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Vannacci lascia la Lega e rompe con Salvini: nasce Futuro nazionale

Vannacci lascia la Lega e rompe con Salvini: nasce Futuro nazionale

L’addio di Vannacci alla Lega segna la rottura con Salvini e accelera la nascita di Futuro nazionale, aprendo nuove tensioni nel centrodestra

L’addio arriva prima del previsto. Roberto Vannacci lascia la Lega e dice basta «ai linguaggi moderati». Lo spirito da funerale era nell’aria, ma si pensava fosse presto per la dipartita. E, invece, a meno di una settimana dal lancio di Futuro nazionale, l’ex generale se ne va. «Ti voglio bene, ma la mia strada è un’altra», il messaggio laconico a Matteo Salvini. «Chi mi ama, mi segua. Il mio impegno, da sempre, è quello di cambiare l’Italia», scrive su X, pubblicando il manifesto politico. «Farla tornare un Paese sovrano, sicuro, libero, sviluppato, prospero ed esclusivo», prosegue. 

Un messaggio pubblicato proprio nel giorno del consiglio federale della Lega, indetto da Salvini nella storica sede milanese di via Bellerio. In quanto vicesegretario, ovviamente era stato invitato anche Vannacci, che però ha disertato l’incontro, rimanendo chiuso nel suo ufficio a Bruxelles, lanciando così un messaggio a Salvini, che risponde amareggiato. Lunedì sera, Salvini e Vannacci si erano incontrati a Roma e avevano discusso a lungo. Salvini avrebbe imposto a Vannacci un aut aut. O dentro o fuori. «Niente urla o scenate. Tutto è avvenuto con grande calma e serenità», giurano. 

«Non sono arrabbiato, sono deluso. La Lega lo aveva accolto quando aveva tutti contro ed era rimasto solo», commenta su X. «Gli abbiamo offerto l’opportunità di essere candidato con noi in ogni collegio alle Europee, io come tanti altri leghisti l’ho votato e fatto votare, lo abbiamo proposto come vicepresidente dei Patrioti in Europa, lo abbiamo nominato vicesegretario del nostro partito. Volevamo fare un lungo cammino insieme, condividere battaglie, costruire. In questi mesi, invece, abbiamo vissuto polemiche, problemi, tensioni, simboli di possibili nuovi partiti e associazioni, attacchi a chi la Lega la vive e la ama da anni. Peccato». Salvini prosegue: «Siamo abituati a pensare che parole come onore, disciplina e lealtà abbiano un significato preciso, specie per chi ha indossato una divisa. Dispiace umanamente prima ancora che politicamente, ma andiamo avanti tranquilli per la nostra strada. Gli uomini passano, le idee restano». In serata, a Cinque minuti, ospite di Bruno Vespa su Rai 1 sgombra il campo da possibili alleanze in futuro e ribadisce: «Sono abituato a dare valore alla parola data, non mi abituo al fatto che la poltrona valga più della fiducia, della lealtà e dell’onore. C’è il dispiacere perché tanti italiani, compreso io, lo abbiano votato. E poi ci si domanda perché la gente non vada a votare, ma l’Italia andrà avanti lo stesso.  Renzi dice che è felicissimo per cui lascio giudicare voi».

Ad ogni modo, nessuna espulsione. Ma una separazione «consensuale». «Dovrà però essere lui a formalizzare l’addio», aggiungono dalla Lega, postando su X «La storia si ripete», facendo riferimento a Futuro e libertà di Gianfranco Fini. Adesso i salviniani si aspettano che si dimetta anche da europarlamentare, dato che ci è diventato con i voti della Lega. Intanto, a Bruxelles, il gruppo dei Patrioti ha votato all’unanimità l’espulsione di Vannacci, rassicurando che «la Lega resta un partito partner a pieno titolo».

Anche Casapound ha preso le distanze dal nuovo soggetto politico, scrivendo in una nota che non farà parte di Futuro nazionale dove, invece, Vannacci imbarca  Sylvie Lubamba, fondatrice del team Vannacci di Milano: «Decolleremo o affonderemo insieme, sono il suo fedelissimo araldo». E come lei il «barone nero» Roberto Jonghi Lavarini: «Ora la battaglia più importante è quella sacrosanta della remigrazione. La maggioranza del popolo italiano lo seguirà». Ad aiutare l’ex generale c’è un altro leghista, da tempo fuori dal Carroccio, Mario Borghezio, uno che a modo suo ha anticipato i tempi: rappresentava l’estrema destra dentro la Lega Nord, che formalmente si definiva «né di destra né di sinistra». Poi ci sono i fedelissimi, piazzati nei consigli regionali: Massimiliano Simoni in Toscana e Stefano Valdegamberi in Veneto, oltre a Cristiano Romani, a capo dell’associazione Mondo al contrario. In Parlamento lo appoggeranno Edoardo Ziello (Lega), probabilmente l’ex fratello d’Italia Emanuele Pozzolo (espulso perché nella notte di Capodanno del 2024 impugnava un revolver da cui partì un colpo che ferì una persona) e anche Domenico Furgiuele, il leghista che voleva fare la conferenza stampa alla Camera sulla remigrazione. E poi Rossano Sasso, altro leghista che il 15 gennaio votò, insieme a Ziello e Furgiuele, contro le armi a Kiev, bocciando la risoluzione unitaria di maggioranza.

Nei giorni scorsi i malumori nei confronti di Vannacci erano aumentati. Il lancio del suo nuovo movimento aveva aperto spaccature ancor più profonde, specie nell’ala moderata del partito capeggiata da Luca Zaia che, insieme ad Attilio Fontana e a Massimiliano Fedriga, rispettivamente presidenti di Lombardia e Friuli-Venezia Giulia, chiedeva da tempo l’espulsione, insofferenti.

Vannacci, candidato dalla Lega come indipendente alle Europee 2024, aveva poi ottenuto la tessera dalle mani di Salvini nell’aprile 2025 e nominato vicesegretario un mese dopo. Un matrimonio d’interessi che ha retto appena un anno e mezzo. Sulla possibile fuoriuscita dell’ex generale, Salvini diceva appena quattro giorni fa: «Non esiste problema. Ci vediamo con calma, chiariamo tutto». Concludendo che nel Carroccio «c’è spazio per sensibilità diverse». Evidentemente, però, queste sensibilità si sono rivelate un po’ troppo diverse.

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