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Sister Act torna a Milano, Chiara Noschese: «È una bomba. In un mondo chiuso, ci insegna a riaprire il cuore»

Sister Act torna a Milano, Chiara Noschese: «È una bomba. In un mondo chiuso, ci insegna a riaprire il cuore»

Dall’8 ottobre al Teatro Nazionale Italiana Assicurazioni, la storia di Deloris Van Cartier torna in scena. La regista presenta lo spettacolo e le sue protagoniste: «Loro due sono diventate come sorelle»

Oltre 80.000 spettatori lo avevano applaudito nel 2022. Ora Sister Act torna a Milano per una nuova lunga tenitura. Tratto dal film del 1992 con Whoopi Goldberg, il musical debutta al Teatro Nazionale Italiana Assicurazioni, tra scenografie d’impatto e una colonna sonora che attraversa soul, funk, disco, pop e gospel. Una storia che continua a divertire ed emozionare il pubblico, mettendo al centro il valore dell’amicizia. A guidare il ritorno sul palco è la regista Chiara Noschese, che ha raccontato a Panorama questo nuovo appuntamento con Sister Act.

Sister Act torna a Milano, Chiara Noschese: «È una bomba. In un mondo chiuso, ci insegna a riaprire il cuore»

Che cosa ci dobbiamo aspettare dal musical? 

«È una bomba. Ha tutto quello che si può desiderare: ricchezza nell’allestimento, scenografie gigantesche, costumi pazzeschi, tanto talento e dei performer tra i migliori che ci siano nel panorama, oltre a canzoni meravigliose. È uno dei musical più belli che io abbia mai diretto».

Rispetto al 2022 c’è qualcosa che ha scelto di affrontare in modo nuovo?

«Sì, avendo persone del cast diverse, ognuno porta la sua energia. Quindi ho cercato di adattarmi e ascoltare chi avevo davanti. È stato uno scambio che poi è andato a finire con un arricchimento inevitabile. È quasi una versione nuova di zecca».

Perché è una storia che appassiona tanto?

«Credo ci sia il bisogno di vedere qualcosa che faccia staccare con la vita reale di tutti i giorni, portandoti in un mondo speciale. È una storia dove si ride, si ascoltano voci pazzesche e si assiste a qualcosa a cui tutti noi vorremmo assomigliare. E poi è una macchina perfetta, quindi il pubblico sa che cosa troverà. La famosa evasione non è altro che perdersi in qualcosa che faccia ridere e piangere allo stesso tempo, e anche un po’ pensare».

C’è un tema, tra quelli affrontati in Sister Act, che sente particolarmente attuale oggi?

«Più che attualità, Sister Act va contro l’attualità. Il mondo che ci circonda è per alcuni versi preoccupante. Sister Act parla di valori antichi che dovrebbero essere ancora più vivi in questo momento storico, invece purtroppo a volte non è così.  La protagonista è una donna che all’inizio ha in testa tante stupidaggini, vorrebbe una vita fatta di lustrini e paillettes. E scoprirà con il tempo, entrando in convento e vivendo con le suore, l’appartenenza e la sorellanza. In un momento in cui si fa di tutto per apparire sui social al meglio o diventare famosi nel giro di un secondo, è importante ascoltare i valori di Sister Act e il percorso di Deloris».

Parlando del cast, Deloris Van Cartier è interpretata da Gloria Enchill, già protagonista nel 2022, e da Speranza Tesoro, giovane artista che affronta questo ruolo per la prima volta. Come cambia il suo lavoro di regista nei due casi?

«Il lavoro è stato completamente diverso: con Gloria, avendoci già lavorato nel 2022, il percorso è stato raffinato. Con Speranza, essendo una neofita, sono partita da zero. Ho cercato di essere una guida per lei in questo strano mondo che non conosceva.  È passata attraverso lo spavento, l’ilarità, poi l’amicizia con tutti quanti. L’abbiamo protetta, l’abbiamo accompagnata. Loro due sono diventate come sorelle. Gloria è stata una guida per lei. Mi ha detto: “È come rivedere me stessa di anni fa” e le è stata vicina in maniera esemplare. È un po’ come Sister Act: ci insegna questo». 

Quanto è importante per lei dare spazio alle nuove generazioni di attori e accompagnarli nella crescita?

«Credo sia la mia vocazione: per me aiutare a portare al debutto i giovani è un privilegio. È un’enorme soddisfazione, ma non c’entra l’ego, è proprio il fatto di essere una guida. Io credo molto nei giovani: secondo me sono molto meglio adesso di un tempo. Per loro poi la strada è molto difficile perché hanno mille sollecitazioni. Ed essere la guida di una generazione Z è un cammino molto arricchente per me».

Tornando a Sister Act, c’è una scena che continua a emozionarla particolarmente?

«Alla fine dello spettacolo, quando Deloris guarda in faccia il cattivo che la vuole uccidere e le suore si mettono tra lei e la pistola e lei canta “le mie sorelle accanto a me”. Vicino a Deloris ci sono tutte le sorelle, da quelle giovanissime alle anziane, ma sono tutte una donna sola. È proprio una questione umana. È un musical umano. In un mondo dove tutti si fanno gli affari propri, qui si tratta della vita: ci sono donne che darebbero la vita per lei».

Che cosa vorrebbe che il pubblico portasse con sé una volta finito lo spettacolo?

«Che c’è sempre speranza per riattivare il cuore, la curiosità, la voglia di cambiare. Che vale la pena tentare anche se ti mancano pochi anni da vivere o se hai tutta la vita davanti. È quello che mi piacerebbe che la gente portasse con sé, oltre al puro e semplice intrattenimento. Siamo tutti un po’ con il cervello e il cuore chiusi. E infatti c’è una canzone in Sister Act che si chiama “Apri il cuore”: il cuore a volte è serrato a doppia mandata per la paura di perdersi e di perdere quel poco che si ha. Quello che racconta questo spettacolo è che bisognerebbe stare sempre in evoluzione e non averne paura».

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