Il World Cancer Day, celebrato il 4 febbraio 2026, è un appuntamento globale promosso dall’Union for International Cancer Control (UICC) e sostenuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per sensibilizzare cittadini e istituzioni sulla lotta ai tumori e sull’importanza di strategie di prevenzione, diagnosi precoce e terapie efficaci. La Giornata di quest’anno, con lo slogan #UnitedByUnique, mette in luce non solo la dimensione clinica della malattia, ma anche l’esperienza umana di chi convive con un tumore, con bisogni e sfide che variano da individuo a individuo. La persona al centro, e non la sua malattia.
Tumori in calo in Italia: prevenzione efficace soprattutto tra gli uomini
Il World Cancer Day 2026 fotografa un’Italia in parziale miglioramento sul fronte oncologico. L’incidenza complessiva dei tumori è diminuita del 2,6% rispetto al 2022, un risultato migliore della media europea (-1,7%). Il calo riguarda in modo particolare la popolazione maschile e i tumori correlati al fumo, con una riduzione media di circa l’1% all’anno per il tumore del polmone. Il trend riflette l’impatto positivo delle politiche anti-tabacco, della promozione di stili di vita sani e di programmi di prevenzione sempre più strutturati. Un’altra buona notizia: a crescere in modo significativo è il numero delle persone che vivono dopo una diagnosi oncologica: quasi 3 milioni e 700 mila cittadini, pari al 6,2% della popolazione, con circa un milione di persone considerate completamente guarite. Un risultato che riflette i progressi della ricerca, delle terapie e dell’organizzazione dei percorsi di cura. Inoltre, la mortalità oncologica è diminuita del 9% negli ultimi dieci anni, portando anche la sopravvivenza, nel nostro Paese, a livelli superiori alla media europea. Aumenta anche l’adesione agli screening per la diagnosi precoce, un passaggio cruciale per intercettare la malattia nelle fasi iniziali e migliorare ulteriormente le prospettive di cura. Anche in Europa si osserva una tendenza simile, seppur con forti differenze tra Paesi: dove la prevenzione primaria e gli screening sono consolidati, l’incidenza diminuisce più rapidamente, mentre persistono criticità in Stati con politiche meno efficaci.
Donne e Sud Italia: le disuguaglianze che frenano i progressi oncologici
Accanto ai segnali positivi, restano divari di genere e territoriali che rendono il quadro ancora complesso. Tra le donne, la riduzione dell’incidenza oncologica è meno evidente e in alcune aree rimane elevata, anche a causa di una diffusione più tardiva del fumo e di un accesso non omogeneo agli screening: il divario persiste e richiede strategie di prevenzione mirate. Sul piano geografico, il Nord continua a registrare risultati migliori, mentre il Sud mostra ritardi significativi, nonostante i progressi degli ultimi anni grazie a una programmazione sanitaria più attenta e all’uso sistematico dei dati epidemiologici. La mortalità oncologica è in calo, ma il cancro resta una “malattia delle disuguaglianze”, come riconoscono le istituzioni europee, che attraverso strumenti come l’European Cancer Inequalities Registry puntano a monitorare e ridurre le differenze nell’accesso alla prevenzione e alle cure.
Medicina di precisione e nuove terapie
La ricerca oncologica sta puntando con decisione verso cure sempre più personalizzate, al centro di una trasformazione che negli ultimi dieci anni ha cambiato profondamente l’approccio al cancro. L’oncologia di precisione rappresenta oggi una delle frontiere più promettenti: le cosiddette terapie a bersaglio molecolare e i trattamenti mirati non agiscono più in modo indiscriminato, ma sono progettati per colpire in modo selettivo le alterazioni genetiche specifiche della neoplasia. Questo consente interventi più efficaci e, allo stesso tempo, una riduzione degli effetti collaterali, perché il farmaco agisce prevalentemente sulle cellule tumorali risparmiando quelle sane. Sempre più spesso la scelta della terapia non dipende solo dall’organo colpito, ma dal profilo molecolare del tumore, individuato attraverso analisi genetiche avanzate. Mutazioni e alterazioni del DNA diventano così elementi decisivi per definire il trattamento più adatto e aumentare le probabilità di risposta. La personalizzazione, però, non riguarda solo il tumore: l’evoluzione delle cure oncologiche tiene conto anche della persona nel suo insieme, integrando gli aspetti clinici con quelli psicologici e sociali. Un approccio globale che può migliorare l’aderenza alle terapie, gli esiti clinici e, nel lungo periodo, contribuire anche a una gestione più sostenibile dei costi per il sistema sanitario, sempre più sollecitato dall’aumento dei pazienti e dall’innovazione terapeutica.
Come fare prevenzione nella vita quotidiana
Intervenendo sui principali determinanti evitabili del rischio oncologico, dai comportamenti quotidiani alle infezioni note per favorire lo sviluppo dei tumori, fino a quattro diagnosi su dieci potrebbero non verificarsi. A confermarlo è una recente valutazione internazionale condotta dall’Organizzazione mondiale della sanità insieme all’agenzia specializzata per la ricerca sul cancro, diffusa proprio alla vigilia di questo World Cancer Day 2026. L’analisi prende in esame 30 fattori prevenibili, tra cui fumo, consumo di alcol, eccesso ponderale, sedentarietà, esposizione all’inquinamento atmosferico e ai raggi ultravioletti, oltre a nove infezioni a potenziale oncogeno. Il risultato è chiaro: il 37% dei tumori diagnosticati nel 2022, pari a circa 7,1 milioni di casi, è riconducibile a cause su cui è possibile intervenire.
L’approfondimento, basato su dati provenienti da 185 Paesi e relativo a 36 diverse neoplasie, individua nel tabacco il fattore di rischio più rilevante, responsabile di circa un caso su sei. Seguono le infezioni, che incidono per il 10%, e il consumo di alcol, che contribuisce per circa il 3%. I tumori di polmone, stomaco e cervice uterina concentrano quasi la metà delle diagnosi prevenibili: il primo è strettamente legato al fumo e all’inquinamento dell’aria, il secondo all’infezione da Helicobacter pylori, mentre il carcinoma del collo dell’utero è fortemente associato al Papilloma virus umano (HPV). Nel complesso, l’analisi evidenzia come una quota rilevante del rischio oncologico derivi da esposizioni e condizioni modificabili, rafforzando il ruolo centrale di prevenzione, vaccinazioni e politiche sanitarie mirate nel ridurre in modo significativo il peso globale del cancro.
