al 1500. L’arco di tufo con lo stemma araldico all’ingresso non rappresenta soltanto un elemento architettonico: è il primo capitolo di una storia che attraversa quattro generazioni. Farina Wines nasce nei primi anni del Novecento, quando la famiglia trasforma progressivamente il proprio fondo agricolo, destinato a cereali, olivi e ciliegi, in una realtà dedicata esclusivamente alla viticoltura.
La svolta decisiva avviene nel 1968, anno in cui viene ufficializzato il riconoscimento della Doc «Valpolicella». I cugini Remo, Sandro e Piero Farina colgono l’acino al balzo: riducono le rese, selezionano i vitigni in posizioni particolarmente vocate e stringono collaborazioni con i vignaioli della zona per approvvigionarsi di uve di straordinaria qualità.
Elena e Claudio: la quarta generazione al timone
Dagli anni 2000, l’azienda è guidata dai cugini Elena e Claudio Farina, quarta generazione di famiglia. La loro scelta non è stata quella di conservare semplicemente l’eredità ricevuta, ma di metterla in discussione e aggiornarla continuamente. «L’innovazione è la riscoperta della tradizione che evolve», è la loro sintesi, che richiama, non casualmente, Oscar Wilde.
A testimonianza di questa evoluzione, la cantina si è ampliata e il team enologico è molto giovane, guidato dall’enologo Andrea Zerman. Eppure, al tempo stesso, il cuore produttivo mantiene la barricaia storica, dove le grandi botti di rovere di Slavonia continuano a ospitare la maturazione dei vini rossi della tradizione.
L’innovazione come bussola per Farine Wines
Nell’ultimo decennio, Farina Wines ha avviato una collaborazione strutturata con la Facoltà di Enologia dell’Università di Verona. L’oggetto di studio è il ruolo dell’ossigeno nella vinificazione e il suo impatto sul vino finito. I risultati ottenuti sono particolarmente interessanti: l’apporto controllato di ossigeno in fase di macerazione fermentativa consente infatti di ridurre il contenuto di anidride solforosa nel vino finito di circa il 20 per cento.
Da questa ricerca, è nata poi una seconda fase di investimento. In cantina sono stati introdotti nove tini in cemento grezzo da 75 ettolitri, i cosiddetti «Tulip», e 30 vasi in gres ceramico. Per due anni, Farina Wines ha condotto analisi comparative sull’evoluzione dei vini in questi materiali diversi, costruendo una mappatura estremamente precisa delle potenzialità di ciascun contenitore rispetto ai propri vini.
L’impronta ecologica di Farina Wines
Sul fronte della sostenibilità, dal 2024 l’intero fabbisogno energetico dell’azienda è coperto dall’impianto fotovoltaico installato sul tetto. In vigna non viene praticato il diserbo chimico, e si adotta il sistema di potatura «Simonit & Sirch» per prolungare la salute delle viti. Si segue inoltre una filosofia di «viticoltura intelligente» volta specificamente a limitare l’accumulo di metalli pesanti nel suolo.
Anche l’imbottigliamento è cambiato. Per quasi tutta la gamma, tranne l’Amarone, Farina ha adottato i tappi «Select green» di Nomacorc: 100 per cento riciclabili e realizzati con materiali naturali derivati dalla canna da zucchero. Con un’impronta di carbonio netta pari a zero.
Ad oggi, i vigneti coprono 90 ettari: 10 di proprietà della famiglia e 80 lavorati da 30 conferitori storici della Valpolicella Classica, tutti nelle valli di San Pietro in Cariano, Sant’Ambrogio, Negrar, Marano e Fumane, tra i 150 e i 350 metri di altitudine.
Le novità della Linea Remo Farina
Certi vini nascono prima ancora di entrare in vigneto. È il caso della Linea Remo Farina, tre etichette dedicate al padre di Elena, terza generazione insieme ai cugini Sandro e Piero: un omaggio simbolo di un’identità produttiva precisa.
Il più rappresentativo è forse il Montefante Amarone della Valpolicella DOCG Classico Riserva, che nasce nel 1997 da un’intuizione dello stesso Remo: dalle uve in esubero, un appassimento più lungo del consueto. Da quella sperimentazione è sgorgato il vino più premiato di Farina Wines, riconoscibile grazie ai profumi complessi e alla struttura vigorosa che ne ha decretato il successo sui mercati internazionali.
Il Montecorna Valpolicella Ripasso DOC Classico Superiore viene invece dall’omonimo vigneto sul Monte Masua, una zona particolarmente vocata. Qui, le vigne hanno circa 40 anni e l’età si percepisce (in senso positivo): il vino ha profondità e una cifra stilistica ben definita, con il frutto ricco e intenso che dialoga con una nota speziata persistente.
A completare la linea, il Corte Conti Cavalli Rosso Veronese IGT porta con sé la storia della dimora patriarcale del XVI secolo in cui la famiglia risiede. Il nome omaggia i Conti Cavalli, legati alla corte degli Scaligeri, che abitarono quella residenza. La Corvina leggermente appassita, con il tocco di Merlot, offre un vino morbido, rotondo, dai profumi floreali e fruttati e un finale speziato. Tre vini diversi per struttura e denominazione, uniti da un filo rosso (come il vino): raccontare la Valpolicella attraverso chi la vive da oltre un secolo.


